Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Riflessioni & letture

Il Mancini di Dio

(dal sito VinoNuovo)

Roberto Mancini a Jesi: toccata e fuga prima delle vacanze - Cronaca -  ilrestodelcarlino.it

Nell'osanna per gli azzurri finalisti agli Europei spiccano alcune scelte esemplari del mister marchigiano, leader carismatico
 

Quando ieri il professor Jorginho ha appoggiato in gol l’ultimo rigore che ha domato la Spagna, anche molti lettori di vinonuovo.it  si sono uniti a distanza in un brindisi per festeggiare l’approdo alla finale europea. Alcuni col pensiero sono andati ad altre “notti magiche” di lontani campeggi parrocchiali in cui il cappellano doveva “programmare” la serata al bar del paese: “Don, non ci farai mica perdere la partita dell’Italia, vero…?” era la richiesta ultimativa dei ragazzi.

A proposito, agli Europei di nove anni fa in questo blog si era battezzata la Nazionale “della Divina Misericordia” quella di mister Cesare Prandelli che si era recato a piedi con alcuni collaboratori ad un santuario polacco. Oggi è forse giusto ripetere che  ora abbiamo  invece  la “Nazionale degli oratoriani”,  come ha documentato Massimiliano Castellani su Avvenire,  perchè tanti azzurri – da Bastoni a Locatelli, da Sirigu a Pessina – hanno scoperto lo sport sul campetto dell’oratorio e considerano ancora decisive quelle radici educative.

Ma la testimonianza più misurata ed efficace  è  forse quella offerta in queste settimane da mister Roberto Mancini che fra l’altro non ha mai nascosto – anche senza esibirla – la sua formazione oratoriana e la sua ricerca spirituale (compreso un viaggio a Medjugorie raccontato in tv a Pierluigi Diaco), genuina anche se non sempre lineare.

Senza voler dare pagelline extracalcistiche,  Mancini in questi giorni è sembrato a molti credibile ed esemplare per alcuni gesti ben più apprezzabili dello stop di tacco con cui ha messo a terra un pallone a bordo campo.

Rivediamoli. Il primo:  dopo l’arresto cardiaco di Christian Ericksen, ha inviato al regista danese dell’Inter un messaggio in cui diceva espressamente: “prego per te”, un riferimento alla preghiera quasi sempre assente in tanti auguri di pronta guarigione.

Poi, dopo le prima vittoriose partite, di fronte alla solita domanda “A chi dedica questa vittoria…”  ha dichiarato di voler pensare soprattutto  “a quanti in questo periodo si trovano nella sofferenza”, invitando implicitamente a non  archiviare troppo in fretta il dolore collettivo per la lunga coda della pandemia: un richiamo prezioso.  A proposito di dolore, significativo anche l’abbraccio all’infortunato  Spinazzola e il coretto a lui dedicato al termine della semifinale.

In più occasione Mancini ha fatto poi riferimento all’importanza di “continuare a divertirsi con il giuoco del calcio” e ne ha dato prova nella semifinale con alcune battute sdrammatizzanti durante il cerchio prima dei rigori: lui in mezzo, leader carismatico ma non individualista ed egocentrico.  Pur con un forte carisma individuale, ha sempre esaltato il valore dello staff (dai suoi abbracci con l’amico Vialli al consulto con Oriali, Evani, De Rossi) e anche questo non è scontato perfino in chi fa il dirigente delle  società sportive, piccole o grandi che siano : l’allenatore non è mai un uomo solo al comando.

Dettagli patetici, si dirà, in un mondo in cui comunque i premi-partita sono sproporzionati e iniqui sul piano sociale. E in cui, fra l’altro,  le bestemmie “mute” (anche di alcuni azzurri) passano attraverso il labiale della ripresa televisiva, mentre gli spalti sono spesso palestra di diseducazione e prepotenza.

Eppure, invece di vedere solo il marcio, lasciateci cogliere il Mancio che ha fra l’altro “fatto giocare tutti” (la prima qualifica di un buon allenatore anche a livello giovanile di base), sorprendendo perfino  i cronisti sportivi quando ha dato l’opportunità anche al portiere di riserva Salvatore Sirigu di scendere in campo per qualche minuto. Molti ragazzini costretti troppo a lungo alla panchina vorrebbero Mancini come loro allenatore.

