Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Genitori e famiglie

Come cambiare prospettiva e migliorare la propria qualità di vita

Come cambiare prospettiva e migliorare la propria qualità di vita

Qualche mese fa iniziai a soffrire ripetutamente di maldischiena e problemi alla cervicale. Mi consultai così con uno specialista che mi suggerì una serie di esercizi e tra i vari, uno mi colpì particolarmente: sdraiata su di un tappetino dovevo alzare le gambe al cielo e tenerle appoggiate dritte contro una parete per dieci minuti.

L’effetto fin da subito mi stupì per le sue diverse sfumature: quella posizione non soltanto faceva sì che il mio corpo si sentisse più leggero e rilassato ma, il fissare il soffitto o stare con gli occhi chiusi in quella inusuale posizione, mi dava la possibilità di stare e guardare i miei pensieri da un’altra prospettiva.

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Provate ora ad immaginare di essere come questo ragazzino nella foto e di osservare ciò che vi circonda dalla sua posizione. Cosa accadrebbe?

Se cambiamo prospettiva cambia anche quello che stiamo osservando e considerando che: lo stesso evento, lo stesso oggetto, la stessa persona… hanno infiniti punti di osservazione, attraverso la nostra scelta del punto di vista che vogliamo prendere in considerazione, determiniamo la qualità dell’immagine che ci ritorna.

Se la realtà che noi percepiamo è dunque influenzata dal soggetto e da noi stessi, cioè dal modo in cui noi scegliamo di guardare (e dunque poi di interpretare…) potremo fare dunque una distinzione tra: una realtà soggettiva che condiziona la nostra vita e il nostro quotidiano e una realtà oggettiva che non ha alcuna valenza o qualità assoluta. Semplicemente, potremmo dire… è.

Attraverso questa premessa, è facile dunque giungere alla conclusione che, ciascun evento può, in potenza, essere l’origine, la causa… di un’infinità di conseguenze, di emozioni, di pensieri, di riflessioni. Sta a noi e alla nostra responsabilità, intesa come capacità di saper rispondere alla vita e alle situazioni che ci accadono, la scelta del punto di vista che vogliamo adottare.

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Le reazioni agli eventi esterni capita che non siano controllate ma vengano gestite inconsciamente. Nella vita di tutti i giorni, spesso ci accade di vivere delle situazioni dove, è come se, avessimo impostato il pilota automatico. La fretta, le  tante cose da fare… (il caldo di questi giorni, la stanchezza…) molto frequentemente ci portano ad affrontare nervosismi, malumori, emozioni negative… e non sempre riusciamo con prontezza a fornire al contesto la risposta adeguata. E quando parlo di adeguata, non intendo “educata”, ma rispettosa di noi stessi prima di tutto, e degli altri. A volte accade di dover smorzare delle tensioni, passare sopra delle situazioni… altre volte, al contrario è necessaria la nostra autorevolezza, fermezza.

Saper stare con quello che c’è e fornire una risposta ecologica è un’abilità per niente scontata: non facile, ma neanche difficile. Imparare a guardare le cose da altri punti di vista è un inizio e lo si può fare allenandosi tutti i giorni.

…quando sei in fila davanti alle poste e una persona ti passa avanti, prova, prima di re-agire come avresti fatto sempre, a fermarti un attimo. Conta fino a 10 (come ci avevano insegnato da bambini) …e chiediti quali sono le emozioni prevalenti. Rabbia? Frustrazione? Come puoi rispondere nel rispetto tuo e del contesto?

A volte sono proprio le situazioni più banali del nostro quotidiano che ci offrono le opportunità più grandi per lavorare sui nostri automatismi e “disinnescarli”. Imparare a stare nelle situazioni gestendo le emozioni che arrivano, spostando il nostro punto di vista e scegliendo come re-agire a ciò che ci accade… in principio ci sembrerà difficoltoso, ma piano piano, con pazienza e perseveranza, ci regalerà tante soddisfazioni ed una maggior serenità.

