Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

SS. TRINITÀ (GV 3,16-18)

 

Preghiera in Famiglia – SANTISSIMA TRINITA' | Diocesi di Vallo della  Lucania |

IL MISTERO DELLA PROFONDITÀ DELL’AMORE DI DIO
 
​ Nella festa della SS. Trinità la liturgia ci propone una pericope del vangelo di Giovanni, tratta dal dialogo notturno tra Nicodemo e Gesù, dove quest’ultimo fa un’affermazione davvero unica, che - si potrebbe dire - riassume l’intero messaggio cristiano della redenzione: “Dio ha tanto amato il mondo” (v. 16). All’origine di tutto c’è la sorprendente profondità e gratuità dell’amore del Padre. La realtà fondante, assoluta di ogni cosa è la sollecitudine, la preoccupazione, l’interesse, la partecipazione e la misericordia di Dio. Il suo amore precede tutto e ha come oggetto la salvezza e la vita.​ Tale amore si realizza nella missione del Figlio suo unigenito nel mondo e nella consegna di questo Figlio alla morte di croce: “Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito”. Con il verbo “dare”, che qui viene utilizzato, si evidenzia l’aspetto del “dono”, un dono in cui si ricapitola tutta intera la missione del Figlio nel mondo. Dio ha dunque donato al mondo questo suo unico Figlio, a lui strettamente unito ed amato sopra ogni cosa.​ L’evangelista poi continua precisando quella che è la finalità di questo dono: l’invio del Figlio nel mondo mira esclusivamente alla vita eterna dei credenti e alla salvezza del mondo. Mediante il suo unigenito, Dio si prende cura personalmente di noi, ci mostra la via della salvezza e ci dona la comunione con lui: “Se uno mi ama- dice infatti Gesù -, osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 14,23). ​ Il mistero della profondità di questo amore di Dio, che oggi contempliamo nella Trinità, continua davvero a stupirci. È la SS. Trinità, infatti, che ci rivela l’autentica immagine di Dio e del suo amore. Perciò santa Elisabetta della Trinità amava pregare così: “O mio Dio, Trinità che adoro / aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in te / immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità / Che nulla possa turbare la mia pace / né farmi uscire da te, o mio Immutabile / ma che ogni istante mi porti più lontano / nella profondità del tuo Mistero” (Preghiera alla SS. Trinità).

ASCENSIONE DEL SIGNORE (MT 28,16-20)

Ascensione del Signore - Vatican News

 

IL SIGNORE È CON NOI, SEMPRE


​ A conclusione del suo vangelo, Matteo ci presenta un quadretto essenziale che riferisce
l’ultimo incontro dei discepoli con il Signore risorto. La cornice è ancora una volta quella del
“monte”, che nella tradizione biblica - come si è visto - è luogo di grandi rivelazioni e di grandi insegnamenti. La scena descrive un momento culminante della vita di Gesù: asceso al cielo, egli continuerà ad essere con i suoi discepoli, i quali d’ora in poi saranno chiamati a renderlo presente nell’esperienza della vita della Chiesa.​Si noti come la promessa che Gesù fa ai suoi non è nuova: “io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo”; un orecchio attento, infatti, non farà fatica a ricordare che l’evangelista richiama qui le parole che ha già posto nella prima delle sue profezie: “sarà chiamato Emmanuele, che significa Dio con noi” (1,23). Ciò che nella prima pagina del vangelo veniva profetizzato, ora, in quest’ultima pagina, si compie definitivamente: Gesù è veramente il “Dio con noi”; “tutti i giorni”, cioè in ogni momento e in ogni istante della nostra vita.Tale è la promessa rivolta ai discepoli, che se da una parte lo riconoscono come il Signore, dall’altra però, almeno alcuni, fanno fatica e sono ancora dubbiosi. L’evangelista non nasconde tali difficoltà, che sono certamente il segno di una manifestazione umile e nascosta della potenza di Dio. ​Proprio questi discepoli, talora fragili e indecisi, saranno gli strumenti, attraverso i quali continuerà
a diffondersi su tutta la terra il buon profumo di Cristo: “Andate dunque e fate discepoli tutti i
popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”. Gesù infatti non è semplicemente con l’uomo qualunque, bensì - come sottolinea il card. Carlo Maria Martini - «con la Chiesa missionaria, con la Chiesa confessante, con la Chiesa evangelizzante… Gesù è con la Chiesa che continua la sua opera, che si muove, che cammina, che comunica la sua esperienza di discepolato. Gesù è con noi ogni volta che la nostra vita è Vangelo irradiato; Gesù è con noi, la sua Chiesa, quando ci immergiamo nella potenza del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo».

