Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Riflessioni & letture

La Cooking Terapy familiare

La Cooking Terapy familiare

e la capacità di trasformare ai fornelli non solo gli ingredienti in ricette,

ma anche le emozioni!

Spesso, soprattutto in questo periodo che ci vede stare a casa per un numero molto elevato di ore, “mangiare”, per molti di noi, diventa un po’ come una consolazione (da una parte) ed un passatempo gratificante (dall’altro).

Quante volte vi siete ritrovati ad aprire il frigorifero o l’armadio della vostra dispensa e prendere la prima cosa che vi capita sottomano senza sentire realmente una sensazione di “fame”?

Quante volte è accaduto che vi siete ritrovati a dover rimproverare i vostri figli perché magari, davanti alla televisione, stavano addentando la seconda merendina o il terzo cioccolatino?

Ormai non è certo nuovo scrivere del potere che il Cibo ha su ognuno di noi e dell’influenza che può arrivare ad avere sulle nostre relazioni e sugli equilibri del nostro nucleo familiare.

Pensiamo ad esempio a tutti quei bimbi che manifestano, nei confronti dei genitori (e magari delle insegnanti del nido no…) una grande resistenza nel mangiare. Se vi è capitato di assistere ad un pasto in loro presenza, sarà stato difficile non rimanere colpiti dal braccio di ferro continuo, dal nervosismo, dalle frustrazioni, dalle emozioni che in quel momento si stavano consumando a tavola. Difficile definirle come delle emozioni “nutrienti”, non credete?

Leggevo giorni fa un breve articolo a proposito di una iniziativa che era stata lanciata in Aprile durante il primo lockdown: “La cooking terapy” come gioco da farsi a casa in famiglia per stimolare le emozioni, la mente e allenare allo stesso tempo il corpo.

Secondo il trafiletto che ho trovato, in merito a questa iniziativa si era addirittura espresso l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica. In quella circostanza, il Dottore Antonio Cerasa del dipartimento di Cosenza aveva affermato che le neuroscienze hanno scoperto che “le abilità acquisite all’interno della cucina cucinando e imparando a gestire e trasformare gli ingredienti, hanno un’elevata trasferibilità nella vita quotidiana”.

Il gioco che lanciato in Aprile, trovandolo estremamente carino e funzionale, ve lo ripropongo qui oggi, con qualche piccola modifica.

Provate a stabilire, per questo gioco, dei giorni della settimana ben precisi, delle fasce orarie dedicate e cercate di organizzarvi, a rotazione, in quei momenti, come se foste la brigata di un Ristorante.

Per ogni volta dovrete nominare uno Chef, un assistente, un lavapiatti… un eventuale pasticcere… più siete, più figure da nominare avrete.

Ogni volta, lo Chef sarà il responsabile della scelta del Menù, della lista della spesa da fare, dell’organizzazione dei tempi, delle diverse fasi.

Molto importante sarà partecipare tutti attivamente a questo gioco di squadra e ritagliarsi poi il momento del pasto come una parte integrante dell’attività, durante la quale si sarà di nuovo tutti sullo stesso piano e si condividerà il Cibo provando a sentirne il valore nutritivo, le emozioni che suscita, le soddisfazioni per il lavoro fatto…

Ovviamente lo spirito del gioco sarà quello di iniziare da delle ricette (o da dei Menù) semplici per andare via via aumentando il grado di difficoltà.

Come in una palestra! Solo che qui non alleneremo soltanto il corpo, ma alleneremo la nostra capacità di gestire i tempi, le risorse, gli scarti, i collaboratori. Un esercizio per grandi e piccini.

Prendete pure questa attività come un’occasione per stare insieme, condividere dei momenti e lavorare sulle dinamiche che emergeranno all’interno della vostra cucina. Sarà interessante provare poi a trasformarle nella prossima partita per vederle modificate anche nella vostra vita!

Scriveteci pure le vostre riflessioni ed opinioni!

 Scritto da Giulia Di Sipio, Counselor Mediacomunicativo,

con una specializzazione in Counseling Gastronomico

volontaria per Associazione Orizzonte Onlus

www.associazioneorizzonte.it

La profezia ai tempi del Covid-19

dal sito SETTIMANA NEWS

 

"Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali" (Laudato si’, 137).