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…e se il cambiamento di prospettiva vorrai portelo come tuo personale obiettivo prossimamente, per tornare all’inizio di questo articolo ed allenarti quotidianamente, ti suggerirei (se non hai particolari problemi di schiena o prescrizioni) di introdurre nella tua routine quotidiana, alla sera, 15 minuti con le gambe alzate verso il muro. Oltre a rilassare il corpo e la mente, sarà un ottimo promemoria per ripercorrere la giornata appena conclusasi ed individuare, da un’altra posizione, gli aspetti di disagio e soprattutto di risorsa che hai incontrato.

“Cambia il modo di guardare le cose e le cose cambieranno”

Wayne Dyer

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Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Il valore della noia

Estate inoltrata. Tempo di vacanze. Le città si spopolano. Le famiglie partono. Non tutte. Alcune restano per motivi di lavoro. E così ci si organizza, ci si prova… a trovare la miglior soluzione possibile per far sì che anche i più piccoli abbiano un loro contesto in cui stare e ricaricare le pile dopo l’anno scolastico e l’impegno (anche emotivo) di questo inverno.

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Ma non sempre ci si riesce. A volte accade che ci si debba affidare, fidare e…arrangiare. Non siamo perfetti. Nessuno lo è di noi. (E’ importante ricordarselo sempre, aiuta a sentirsi più leggeri ?) …e così, nonostante gli sforzi, le accortezze… senza la solita frenetica routine di sempre, per qualcuno, nonostante l’impegno ad organizzare delle situazioni familiari divertenti e piacevoli per tutti (specie se si è in vacanza), la giornata si arricchisce di momenti privi di attività, di cose da fare… della noia.

Inizia così la folle ricerca di “come impegnare il tempo”, “degli hobby”, delle attività sportive mai fatte (o abbandonate anni fa…) e il dover stare senza fare niente si trasforma rapidamente in una condanna, piuttosto che in un privilegio. Anche per i bambini.

Ma se invece di affrettarci a trovare “come riempire l’improvviso vuoto che si è creato”, ci fermassimo e provassimo a dare spazio al nostro corpo e alla nostra mente per stare, rallentare, godere in modo diverso delle sfumature delle giornate, della attività quotidiane… potremmo apprezzare i colori dei paesaggi che ci circondano, dedicarci con maggior lentezza alle piccole cose del quotidiano, scoprire il piacere di avere del tempo davanti a noi non programmato… e potremmo insegnare tutto questo anche ai nostri bambini.

 

Tutti noi (ma i più piccoli in modo particolare), per poter dare spazio alla creatività, fantasia, immaginazione… abbiamo bisogno di interrompere le nostre abitudini e dedicarci del tempo. La mente, l’ispirazione… vogliono poter vagare senza meta prima di offrirci una risposta, un’alternativa, un nuovo input. E quale migliore occasione della pausa estiva?

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Lasciare per un po’ il bisogno di controllare sempre tutto, di avere le giornate perfettamente organizzate non soltanto ci permetterà come adulti di rilassarci, ma soprattutto offrirà ai nostri bimbi un’occasione importantissima per sperimentarsi, ingegnarsi in attività diverse dal solito, farsi delle domande. Conoscersi.

Lasciamo che siano anche loro parte attiva di come trascorrere il tempo libero dagli impegni e diamo loro fiducia. Se continueremo ad essere noi i registi delle giornate, non saranno mai stimolati nel fare qualcosa in prima persona… e nemmeno nel prendersi la responsabilità di come investire le proprie energie (anche temporali). Cogliamo questo momento per fare ciò che ci concediamo raramente (come il non controllare) e che facciamo fatica solitamente a fare perché siamo presi da tante preoccupazioni che non riusciremmo a gestirne delle altre (come il lasciare spazio ai figli).