VI DOMENICA DI PASQUA (GV 14,15-21)

 

Non vi lascerò orfani: verrò da voi'' - il Dolomiti

UN DIFENSORE CHE CI ASSISTE NELLA LOTTA


La pagina evangelica odierna appartiene ai cosiddetti discorsi di addio del Quarto vangelo.
Ai discepoli che sono con lui, Gesù parla dello Spirito Santo usando una parola caratteristica che è “Paraclito”, “Difensore”: «io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre». Il primo elemento di questa difesa del discepolo che lo Spirito Santo compie è di rimanere con lui in modo tale che il legame del discepolo al Signore sia permanente. C’è stato infatti un periodo in cui il Signore era con i suoi discepoli e il legame era immediato, era un legame di ascolto, di discussione, di contemplazione… Questo tipo di presenza del Signore è ora tolto, ma non è tolto il rapporto con il Signore. Il discepolo non può vivere se non rimanendo nel Signore; e questo com’è possibile? Mediante lo Spirito! È lo Spirito di Cristo, lo Spirito donato dal Risorto che permette al discepolo, nel tempo anche dell’assenza fisica del Signore, di vivere un rapporto permanente con lui. Il discepolo continua a rimanere in Gesù. «Non vi lascerò orfani», promette ai discepoli alla vigilia della sua passione, «tornerò da voi». Negli anni del suo ministero Gesù stesso è stato il loro difensore, li ha protetti dalle paure e dalle seduzioni del mondo e li ha resi testimoni della forza guaritrice dell’amore di Dio. Ma ora è il
momento del distacco: i discepoli continueranno a vivere nel mondo e inevitabilmente avranno a che fare con le pressioni, i condizionamenti del mondo; dovranno rimanere fedeli al comandamento dell’amore anche quando questo costerà loro sacrifici e umiliazioni. Avranno bisogno di un difensore che li assista nella lotta, che smascheri davanti a loro le pretese di un mondo che vorrebbe fare a meno di Dio e vorrebbe presentarsi come sorgente autonoma di salvezza 

V DOMENICA DI PASQUA (GV 14,1-12)

Commento al vangelo della V domenica di Pasqua (Gv 14,1-12), a cura di  Giulio Michelini ofm – La parte buona

 

CONOSCERE LA VIA


Nei discorsi d’addio Gesù parla del suo viaggio verso la casa del Padre, dove egli torna
attraverso la sua morte-glorificazione, per preparare un posto per i suoi discepoli prendendoli con sé
perché anche essi siano là dove egli è. Tommaso, da parte sua, confessa realisticamente di non
sapere quale sia la via di cui Gesù parla e perciò chiede: «Signore, come possiamo conoscere la
via?». E la risposta è che Gesù, e soltanto lui, è per i discepoli la via al Padre, perché lui solo, in

quanto Figlio, ha il potere di prenderli con sé nella casa del Padre. Conoscere la via significa che ci
si deve lasciar prendere da Gesù e introdurre nella comunione con lui, e che questa diventerà
perfetta quando si starà insieme con lui.
«Io sono la strada!», dirà Gesù, ricordando che la vera strada da percorrere non è da fare, da
tracciare, da costruirsi: esiste già prima di noi ed è essa che ci viene incontro, ci conquista e ci invita
a percorrerla. Quante volte - è il caso di ammetterlo - abbiamo percorso strade sbagliate, abbiamo
imboccato sentieri sconosciuti che ci hanno resi tristi e soli. Con il suo invito Gesù ci ricorda che
non solo cammina davanti o accanto a noi, ma egli, nella sua stessa persona, è la strada su cui noi
siamo chiamati a camminare. È lui la via ed è lui la meta, ovvero la via che conduce alla verità e
alla vita. “Gesù è la verità” significa che solo attraverso di lui si può conoscere il mistero di Dio.
“Gesù è la vita” significa che noi abbiamo l’unione con Dio Padre, e quindi la vera vita eterna,
soltanto tramite l’unione con Gesù.
S. Agostino esprime tutto questo attraverso un’accorata esortazione: «Poiché non
conoscevamo la via, lo stesso Cittadino del cielo si è fatto per noi via. Non sapevamo dove passare;
con la Sua natura di servo ci ha aperto la strada, con la Sua natura divina ci ha procurato la patria.
Se cerchi la verità, segui la via, perché la via è lo stesso che la verità. Non puoi giungere alla meta
seguendo un’altra via; per altra via non puoi giungere a Cristo. Arrivi a Cristo Dio, per mezzo di
Cristo uomo. La via percorsa da Cristo ti sembra scabrosa, ti rende pigro e così ti rifiuti d’andare
dietro a Lui. Va’ dietro a Lui. Egli per offrire una via di ritorno all’uomo, che per superbia era
uscito fuori dal paradiso, si degnò di mostrargli in Sé stesso la via. In questo modo ora
camminiamo, non abbiamo paura di perderci, abbiamo come strada la misericordia stessa»
(Discorso 16/A).

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