 

La situazione di epidemia diffusa a livello mondiale ha reso evidente che nessuno si salva da solo ed è tempo «di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale» (papa Francesco), soprattutto nella constatazione che le sofferenze legate al Covid-19 hanno avuto una ripercussione maggiore sulle persone più fragili e vulnerabili. È necessario dunque riconoscere l’interconnessione della vita dell’uomo con l’ambiente e riformare profondamente i principi dell’economia e della società che sappiano valorizzare lo scarto in una circolarità generativa.

Il 56° Dossier Caritas

A questi temi Caritas italiana dedica il suo 56° Dossier con Dati e Testimonianze (DDT), dal titolo Sviluppo umano integrale al tempo del Coronavirus. Ipotesi di futuro a partire dalla Laudato si’ .

Il Dossier affronta molte tematiche: la globalizzazione dell’epidemia e le reazioni adottate a livello nazionale; la necessità di sostenere le attività lavorative e il debito pubblico che frena le istanze dei singoli Stati; i pregi e limiti della tecnologia che sostiene il lavoro agile ma penalizza chi può lavorare solo in presenza; la necessità di riconoscere una dimensione di responsabilità globale e di trovare personalmente la strada di azioni incisive. E riporta alcune storie che raccontano cosa sta avvenendo in alcuni Paesi, a cui se ne possono aggiungere infinite altre di fronte alle quali «il necessario riavvio delle attività […] dovrà avvenire in una dimensione di reale sostenibilità, attraverso un riorientamento del nostro modello di sviluppo» (cit. Dossier).

Il rischio che la situazione attuale continui e che negli anni a venire possano ripresentarsi epidemie diffuse non può non metterci di fronte alle domande profonde che segnano il vivere su questa terra, in quest’epoca caratterizzata in modo pervasivo dall’agire dell’uomo e per questo definita Era Antropocene.

Bisogna acquisire consapevolezza che tutto è interconnesso, non possiamo più ignorare le conseguenze di un agire senza rispetto né rimandare le azioni necessarie.

E siamo tutti chiamati, uomini e donne, laici e religiosi, a farci carico responsabilmente del proprio zaino e marcare passi su una strada di relazione, azioni quotidiane e concrete, di attenzione a chi ci cammina accanto e a chi incontriamo lungo il cammino.

Ne è convinto papa Francesco che, al termine di un’udienza nel settembre scorso, ha fatto riferimento alla strada da percorrere per uscire dalla pandemia: «Non ce n’è un’altra: o andiamo avanti con la strada della solidarietà o le cose saranno peggiori». «Da una crisi non si esce uguali a prima», ha ribadito: «Da una crisi si esce o migliori o peggiori, dobbiamo scegliere. E la solidarietà è una strada per uscire dalla crisi migliori».

Possibili piste di azione

Allora, cosa fare concretamente, in quale direzione muovere i passi?

La risposta la troviamo nel Vangelo, in tutti i passaggi di invito all’amore nelle sue multiformi manifestazioni, a rivedere le esigenze personali che spesso riteniamo imprescindibili, a favore di una maggiore sobrietà, rispetto e accoglienza. In questa direzione vanno le ultime due encicliche di papa Francesco: la profezia della Laudato si’ del 2015 di un sostenibilità che sappia caratterizzare in modo integrale gli aspetti ambientali, sociali ed economici, e ora l’enciclica Fratelli tutti, invito alla fraternità e all’amicizia sociale.

Papa Francesco invita ognuno a farsi prossimo, a sognare un’altra umanità, a rendere reale l’amore evangelico, ricordando come occorra «rigenerare la società e non ritornare alla cosiddetta “normalità”, che è una normalità ammalata, anzi ammalata prima della pandemia».

Le piste possibili da seguire sono molte, ognuno le può e le deve vivere nel proprio contesto di vita, senza rimandarle ad altri, né a un domani non definito. Per tutti è necessario sapersi mettere nei panni dell’altro, guardare con uno sguardo nuovo, uscire dalla propria “zona di comfort”, lasciandosi interrogare da azioni necessarie che, per pigrizia, fatica, abitudine, si è soliti lasciare scivolare via.preghiera coronavirushttps://www.settimananews.it/wp-content/uploads/2020/06/preg1-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" style="margin: 1em auto; padding: 0px; border: 0px; font: inherit; vertical-align: baseline; max-width: 100%; height: auto !important; display: block; clear: both;">

In tutti i contesti in cui ci si trova a vivere – famiglie, comunità, congregazioni, parrocchie, ambienti lavorativi – non possiamo esimerci dal mettere in atto azioni di relazione.