Godiamo dell’estate nella sua totalità e nelle sue caratteristiche. Portatrice di svaghi, di colori, di leggerezza… è la stagione che ci invita, allo stesso tempo, a stare con quello che c’è, con il silenzio pomeridiano dopo aver pranzato, con alcune notti insonni per il troppo caldo, con la lontananza dalle proprie certezze e comodità, con l’assenza dagli impegni… e con l’opportunità di darsi modo (e concederlo ai nostri figli) di prepararsi al nuovo anno.

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È proprio quando ci si ferma e ci si concede una pausa da tutto ciò che ci circonda normalmente che iniziamo ad accorgerci di ciò che è veramente importante, delle nostre priorità, di come vorremmo essere, di cosa ci piacerebbe realmente fare.

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Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

 

 

Come gestire il fascino dei videogiochi sui più piccoli

...e ottimizzare le risorse di uno strumento sempre più demonizzato

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Qualche anno fa durante un viaggio di lavoro mi trovai ad assistere ad una scena piuttosto insolita: una mamma era immersa a scrivere qualcosa con il suo cellulare mentre il suo bimbo di pochissimi anni guardava un cartone animato da un altro cellulare saldamente ancorato al suo passeggino. In un negozio di giocattoli.

Questa scena mi è rimasta fortemente impressa. Ricordo la mia emozione nello stare in uno spazio così pieno di colori e di stimoli che, assistere alla loro non curanza, tanto erano immersi nei loro mondi, mi fece riflettere a lungo.

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I bambini si sa, fin da quando sono piccolissimi amano giocare. Il gioco per loro, non solo un’attività divertente, ma è anche un mezzo per scoprire il mondo, accrescere le loro conoscenze, interagire con gli altri, sviluppare le loro capacità relazionali e comunicative.

Man mano che i bambini crescono e i giochi via via diventano più complessi, queste abilità si sviluppano e i giochi, da senso-motori, piano piano, gradualmente diventano simbolici, di ruolo… fino a prevedere regole ben precise, specifiche abilità e una maggior consapevolezza di sé.

Negli ultimi anni però, è ormai sotto gli occhi di tutti, un ruolo importantissimo lo stanno svolgendo i videogiochi, (cellulari e tablet inclusi). Ma quali effetti questi dispositivi hanno sui bambini? In quale misura possono essere dannosi o funzionali al processo di crescita?

Come tutte le cose, la giusta misura è nel mezzo. Demonizzare in modo categorico la tecnologia che in questo momento accompagna la crescita dei bambini che ci circondano sarebbe un’esagerazione, un porsi in modo eccessivamente polare rispetto a qualcosa che indubbiamente offre delle risorse.

Facendo infatti una riflessione il più possibile oggettiva, grazie anche ai numerosi studi che sono stati fatti recentemente, i videogiochi (cellulari e tablet inclusi) facilitano l’approccio al pensiero tecnologico, stimolano alcuni processi mentali di memoria e pensiero induttivo, le capacità logiche e la formulazione di strategie, la coordinazione oculo-motoria… ma, se non gestiti dalle figure di riferimento (genitori ed insegnanti) tendono ad avere degli effetti negativi, a volte anche piuttosto gravi: estraniamento dalla realtà, mancanza di empatia, sedentarietà, sovrappeso, eccessivo senso di potere e di controllo, disturbi della vista, cattive relazioni sociali.

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Molto importante, di certo da non trascurare, è la scelta poi dei contenuti dei videogiochi! Se ci soffermiamo infatti a considerare quelli dai contenuti violenti, è ormai assodato come questi desensibilizzino il cervello da certe immagini e provochino, a lungo andare, l’insorgere di comportamenti aggressivi.

Proviamo dunque a trovare una mediazione con i nostri bambini, fin dal principio. Scegliamo insieme a loro i giochi che desiderano acquistare, documentiamoci in anticipo sull’argomento e l’ambientazione e stabiliamo delle fasce orarie in cui permettere loro di usare i dispositivi tecnologici.

