L’importanza delle tradizioni

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Martedì scorso, nonostante quest’anno sia passato un poco in sordina, è stato l’ultimo giorno di Carnevale. Denominato Martedì Grasso, da sempre viene festeggiato per essere l’ultima occasione per mangiare “carne” prima della Quaresima (da qui il termine Carnevale: carnem levare)

Anni fa, quando ancora vivevo con mio nonno, un uomo burbero che amava vivere seguendo il ritmo delle stagioni e con una forte connessione con la ciclicità che la Natura donava agli uomini attraverso i prodotti stagionali e le tradizioni popolari, non c’era Martedì Grasso in cui lui non mi chiedesse di tornare a casa in tempo per il pranzo. Nella nostra routine, lui pensava a cucinare, ma solitamente non si preoccupava mai di mangiare da solo se io ero fuori per studio o per lavoro… tranne a Martedì Grasso.

L’ultimo giorno di Carnevale era per lui un’occasione importante da festeggiare. Gnocchi col sugo di carne, Agnello alla brace o al “coppo” con le patate e rosmarino… vino e caffè. Per lui che i dolci erano solitamente “banditi”, il giorno di Martedì Grasso era una di quelle eccezioni che gli facevano gustare il pasticcino al cioccolato fondente, la cicerchiata, la frappa.

Mi sembra ancora oggi di ricordare il profumo che annusavo ogni volta che varcavo la soglia della cucina in quella giornata. …e con un pizzico di nostalgia, oggi che lui non c’è più, ripenso a quei momenti di intimità, di condivisione, di scambio silenzioso intorno ad una tavola preparata con amore, intenzione, dedizione, totalità… e in occasione del Martedì Grasso prendermi un momento tutto per me per preparare quei piatti, quel pranzo (o quella cena), mi mette in connessione con una parte di me, con le mie radici, con il mio passato: importante parte del mio presente, con Lui e con ciò che è significato per me e per la mia crescita.

“tra-di-zió-ne”: il suo significato sarebbe: passaggio di un patrimonio culturale attraverso il tempo e le generazioni. L’etimologia del termine, dal latino: tradere, composto da tra- oltre e dare consegnare, Trasmettere oltre, ci dice molto sul significato “energetico” di questo termine.

La tradizione, infatti, non è soltanto il gesto, l’usanza che ognuno di noi tramanda ai propri figli o eredita dai propri genitori, ma è qualcosa di molto più complesso. Tramandando ai nostri posteri qualcosa stiamo infatti effettuando una “scelta” su ciò che per noi è funzionale, arricchente, “buono”… e su ciò che invece non lo è più. Attraverso una selezione di ciò che abbiamo vissuto, appreso, osservato… ognuno di noi durante lo sviluppo abbandona qualcosa, lascia andare qualcos’altro e fa suoi alcuni rituali, determinate abitudini familiari.

Questo fenomeno così “naturale” e inconsapevole, che le persone compiono, ha in realtà un’origine molto profonda che nel corso della vita delle persone caratterizza determinati passaggi: ogni individuo ricordandosi di alcuni momenti vissuti nell’infanzia, durante l’adolescenza… ricontatterà le proprie radici, le proprie basi, le origini, le fondamenta.

E perché mai oggi è tanto importante riportare l’attenzione sulle tradizioni e sull’importanza che queste hanno? Perché sono sempre meno. In una società sempre più frenetica, sempre più proiettata verso l’esterno, sempre meno paziente, sempre meno portata a seguire i ritmi della stagionalità, della Natura… le persone, le famiglie… hanno, soprattutto nelle grandi città, perduto il contatto con la loro essenza, con ciò che loro sono e con il principio da cui tutto ha avuto inizio.

Quando si è troppo focalizzati sul futuro, sul domani, si perde di vista l’oggi, il presente, il qui ed ora… ed ancora meno si fa riferimento al passato: a quel punto da cui si è partiti e che ci permette di prendere le misure sulla strada percorsa.

Se nel tuo nucleo familiare senti di non avere delle tradizioni o di non averle rafforzate, ricordati che sei sempre in tempo per ripensare a tutti quei riti che hai vissuto da bambino e che ti piacerebbe conservare… così come non sarà mai troppo tardi per inventarsene delle nuove. Non occorre pensare sempre a qualcosa di “fantasmagorico”… a volte basta pochissimo!

…l’abitudine di vedere un film tutti insieme il sabato sera, preparare un dolce la domenica mattina per fare colazione tutti insieme, stabilire un menù particolare per un giorno specifico della settimana, istituire un bar dove andare a prendere il caffè quando si va a fare la spesa, dedicare un pensiero di gratitudine ogni volta che ci siede a tavola prima di iniziare il pasto… Sono tutti dei piccoli esempi che potresti provare ad introdurre nella vostra settimana familiare.

E se vivi solo? Anche in questo caso puoi lavorare sulle tue tradizioni, magari su quelle della tua infanzia alle quali non hai mai dato importanza. Prova a prenderti un momento tutto per te e cerca di riportare alla memoria delle occasioni in cui sentivi di stare bene, di essere felice. C’erano delle abitudini che puoi individuare come “connesse a quello stato di benessere”? Se fai fatica, puoi anche annotarti qualche piccolo episodio e lasciare che la memoria torni a te con i suoi tempi. Non avere fretta. Tutto accade quando è giusto che accada e soprattutto, quando noi siamo pronti.

Se hai una riflessione da fare sull’argomento, se hai piacere di condividere un tuo pensiero, scrivi pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ed io sarò felice di leggerlo!

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità.

 

(Giulia Di Spio)

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