Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

XVI Domenica del Tempo Ordinario

 Marcos 6,30-34 - Misioneros Digitales Católicos MDC

I “discepoli” che erano andati in missione ritornano come “apostoli” da Gesù e gli rendono conto del loro operato. Gli raccontano, probabilmente pieni di gioia, i prodigi che hanno potuto compiere per suo incarico, e quello che hanno insegnato. Gesù allora li invita a recarsi con lui in un “luogo solitario”, in modo da restare “per proprio conto”, perché la folla era talmente numerosa da impedire loro persino di mangiare. Con questo suo invito Gesù riconosce la fatica e lo sforzo sostenuto dai Dodici. Anche lui infatti si reca spesso in luoghi solitari per pregare e desidera che chi è con lui faccia lo stesso, procurandosi un tempo di pace e di riposo. Come dire, c’è il momento della missione e dell’impegno e c’è il momento del riposo, c’è il momento dell’accoglienza e c’è il momento della solitudine. Un riposo però che si mantiene aperto ad una fondamentale disponibilità.

            Al suo arrivo nel luogo prescelto - precisa l’evangelista - Gesù “vide” una grande folla e ne “ha compassione” perché erano come pecore che non hanno pastore, e immediatamente si mette a insegnare loro molte cose. Gesù si rende conto della condizione dei molti uomini che con un simile zelo si sono precipitati ad aspettarli sulla riva. Vede in loro pecore che non hanno pastore: un popolo che nessuno guida, del quale nessuno ha cura, che corre il pericolo di smarrirsi e di andare in perdizione. Questa miserevole condizione del popolo desta la compassione di Gesù e lo induce a comportarsi come un nuovo Mosè.

            Gesù ha compassione dell’uomo perché lo vede vagare senza direzione, affamato e assetato. Gesù ha fame di persone libere e felici. Egli ci chiama in disparte per chiederci: e voi, quale fame avete? Ci invita a riposarci senza avere la presunzione di sentirci indispensabili: per coloro che restano in piedi con i loro ragionamenti non c’è né pane né pesce. Il tempo estivo può essere dunque una buona occasione per vivere un po’ di questo riposo. «Quando entriamo nel raccoglimento - diceva infatti Romano Guardini - lo spazio interiore si apre e la divina Presenza può annunciarsi in noi».

XIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

 

Vangelo di Marco 5,21-43

Finita la “giornata delle parabole”, Gesù, sempre nella stessa barca, traversa due volte il lago di Tiberiade. Egli continua il programma di formazione dei discepoli, questa volta con atti concreti, facendo loro sperimentare diversi tipi di liberazione con altrettanti gesti di potenza. Nel brano che la liturgia ci offre quest’oggi, li mette a contatto in particolare con la malattia incurabile di una donna e con la morte prematura di una giovinetta.

            Il clima emotivo che domina le due scene evidenzia chiaramente la verifica della fede. Alla donna emorroissa Gesù dice: «Figlia la tua fede ti ha salvata»; al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». Si noti poi come Gesù è mostrato dall’evangelista nella sua profonda umanità; accetta di toccare l’impurità di due donne senza futuro: un’adulta che perde sangue da dodici anni (impura secondo la legge ebraica; dissanguata anche economicamente per spese mediche!) e una giovane di dodici anni che sta morendo. Gesù identifica la prima in mezzo alla folla per rivelare che, entrando in comunione con la nostra umanità, ha preso su di sé il peso della malattia. Di seguito, pur deriso dalla gente in lutto, solleva la seconda dal sonno della morte (il verbo usato è quello della risurrezione), alla presenza dei genitori e di tre discepoli.

            Si realizzano così le parabole del Regno, anticipate dalla buona notizia iniziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (1,15). La vita nuova si manifesta incontrando e toccando Gesù, segno della misericordia di Dio verso l’umanità. Egli inaugura il tempo in cui ristabilire la piena dignità delle persone, a partire dalle più fragili e discriminate: desidera infatti reintegrare le nostre relazioni affinché possiamo diventare testimoni dell’incontro personale con lui.

            Negli incontri descritti, Gesù conferma che la vera pace, la vera guarigione e la vera vita per l’uomo dipendono dalla profondità della fiducia che si ha verso di lui: quando si fa l’esperienza di toccare la persona di Cristo vivente e la forza della sua risurrezione, è allora che si è guariti dalle nostre paure, dalle nostre malattie e si è salvati dalla morte. Forse per questo André Louf, monaco trappista e autore spirituale tra i più noti anche in Italia, ha scritto: «Posso benissimo sapere molto a proposito della fede, e anche condividere molto questa conoscenza con altri, senza mai compiere il passo decisivo della fede, che implica sempre un abbandono esistenziale a Gesù».

 

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