Uno dei problemi più grandi è infatti l’abuso da videogiochi, il trascorrere ore e ore davanti ad uno schermo rischiando, con il tempo, di non avere più la perfetta consapevolezza da ciò che è finzione e da ciò che non lo è, da ciò che è lecito e da ciò che non lo è.
Uno dei rischi più grandi quando si passa troppo tempo videogiocando è quello connesso all’insorgenza di una vera e propria dipendenza. Inoltre, quando si sta per un tempo eccessivamente lungo di fronte ai videogiochi, spesso si può incorrere in un sovraccarico di informazioni che rende i bambini incapaci gestire, elaborare ed interpretare, la mole di dati cui si trovano esposti.

Ricapitolando, potremmo concludere dicendo che:

*È importante che un adulto supervisioni i contenuti e il tempo trascorso dai bambini sui videogiochi e che questa attività non diventi prevalente nell’arco della giornata (due ore sarebbe il tempo massimo consigliato da più esperti);

*Inserire delle pause durante l’utilizzo del videogioco così da permettere il riposo del bambino, sia dal punto di vista del sistema cognitivo che di quello visivo, ma anche e soprattutto per fargli riprendere in modo costante contatto con la realtà che lo circonda;

*Incentivare sfide con amici o fratelli così da rendere il videogioco un pretesto per socializzare e stare in compagnia, piuttosto che per isolarsi.

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Nella società in cui viviamo è difficile pensare che un bambino possa essere tenuto lontano dalla tecnologia e dai rischi ad essa connessi. Quello che premia, anche in questo caso è il buon senso, l’investimento energetico nei momenti di scambio, di dialogo, di condivisione… e di supervisione.

È importante che gli adulti osservino quello che fanno i più piccoli intervenendo all’occorrenza; perché grandi si diventa poco a poco, superando i propri limiti, nella sicurezza di avere qualcuno accanto che crede in noi, ci permette di sbagliare, ma è pronto ad intervenire qualora ce ne fosse bisogno.

 

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico, Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Il valore della gentilezza

Il valore della gentilezza

“Se puoi scegliere tra l’avere ragione o essere gentile, scegli di essere gentile” Wayne W. Dyer

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…se non altro avrai l’opportunità di poter intessere un dialogo, spiegare il tuo punto di vista, trovare una mediazione.

Perché è importante la gentilezza?

Quante volte vi siete trovati in fila davanti alle poste, soprattutto ora che non ci si può entrare, ma occorre prendere appuntamenti, aspettare fuori la porta… e avete discusso con qualcuno o assistito a delle sceneggiate su chi dovesse entrare per primo?

Di fronte ai valori e agli standard proposti dalla società in cui viviamo in questa parte del mondo, vivere è diventato sempre più un fatto competitivo: una gara a coloro che arrivano prima, impiegano minor tempo, investono meno energie, guadagnano di più… L’ascolto dell’altro, la cura del prossimo… sono diventati sempre più rari, più difficili da incontrare. Impegnati nel raggiungimento dei nostri obiettivi, nel portare a termine i nostri compiti, nel rispettare le nostre routine, spesso ci dimentichiamo che, per essere felici e sereni con noi stessi è importante che ci sia anche il benessere degli altri.

Se provate un attimo a chiudere i vostri occhi… come vi sentireste in una stanza con altre persone tutte arrabbiate?

Sebbene la gentilezza sembri quasi una qualità fuori moda o addirittura data per scontata, la sua presenza nel nostro quotidiano è qualcosa di più di un “grazie”, “prego”, “per favore”! …è un approccio al mondo, agli altri, alle persone che ci sono vicine. È un modo di vivere le relazioni, di portare avanti una conversazione, di coltivare un ambiente lavorativo… e se trasmessa ai nostri figli attraverso l’educazione può fare la differenza nella qualità delle loro (e nostre) vite.

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“Una parola delicata, uno sguardo gentile, un sorriso bonario possono plasmare meraviglie e compiere miracoli”
William Hazlitt

Cosa significa educare alla gentilezza?