Il primo passo è la consapevolezza; non a caso molte realtà stanno lavorando per la redazione dei propri bilanci sociali. Sono poi necessarie azioni virtuose, che possiamo imparare ad osare prima e a rendere quotidiane poi, per far sì che possano avere una reale incisività ed essere occasione generativa, aprendo cerchi d’onda che moltiplicano la forza incontrando quelli di altri.

Azioni che possono essere messe in opera in rete con altri, o che possiamo portare avanti con il supporto reciproco di chi ci sta a fianco ma che, per rappresentare una vera transizione ecologica, devono partire dal cuore di ognuno.

Una Guida per le comunità

A tal proposito, il Dossier evidenzia che «nessun cambiamento ha una prospettiva se non viene assunto dalle singole persone; nessuna sensibilità si può diffondere se non si riconosce la possibilità di un’alternativa in azioni promosse da un gruppo, una comunità; ogni cambiamento strutturale ha bisogno di una presa in carico da parte dei decisori politici» ed è ricco di spunti e altri possono essere presi a riferimento secondo i propri carismi.

Un primo è l’attività delle Caritas, che ha rappresentato una risorsa fondamentale su tutto il pianeta a servizio delle comunità di ogni latitudine, in un appello alla solidarietà con i membri più vulnerabili della nostra società maggiormente colpiti da questa emergenza globale. Nella sezione del sito della Caritas sono raccolte notizie e testimonianze sull’impegno delle Caritas diocesane, di Caritas italiana e delle altre Caritas nazionali nell’emergenza Covid-19.

La pandemia ci ricorda che, qualunque sia il futuro, possiamo solo affrontarlo insieme e accompagnando i più vulnerabili. Tutte le organizzazioni della confederazione di Caritas internationalis stanno cercando di mantenere il maggior numero possibile di servizi di supporto alle persone, nonostante le difficoltà e i lockdown (Caritas global response to COVID-19 crisis).

È chiaro che la prospettiva di futuro non può che essere portata avanti in convergenza con la comunità globale che ha adottato l’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals): in Italia l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile riporta periodicamente lo stato di avanzamento della società italiana rispetto ai 17 obiettivi dell’ONU.

Un ambito su cui è importante, inoltre, dare il proprio contributo è quello dei consumi, per orientare le aziende verso scelte etiche, a favore dell’ambiente, dei lavoratori e della salute delle persone. Su questa linea è la campagna Vota con il portafoglio di NeXt–Nuova Economia per Tutti, nata per promuovere e realizzare una nuova economia, civile, partecipata e sostenibile.

Nel Dossier è riportata anche la raccolta di buone pratiche della Guida per comunità e parrocchie ecologiche, appena giunta alla seconda edizione.

La Guida è il risultato del lavoro di traduzione e adattamento da parte di FOCSIV della Eco-Parish Guide prodotta dal Global Catholic Climate Movement (GCCM). La prima edizione focalizzata su iniziative di carattere internazionale è stata arricchita con esperienze di diocesi e parrocchie italiane, azioni concrete alla portata di mano di ciascuno, diverse tra loro ma con ispirazione comune, convergenti in una visione di ecologia integrale.

Ancora sulla scia generativa del magistero di papa Francesco, sono nate le Comunità Laudato si’ e i Circoli Laudato si’.

Le prime nascono da un incontro tra Domenico Pompili, vescovo di Rieti, e Carlo Petrini, presidente di Slow Food, nel 2017, pochi mesi dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia. Le Comunità Laudato si’ sono un movimento di pensiero e azione che promuove consapevolezza sui temi dell’ambiente e della giustizia sociale, ricorda che ambiente ed economia possono procedere insieme, favorisce nuovi stili di vita.

I secondi, nati nell’ambito dell’azione del GCCM, sono piccoli gruppi di persone, basati su tre pilastri di preghiera, riflessione e azione, che si riuniscono per approfondire il loro rapporto con Dio Creatore e tutti i membri del creato, alla luce dell’enciclica Laudato si’ e nel bisogno di affrontare urgentemente il cambiamento climatico e la crisi ecologica.