Una “benedizione” esagerata per l’ex golden boy della Sampdoria?  In un’Italia di tanti commissari tecnici  Mancini può essere davvero un leader  normale e pulito, spesso anche spontaneo (come quando s’irrigidisce davanti alle domande polemiche del bordocampista Antinelli) in grado anche di comunicare fiducia e “amicizia sociale”. Non è un caso forse che in tanti lo abbiamo cercato come testimonial per tanti spot televisivi.

PER TE LE TENEBRE SONO COME LUCE

Per te le tenebre CAROZZA
Il libro raccoglie alcune meditazioni sui salmi (di misericordia, di fiducia in Dio, d'invocazione, di attesa del perdono e della salvezza, di gioia, di ringraziamento e di lode al Signore) proposte dall'autore a Radio Vaticana. Lo scopo è di aiutare chiunque lo desideri a conoscere più da vicino le preghiere del Salterio. Ogni capitolo del libro presenta il testo del salmo seguito dalla lectio divina dell'autore. Ciascun salmo proposto può diventare l'occasione per vivere un momento di sosta e di silenzio durante la giornata, in particolare al mattino, prima di intraprendere le attività. Pregare un salmo, anche sempre lo stesso, è appropriarsi di una forte esperienza interiore nella relazione con Dio.

Il cammino che sorprende

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Contenuto
Il Vangelo di Marco può essere letto come una “iniziazione” al mistero cristiano. Una iniziazione ricca di risvolti attuali, intelligente e generativa che si delinea come un progressivo viaggio verso il centro. Due domande affiorano in questo cammino: la prima, fondamentale, porta a chiedersi chi è Gesù. Ma ce n’è una seconda, a ruota, che si interroga su chi è il discepolo. Sono due facce del medesimo mistero: la via di Gesù è la via del discepolo. Venticinque brevi meditazioni che accompagnano il lettore a capire il Vangelo di Marco, ad assaporarne il messaggio nella concretezza della propria vita e libertà.

Destinatari
Tutti.

Autore
Gianni CAROZZA (1977) è biblista e presbitero della diocesi di Chieti-Vasto. Dopo la maturità classica ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana e conseguito la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Attualmente insegna greco biblico e letteratura giovannea presso l’Istituto teologico abruzzese-molisano di Chieti e scienze bibliche presso l’Istituto superiore di scienze religiose “G. Toniolo” di Pescara. È attivo sia nella formazione biblica sia come animatore di esercizi spirituali. Presso le Edizioni Messaggero Padova ha pubblicato La Parola è più dolce del miele (2019).
   

 

L’importanza delle tradizioni

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Martedì scorso, nonostante quest’anno sia passato un poco in sordina, è stato l’ultimo giorno di Carnevale. Denominato Martedì Grasso, da sempre viene festeggiato per essere l’ultima occasione per mangiare “carne” prima della Quaresima (da qui il termine Carnevale: carnem levare)

Anni fa, quando ancora vivevo con mio nonno, un uomo burbero che amava vivere seguendo il ritmo delle stagioni e con una forte connessione con la ciclicità che la Natura donava agli uomini attraverso i prodotti stagionali e le tradizioni popolari, non c’era Martedì Grasso in cui lui non mi chiedesse di tornare a casa in tempo per il pranzo. Nella nostra routine, lui pensava a cucinare, ma solitamente non si preoccupava mai di mangiare da solo se io ero fuori per studio o per lavoro… tranne a Martedì Grasso.

L’ultimo giorno di Carnevale era per lui un’occasione importante da festeggiare. Gnocchi col sugo di carne, Agnello alla brace o al “coppo” con le patate e rosmarino… vino e caffè. Per lui che i dolci erano solitamente “banditi”, il giorno di Martedì Grasso era una di quelle eccezioni che gli facevano gustare il pasticcino al cioccolato fondente, la cicerchiata, la frappa.