Spesso si confonde l’educazione tradizionale trasmessa attraverso le buone maniere con l’educazione alla gentilezza: un processo complesso e costante che ha inizio quando siamo bambini e prosegue fin quasi alla fase adulta.

All’interno dei nuclei familiari e poi tra i banchi di scuola, i bambini crescono apprendendo dalle persone che li circondano il modo di rispondere a quanto accade loro nel quotidiano. Educare alla gentilezza significa mostrare a questi piccolini che non occorre essere prepotenti, violenti… per farsi valere ed essere “considerati”, ma al contrario: gentili, attenti, premurosi, rispettosi di sé stessi e degli altri.

Essere gentili ci rende aperti al dialogo con le persone che ci circondano, disposti ad un confronto autentico con chi abbiamo davanti… e se qualcuno ha provato in più di una circostanza ad affermare che “essere gentili” equivale ad essere deboli o fragili, vuol dire che non si è mai soffermato a pensare di quanto la gentilezza sia in realtà una caratteristica delle persone forti e sagge, di coloro che sanno ascoltare, di tutte quelle persone che hanno una buona autostima e che non hanno bisogno di prevaricare sugli altri.

Educare alla gentilezza: come fare?

Iniziamo con l’essere gentili verso noi stessi.  Impegniamoci nel trattare noi stessi come se avessimo a che fare con il nostro migliore amico. Ovunque noi siamo, in qualsiasi situazione ci troviamo, niente è più incisivo del nostro esempio per trasmettere l’importanza di essere gentili. Portare l’attenzione su quanto il nostro comportamento sia determinante nel processo educativo e formativo dei nostri bambini, non soltanto ci aiuterà nel sentirci meglio, ad innalzare le nostre stesse vibrazioni… ma farà in modo che “gli adulti di domani” apprendano sul campo gli effetti di un approccio alla vita dai toni più delicati ed equilibrati nei volumi.

Sentirci degli “esempi” ci fa sentire scomodi e un pochino ansiosi?

Niente paura! …essere dei modelli da seguire non vuol dire che dobbiamo essere perfetti! Anzi, tutt’altro! Avere la consapevolezza che il nostro ruolo ci pone in una posizione tale per cui, i bambini che ci vedono, i nostri figli, i nipotini, gli alunni… possono, attraverso la nostra immagine, apprendere dei valori, dei comportamenti… ci deve solo far riflettere su quanto sia importante essere autentici e onesti. Se avvertiamo di aver sbagliato, di non essere stati garbati in una situazione, di aver alzato eccessivamente i volumi, impariamo a parlarne. Coltiviamo una sana comunicazione, un dialogo costante che miri a spiegare le situazioni che la vita ci pone davanti e la qualità delle nostre risposte.

Essere gentili non è infatti un aggettivo che una volta “acquisito” non può venire meno. È importante riconoscere le infinite sfumature dei nostri stati d’animo, delle circostanze che affrontiamo… ed è altrettanto importante mostrare ai nostri bambini che talvolta anche gli adulti sbagliano. E ne sanno parlare.

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Dall’educazione alla gentilezza all’educazione emotiva

Imparare a dialogare con i nostri piccoli dei nostri errori, dei diversi stati d’animo… portare l’attenzione su quelle situazioni che ci fanno perdere il controllo per vedere insieme le possibili alternative, le diverse prospettive ed opportunità… non soltanto coltiva una relazione, un’intimità con l’altro… ma introduce anche un’altra tematica importante: il riconoscimento e la gestione delle emozioni. Se io sono arrabbiato, ho tutto il diritto di essere arrabbiato, ma non per questo sono legittimato a rispondere male alle persone che mi circondano.

Saper dare un nome alle emozioni che provo nei diversi momenti della mia giornata e allenarmi per far sì che ognuna di esse abbia un suo ruolo, una sua dignità, ma non il sopravvento… è anche questa una competenza importante nella vita di ognuno di noi. Allenarla fin da bambini è fondamentale.

Per la qualità della vita del nucleo familiare di oggi e delle persone adulte di domani.

 

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico, Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

 

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