La mia personale esperienza

Ognuno deve trovare la sua strada per limitare la sua impronta ecologica e per imparare a farsi prossimo di chi incontra sulla propria via, partendo dall’interiorizzazione di una riflessione personale.

Occasione per un percorso di approfondimento e di cui ho goduto la ricchezza e gli stimoli nel 2019-20 è il Joint Diploma in Ecologia Integrale, promosso da sette università pontificie di Roma, percorso di studi, annuale e aperto a tutti, che intende promuovere il messaggio dell’enciclica Laudato si’ per generare consapevolezza, incoraggiando e sostenendo i suoi partecipanti nell’avvio di iniziative personali e comunitarie per la cura della Casa Comune. 

Personalmente posso aggiungere la testimonianza del percorso generativo in cui ho scelto di vivere, frutto di scelte personali che si sono consolidate nel tempo, ma reso possibile dal mutuo aiuto, sostegno ed incoraggiamento di tanti. Da dieci anni con la mia famiglia e altre quattro, vivo in una comunità di famiglie (La Collina del Barbagianni di Roma) facente parte della rete di Mondo comunità e famiglia, Associazione di Promozione Sociale, nata guardando all’esperienza della comunità di Villapizzone a Milano, avviata nel 1978 dai coniugi Volpi, Nicolai e ad un gruppo di padri gesuiti.

Essenza di questa associazione è la convinzione che le persone e le famiglie, scegliendo di fidarsi le une delle altre e di valorizzare le reciproche diversità, potranno camminare verso la realizzazione della propria vocazione arrivando nel contempo ad un altro modo di vivere che renderà felici loro e chi sarà loro vicino.

Tale cammino è reso possibile dalla pratica quotidiana di fiducia, accoglienza, apertura, condivisione, sobrietà, solidarietà, responsabilità e accompagnamento reciproco.

La nostra esperienza è stata guidata dalla volontà di provare a vivere pienamente la vita in cammino con gli altri, non rimandando ad un domani ideale ciò che è possibile oggi. Insieme alla congregazione che ci ospita, la Provincia italiana delle Maestre Pie Venerini, come persone, famiglie, comunità religiose ed esperienze lavorative, abbiamo sperimentato un vicinato solidale, reso possibili accoglienze e reti territoriali di solidarietà, aspetto particolarmente importante in questa epoca di crisi.

Da quest’anno poi abbiamo deciso di entrare a far parte di un Circolo Laudato si’, rendendoci disponibili ad un percorso ecologico ed ad ospitare mensilmente le messe Laudato si’ (cf. articolo di Francesca Giani).

Il tema urgente è provare a farsi isola disponibile per approdi di naviganti in balìa del mare in tempesta. La seconda ondata del Covid-19 aumenta la situazione di crisi attuale, che non sembra fermarsi. Una crescita esponenziale, secondo l’OMS, che colpisce duramente i più fragili, già sacrificati da una globalizzazione dell’indifferenza e dello scarto.

Il tempo attuale è quindi un invito a focalizzarsi sulle cose essenziali, ma sappiamo bene come il percorso verso un’ecologia profonda seppur affascinante, non è scontato, ma è quanto mai necessario. Le strade possibili sono tantissime, ognuno è chiamato a trovare la sua, a condividere il pane, ripensare il modo di starsi vicini, in prossimità, moltiplicando la speranza in un’ottica generativa, essendo capaci di avviare processi i cui frutti possano essere raccolti da altri, dalle generazioni future.

Sulla scia della Laudato si’ si sono aperti moltissimi nuovi corsi d’acqua viva; allo stesso modo speriamo che, nel terreno fertile degli spunti di Fratelli tutti, i nostri piccoli semi possano diventare rami frondosi e fruttiferi nel grande albero della fraternità.

  • Enrico Grillo è ingegnere eco-sostenibile, membro della Comunità di Famiglie “La Collina del Barbagianni” di Roma.