Mi sembra ancora oggi di ricordare il profumo che annusavo ogni volta che varcavo la soglia della cucina in quella giornata. …e con un pizzico di nostalgia, oggi che lui non c’è più, ripenso a quei momenti di intimità, di condivisione, di scambio silenzioso intorno ad una tavola preparata con amore, intenzione, dedizione, totalità… e in occasione del Martedì Grasso prendermi un momento tutto per me per preparare quei piatti, quel pranzo (o quella cena), mi mette in connessione con una parte di me, con le mie radici, con il mio passato: importante parte del mio presente, con Lui e con ciò che è significato per me e per la mia crescita.

“tra-di-zió-ne”: il suo significato sarebbe: passaggio di un patrimonio culturale attraverso il tempo e le generazioni. L’etimologia del termine, dal latino: tradere, composto da tra- oltre e dare consegnare, Trasmettere oltre, ci dice molto sul significato “energetico” di questo termine.

La tradizione, infatti, non è soltanto il gesto, l’usanza che ognuno di noi tramanda ai propri figli o eredita dai propri genitori, ma è qualcosa di molto più complesso. Tramandando ai nostri posteri qualcosa stiamo infatti effettuando una “scelta” su ciò che per noi è funzionale, arricchente, “buono”… e su ciò che invece non lo è più. Attraverso una selezione di ciò che abbiamo vissuto, appreso, osservato… ognuno di noi durante lo sviluppo abbandona qualcosa, lascia andare qualcos’altro e fa suoi alcuni rituali, determinate abitudini familiari.

Questo fenomeno così “naturale” e inconsapevole, che le persone compiono, ha in realtà un’origine molto profonda che nel corso della vita delle persone caratterizza determinati passaggi: ogni individuo ricordandosi di alcuni momenti vissuti nell’infanzia, durante l’adolescenza… ricontatterà le proprie radici, le proprie basi, le origini, le fondamenta.

E perché mai oggi è tanto importante riportare l’attenzione sulle tradizioni e sull’importanza che queste hanno? Perché sono sempre meno. In una società sempre più frenetica, sempre più proiettata verso l’esterno, sempre meno paziente, sempre meno portata a seguire i ritmi della stagionalità, della Natura… le persone, le famiglie… hanno, soprattutto nelle grandi città, perduto il contatto con la loro essenza, con ciò che loro sono e con il principio da cui tutto ha avuto inizio.

Quando si è troppo focalizzati sul futuro, sul domani, si perde di vista l’oggi, il presente, il qui ed ora… ed ancora meno si fa riferimento al passato: a quel punto da cui si è partiti e che ci permette di prendere le misure sulla strada percorsa.

Se nel tuo nucleo familiare senti di non avere delle tradizioni o di non averle rafforzate, ricordati che sei sempre in tempo per ripensare a tutti quei riti che hai vissuto da bambino e che ti piacerebbe conservare… così come non sarà mai troppo tardi per inventarsene delle nuove. Non occorre pensare sempre a qualcosa di “fantasmagorico”… a volte basta pochissimo!

…l’abitudine di vedere un film tutti insieme il sabato sera, preparare un dolce la domenica mattina per fare colazione tutti insieme, stabilire un menù particolare per un giorno specifico della settimana, istituire un bar dove andare a prendere il caffè quando si va a fare la spesa, dedicare un pensiero di gratitudine ogni volta che ci siede a tavola prima di iniziare il pasto… Sono tutti dei piccoli esempi che potresti provare ad introdurre nella vostra settimana familiare.

E se vivi solo? Anche in questo caso puoi lavorare sulle tue tradizioni, magari su quelle della tua infanzia alle quali non hai mai dato importanza. Prova a prenderti un momento tutto per te e cerca di riportare alla memoria delle occasioni in cui sentivi di stare bene, di essere felice. C’erano delle abitudini che puoi individuare come “connesse a quello stato di benessere”? Se fai fatica, puoi anche annotarti qualche piccolo episodio e lasciare che la memoria torni a te con i suoi tempi. Non avere fretta. Tutto accade quando è giusto che accada e soprattutto, quando noi siamo pronti.

Se hai una riflessione da fare sull’argomento, se hai piacere di condividere un tuo pensiero, scrivi pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ed io sarò felice di leggerlo!

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità.

 

(Giulia Di Spio)

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