IL CAMMINO SPIRITUALE DEL CRISTIANO

IL CAMMINO SPIRITUALE DEL CRISTIANO
La sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario
GABRIELLI EDITORI

I TEMI CENTRALI DEL PENSIERO DI CARLO MOLARI  IN UN’UNICA OPERA. LE DINAMICHE DELLA VITA SPIRITUALE E DI FEDE E LE MOTIVAZIONI DI CARATTERE CONCETTUALE E TEORICO

Data pubblicazione: NOVEMBRE 2020 – ISBN 9788860994387 
Formato cm 17 x 24  – pp. previste 560  – prezzo copertina euro 28,00

Il nuovo libro del teologo Carlo Molari (1928) è prevalentemente tratto dalle centinaia di pagine trascritte, e riviste dall’Autore, dalle registrazioni dei corsi da lui tenuti a Camaldoli nel periodo 2012-2019, ogni anno su un tema specifico, e che sempre includono le considerazioni fondamentali e ricorrenti dei temi centrali del suo insegnamento: le dinamiche della vita spirituale e di fede – un’illustrazione di carattere pratico e di guida all’esercizio personale – e le relative motivazioni di carattere concettuale e teorico.
Il cuore e lo scopo dell’insegnamento di don Carlo è il come vivere la vita spirituale. Per i cristiani questo passa attraverso l’esperienza della fede in Dio secondo il modello tracciato dal Gesù della storia; per tutti gli uomini attraverso la consapevolezza della dipendenza da una forza più grande e la volontà di adeguare a essa la propria esistenza.
Il pensiero dell’Autore si colloca nella prospettiva evolutiva da tempo tracciata dal pensiero scientifico e ormai fatta propria dalla Chiesa nei suoi documenti ufficiali; la sua teologia si sviluppa all’interno di questa visione del mondo che getta una luce nuova, e straordinariamente efficace, sul vivere dell’uomo e sulla creazione, sulle sue meraviglie e i suoi abissi; e dunque, per chi crede, sul nostro rapporto con il divino. È una teologia che non intimorisce né scoraggia i non addetti perché non è disquisizione accademica e dottrinale, ma offerta di vita profondamente vissuta e meditata. Oltre a ciò, questo libro è ricco di riferimenti ai dati che la scienza oggi ci offre: dagli studi sul cervello a quelli sul tempo, dalla fisica del cosmo alla fisiologia, dall’antropologia agli studi storico-linguistici.
Tratto dall’Introduzione di Francesco Nicastro, che ha curato il libro.


Il libro si compone di cinque Parti. Ciascuna tratta e circoscrive un tema, e può essere letta in autonomia. Numerosi riferimenti incrociati a piè pagina consentono i collegamenti.

PARTE PRIMA – L’ESERCIZIO INTERIORE
A differenza delle altre dimensioni antropologiche – fisica, biologica e, in parte, psichica – la dimensione spirituale non si sviluppa autonomamente, lasciata a se stessa, ma deve essere acquisita attraverso un lavoro interiore che parte dalla consapevolezza della dipendenza e dall’apertura a un Principio altro da noi e più grande di noi, ma che è presente e operante in noi, e dal quale sentiamo dipendere il nostro compimento di esseri umani al quale siamo chiamati. Crescere nella vita spirituale significa diventare capaci di nuove forme di relazione con noi stessi e con gli altri; il che avviene per una reale modificazione delle strutture cerebrali indotte in noi dai primi stadi della nostra infanzia, e il cui sviluppo oggi le neuroscienze riescono a rilevare con chiarezza. Lo sviluppo della vita spirituale è un’esigenza di ogni persona, credente o meno, cristiano o di altra fede, che identifichi il Principio a cui orientare la propria vita come Dio o come un principio di Giustizia, o come la Vita stessa. In ogni caso, per tutti, un cammino di crescita nella nostra umanità nel quale realmente diventiamo ambiti di vita nuova, nuova capacità di bene, giustizia e verità. Quella cristiana è una delle forme di spiritualità che l’umanità ha sviluppato nell’ambito delle sue diverse tradizioni culturali e religiose, e tutte sono chiamate a concorrere al cammino verso quel grado di maturità oggi richiesta dalle sfide decisive che sul pianeta devono essere affrontate. È un lavoro che può avvenire solo a livello individuale, nel silenzio, attraverso il controllo delle proprie dinamiche interiori, e che fiorisce e si alimenta nelle relazioni interpersonali, comunitarie e poi globali. Per il cristiano è la via della preghiera; per tutti la via verso quel traguardo che, con la morte, porterà il nostro spirito a fiorire e aprirsi a una nuova, vera dimensione di vita.

PARTE SECONDA – NUOVI ORIZZONTI INTERPRETATIVI
Viene illustrato il quadro di riferimento culturale nel quale oggi, nell’epoca cosiddetta post-moderna, generalmente ci riconosciamo. A partire da quel processo di secolarizzazione che, nelle sue varie articolazioni, ha portato a riconoscere l’immanenza alla creazione dei principi e dei meccanismi che ne regolano i fenomeni e lo sviluppo, e a una sempre più marcata separazione, in generale, fra l’ambito religioso e l’ambito secolare. Nuova luce è stata fatta sui processi che hanno portato alla formazione, e che presiedono allo sviluppo, dei linguaggi. Il linguaggio è invenzione umana, con il quale non possiamo accedere pienamente alla realtà delle cose in modo immutabile e definitivo. Il linguaggio evolve, il significato delle parole si modifica e le formulazioni del passato non sono più interpretabili oggi secondo i significati di origine. Parallelamente si è compreso come anche l’interpretazione degli eventi della storia sia condizionata dai riferimenti culturali del tempo, per cui è possibile, e necessario, un approfondimento continuo per una più consapevole e autentica comprensione, con un evidente impatto sulla dottrina e sulle modalità di interpretazione delle formule di fede e delle Scritture. In senso più generale, il tutto si colloca nella prospettiva evolutiva, ormai acquisita in ambito scientifico e anche, con diverse articolazioni, nei documenti pontifici. La vita e tutto il creato sono soggetti di un’evoluzione verso livelli di complessità e di perfezione sempre maggiori.
Quest’ultima viene così a collocarsi non agli inizi della creazione, ma alla fine di un percorso che, per l’uomo, chiama in causa preminentemente la dimensione spirituale. Il limite, cioè il male, è conseguentemente intrinseco e parte del processo stesso, in radice ineliminabile. Il che porta a considerare le modalità con cui l’azione di Dio si manifesta nel creato secondo il concetto della creazione continua, già presente in Tommaso, che individua la condizione di creatura nella sua dipendenza da un Principio superiore, piuttosto che da un inizio, colloca l’insorgere dei fenomeni naturali all’interno del tempo e del creato, e ne attribuisce le cause a processi interni alla creazione stessa. Il tempo assume così una reale concretezza: è la progressione stessa dell’emergere di nuove modalità di vita, di nuove strutture e nuovi processi. Pur nella relatività del suo modo di manifestarsi, il tempo assume la consistenza di realtà nella quale questi processi hanno luogo, oggi colta e affermata dalla fisica e dalle neuroscienze, che si distaccano sia dal modello assoluto di Newton che da quello soggettivo della relatività einsteiniana. Per il credente, il tempo è l’ambito in cui realmente si esprime l’azione creatrice di Dio.
Questi nuovi modelli culturali hanno notevoli implicazioni per l’interpretazione dei testi scritturali e del significato salvifico degli eventi della storia degli uomini, che oggi possiamo leggere e interpretare con la ricchezza di sapere e di spirito che l’esperienza della vita e della storia ha depositato, e continua a depositare, nelle nostre menti. Questo perché l’evento salvifico, evento storico, ha in sé una ricchezza di significato che il processo di crescita dell’umanità nel tempo aiuta a far emergere. È la Rivelazione che continua nella storia come più profonda acquisizione di verità salvifica, che si alimenta del progredire nella storia della verità in tutti gli ambiti del sapere umano, e dell’arricchirsi dello spirito nelle diverse tradizioni culturali e religiose che si confrontano con la vita secondo molteplici e diversi riferimenti culturali.

PARTE TERZA – LIMITE, MALE, PECCATO
Per secoli il male è stato considerato un mistero: se Dio c’è, da dove viene il male? Nella prospettiva evolutiva il male è ricondotto alla natura di per sé limitata e incompiuta del creato, dove la componente della casualità si manifesta come imprevedibilità, nella creazione, e libertà nell’uomo. Il limite è costitutivo della creazione ed è di per se stesso l’ambito di quel processo evolutivo in cui l’azione creatrice si manifesta. In questo senso, dal punto di vista teorico, il male cessa di essere quel “problema” (Teilhard de Chardin) per la cui soluzione l’uomo è dovuto ricorrere a ipotesi che le conquiste del pensiero di oggi rendono impraticabili. La stessa “onnipotenza” di Dio trova un limite nella struttura della creatura e nella sua impossibilità ad accogliere tutta la perfezione offerta in un solo istante, proprio per la mancanza delle strutture necessarie e che richiedono tempo per il loro sviluppo. Se Dio crea non può creare che creature, per loro natura intrinsecamente limitate. Limitazioni che sono peraltro l’innesto che ci consente di stabilire relazioni vitali di crescita, alimentati dall’azione creatrice che continua a operare.
Una delle espressioni del limite della creatura, specificamente dell’uomo, è il peccato, la non accoglienza dei doni di vita possibili nel contesto specifico in cui ci si trova a vivere. È il sottrarsi, il porre ostacoli, se non il rifiuto, a quel cammino di crescita spirituale che ci mette in sintonia con l’azione creatrice che ci chiama a pienezza di vita. È una responsabilità di carattere personale che a livello comunitario allargato, e in riferimento al lascito di ogni generazione alla successiva, designiamo come peccato originale.
Se dal punto di vista teorico il male non presenta più un problema, dal punto di vista personale e psicologico il peso e la difficoltà del farvi fronte, e con esso il carico di sofferenza che da questo deriva, restano. Tuttavia, nella prospettiva di crescita e sviluppo vitale, nuovi traguardi esistenziali sono possibili: “portare il male” indica l’atteggiamento con cui vivere il limite, la precarietà, il disordine della creazione, sia a livello individuale che di comunità: continuando ad accogliere il dono della forza creatrice e a manifestarlo come gesti di amore, partecipazione, giustizia, fratellanza, sollecitudine, misericordia. Così continuiamo a sviluppare la nostra vita verso quel compimento cui siamo chiamati. Il male si dà come mancanza di bene, per cui l’unico modo per “portarlo” è riempire quel vuoto di bene, amore, giustizia con corrispondenti offerte di vita. In tutte le circostanze il Bene, che è, riuscirà sempre superiore a una sua mancanza, che non è.

PARTE QUARTA – LA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
La spiritualità cristiana si caratterizza per l’orientamento a un Dio personale (in questo simile ad altre spiritualità) e per il riferimento a Gesù (in questo unica) che si esprime trinitariamente, radicandola nel tempo e nella storia. È il contributo specifico che essa offre all’umanità e alle altre tradizioni spirituali da cui, a sua volta, riceve doni che alimentano il suo stesso cammino, in un arricchimento reciproco in altre epoche impossibile, ma oggi necessario per il progresso, se non la sopravvivenza stessa, dell’umanità.
Noi sperimentiamo l’azione di Dio – che non conosciamo in quanto fuori dal tempo e dallo spazio, e dunque inaccessibile alle nostre stesse categorie mentali – per l’esperienza che ne facciamo se ci apriamo al dono di vita che continuamente ci viene offerto, ci alimenta e ci apre a nuove forme di amore e di conoscenza. Di qui nasce l’abbandono fiducioso, la componente essenziale della fede, che è esperienza del diventare capaci di nuove modalità di vita che l’azione creatrice fa fiorire in noi.
Gesù nella sua esistenza storica ha pienamente accolto e manifestato l’azione creatrice e misericordiosa di Dio nel tempo. Ha mostrato la via del regno, l’azione di Dio accolta nella storia, e del nostro compimento come figli di Dio nella nuova vita cui siamo chiamati. Un cammino profondamente umano alimentato da questa forza della vita, il Verbo eterno, accolta al punto di arrivare a esprimere amore in tutte le circostanze della vita, anche le più critiche e dolorose. La via della croce. Così Gesù è diventato paradigma di umanità piena e pienamente compiuta, secondo un cammino che porta a rileggerei termini, il percorso e il significato della redenzione che conduce a nuova vita, la resurrezione.
Lo sguardo fisso su Gesù ha caratterizzato l’esperienza dei primi cristiani, fin dagli inizi, in senso trinitario. Da subito, e lungo tutto il suo sviluppo, la vita spirituale cristiana si è dispiegata ad abbracciare tutto l’arco del tempo in quanto ambito dell’azione di Dio, che continuamente alimenta la storia delle creature con frammenti di perfezione che nel tempo vengono accolti. Da subito le prime comunità cristiane hanno espresso la loro fede nella parola che gli eventi salvifici hanno suscitato nel passato; hanno esercitato l’attesa di nuovi doni di vita che non mancheremo di cogliere se sapremo fare del futuro un avvento, la speranza; gratuitamente si sono scambiati nel momento presente quei doni che, offerti, diventano ricchezza nostra, l’agàpe.
Riconciliazione è il tratto specifico della spiritualità cristiana, e dunque il compito proprio dei cristiani. Indica il percorso di recupero del passato per redimerlo dagli elementi di male che vi abbiamo introdotto, noi e gli altri, anche inconsapevolmente. Un processo reso possibile dall’azione creatrice che, fuori dal tempo, continuamente offre possibilità di vita nuova nel tempo, in tutte le sue dimensioni, incluso il passato. Questo richiede accoglienza e apertura a quei doni di misericordia, di giustizia, di bene, di perdono, di fratellanza, di solidarietà che nel passato non potevano essere accolti, o sono stati trascurati, o respinti, ma che oggi possono fiorire in noi e che noi possiamo contribuire a far fiorire negli altri. Redimere il nostro male procede assieme al perdonare il male altrui: noi possiamo perdonare perché siamo amati e possiamo amare perché ci apriamo al perdono. La triade teologale è sottesa alla vita di tutta la comunità ecclesiale. Attraverso le relazioni si compie il nostro cammino di crescita spirituale, perché è solo attraverso le creature che ci possono pervenire i doni di amore, di giustizia, di condivisione, cioè di grazia, che l’azione di Dio fa fiorire nella storia.

PARTE QUINTA – LE TRE DINAMICHE DELLA VITA SPIRITUALE
Purificazione è il processo attraverso il quale progressivamente giungiamo a redimere le manifestazioni del limite e del male che ci accompagnano, recuperando il nostro passato e accogliendo l’azione di Dio per arrivare a esprimere misericordia, giustizia, amore anche nelle situazioni di negatività. È un processo che investe tutta la comunità attraverso l’offerta scambievole di doni, così da far fiorire tutto il tessuto delle nostre relazioni.
Illuminazione è la presa di contatto e di conoscenza più profonda della realtà, una maggiore penetrazione della vita anche dal punto di vista intellettivo, frutto dell’apertura ai doni di vita nuova che l’energia creatrice ci offre. È conoscenza vitale di verità salvifiche cui tutte le facoltà dello spirito concorrono. Ogni esperienza religiosa ha questo riferimento alla luce che si propaga dallo Spirito di Dio all’umanità e la guida a una comprensione sempre più profonda del mistero della vita.
Unione è il traguardo del cammino spirituale in questa vita perché si compia la speranza del ricongiungimento col Padre nella Vita che ci attende. Unione con se stessi, con gli altri, con gli eventi e le circostanze della vita, per arrivare a esprimere sempre nuove qualità di amore nonostante i limiti, le difficoltà, le situazioni dolorose e i fallimenti che sempre ci accompagneranno. Perché è così che rimaniamo nell’Amore che ci precede e dal quale nessuna circostanza potrà separarci.


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CARLO MOLARI – Nato a Cesena (FC) nel 1928 è sacerdote dal 1952. Laureato in Teologia dogmatica e in utroque iure nella Università Lateranense, ha insegnato teologia dogmatica nella medesima Università (Istituto Jesus Magister dal 1958 al 1968 sezione di lingua francese), nella Università Urbaniana (dal 1962 al 1978) e nell’Istituto di scienze religiose della Università Gregoriana (dal 1966 al 1976). Dal 1961 al 1968 è stato Aiutante di Studio della S. Congregazione per la Dottrina della Fede. È stato per un decennio segretario dell’Associazione teologica italiana (ATI). Ha scritto tra l’altro: Teologia e Diritto canonico in S. Tommaso d’Aquino, Laterano, Roma 1962; La fede e il suo linguaggio, Cittadella Assisi 1972; Darwinismo e teologia cattolica, Borla, Roma 1984; Un passo al giorno, Cittadella Assisi 1985; Per un progetto di vita, Borla, Roma 1985; La vita del credente. Meditazioni spirituali per l’uomo d’oggi, Elle Di Ci, Leumann-Torino 1996; Percorsi comunitari di fede, Borla, Roma 2000; Per una spiritualità adulta, Cittadella Assisi 2007; Credenti laicamente nel mondo, Rocca, Assisi 20103; Teologia del pluralismo religioso, Pazzini, Villa Verucchio (RN) 2013; Triduo Pasquale. Meditazioni, Ed. Appunti di viaggio, 2019.

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