Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Trasformiamo il nostro passato per scrivere il nostro futuro

Trasformiamo il nostro passato per scrivere il nostro futuro

Oggi mi piacerebbe iniziare il nostro articolo proponendovi un esercizio. Prendete un foglio protocollo a righe o più fogli A4 bianchi… l’importante è che abbiate a disposizione più facciate. Ora scegliete una penna e, dopo esservi messi comodi, al sicuro da interruzioni o distrazioni, lontani dal cellulare e dal citofono…, iniziate a scrivere la vostra storia.

note pad 1215425 640

Non soffermatevi troppo sul perché, sul per come… il mandato è: scrivere un'autobiografia in massimo 4 pagine. Lasciate che la scrittura sia fluida, non fermatevi per verificare la correttezza grammaticale od ortografica. Nessuno ad eccezione di voi leggerà quello che avrete scritto, a meno che non lo decidiate voi stessi.

Terminato questo compito, riponete il foglio (o i fogli) in un posto sicuro per almeno due giorni e poi, quando vi sentirete nuovamente pronti, riprendeteli in mano e rileggeteli. Immaginate di essere degli estranei e di avere sottomano la storia di una persona che non conoscete.

Leggete lo scritto tutto di un fiato e annotatevi la prima sensazione che vi arriva, le emozioni che avvertite, le frasi che vi hanno maggiormente colpito, l’impressione complessiva che vi è rimasta.

Fatto questo, rileggete le vostre risposte con un pochino di distacco.

Cosa ve ne sembra?

“Il mondo non è perfetto, scegliere come vederlo è l’unico modo che abbiamo di cambiarlo”.

E questo vale anche per il nostro vissuto e la nostra storia.

Ognuno di noi, prima ancora di venire al mondo ha la sua storia. La mamma è solitamente colei che avvia il processo narrativo della nostra vita e, fin dalla gravidanza, inizia a raccontare e a raccontarci ciò che viviamo, il nostro contesto, il nostro comportamento, le nostre vicende… Attraverso i suoi occhi iniziamo, fin da piccolissimi ad assorbire un modo di vedere la nostra esistenza e il nostro posto nel mondo.

woman 5857744 640

È come se ci fosse in realtà un vero e proprio filtro, durante la nostra infanzia, un setaccio di ciò che deve restare e ciò che invece dev’essere lasciato andare, su quello che è bene e quello che invece ci danneggia, sull’immagine che piano piano iniziamo a costruirci nei confronti del mondo che ci circonda e su quegli aspetti che non è opportuno mostrare agli altri.

La narrazione di sé, il cosiddetto racconto autobiografico, è fondamentale da un punto di vista educativo, così come diventa cruciale, quando si diventa più grandi perché, se il pensiero veicola energia, il nostro modo di pensarci, di vederci, di raccontarci, influenza il nostro modo di porci, di presentarci, di agire, di interagire. Potremmo affermare addirittura che, attraverso le autobiografie noi possiamo rispondere (o meno) ad un bisogno di autodeterminazione.

Duccio Demetrio, filosofo e pedagosta scrive: “per suturare una ferita, per colmare un vuoto, per non dimenticare, per riorientarsi e per prendere coraggio” è necessario raccontarsi.

Giorni fa ero con un cliente in un setting. Stavamo facendo un lavoro di orientamento professionale. Il cliente non era alla sua prima seduta: lo avevo già seguito per delle altre situazioni in passato, pertanto il suo vissuto non mi era completamente sconosciuto. In questo frangente gli chiesi, ai fini dell’aggiornamento del suo curriculum, di raccontarmi la sua storia. Pur essendo una persona adulta con tante esperienze professionali e personali alle spalle, nel narrare di sé, tutta la sua attenzione si focalizzò solo ai primi 20 anni di vita e solo a tutti quegli aspetti dolorosi e disfunzionali che li avevano caratterizzati.

Era come se dell’uomo maturo, professionista… in quel racconto, non ce ne fosse rimasta alcuna traccia. Provai a chiedergli di proseguire il racconto. Di portare l’attenzione su cosa era accaduto “dopo i suoi 20 anni”, ma, più la seduta andava avanti, e più in realtà l’attenzione era sul prima, sul passato… su ciò che non era andato, piuttosto che su quello che invece aveva imparato, colto, trasformato.

soap bubble 1985574 640

Il bisogno di raccontar-si, di narrare in generale è qualcosa di arcaico: sin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato nella condivisione del suo racconto un modo per alleggerirsi, per sdrammatizzare, a volte per ironizzare. Ma in passato, quando non esisteva ancora la tecnologia e i social, narrare rappresentava anche l’unico modo che l’essere umano possedeva per far conoscere un accaduto o la propria storia.

Secondo Bruner il pensiero umano è essenzialmente di due tipi: logico-scientifico e narrativo. Quest’ultimo, presente sin dalla primissima infanzia, si occupa del particolare, delle intenzioni e delle azioni dell’uomo, delle vicissitudini e dei risultati. Il suo intento è quello di situare l’esperienza nel tempo e nello spazio.

L’identità della persona è in continua trasformazione. Ognuno di noi, ogni giorno fa delle esperienze, impara delle cose nuove, prova delle emozioni, si relaziona con il mondo che lo circonda… e la narrazione diventa così un modo per riflettere su quanto si è vissuto e su chi si è diventati. Giorno dopo giorno.

Ma se da un lato, la narrazione è e deve essere, una riflessione sul passato e su quanto ci è accaduto, fondamentale è il concepirla, al tempo stesso, come uno strumento creativo per il nostro futuro.

Raccontarci infatti ci permette, come faceva la mamma per noi quando eravamo piccoli, di filtrare le informazioni che desideriamo trattenere e scegliere in che modo continuare a riviverle. Tra noi e noi. Tra noi e gli altri.

Pensate all’importanza di sapersi presentare durante ad un colloquio di lavoro. In che modo pensate che potreste trovare un’occupazione se non raccontando la vostra vita valorizzandone le risorse, i passaggi più importanti che hanno segnato per voi delle svolte, delle rivelazioni, dei nuovi inizi?

Come da qualsiasi narrazione, sia essa un libro, un racconto… dalla narrazione di sé si impara. Impariamo noi nel momento che la doniamo ad un interlocutore, impara l’altro nel momento in cui si concede di ascoltarla e di farla sua.

book 1283865 640

Potremmo affermare inoltre che: raccontarci è un processo creativo: non perché inventiamo un passato che non esiste! …ma perché, narrando la nostra storia, la creatività ci consente di guardare al nostro passato da un'altra ottica, secondo un'altra prospettiva: non dalla parte di coloro che tante situazioni le hanno subite, ma dalla parte di chi la propria vita l’ha vissuta come protagonista attivo.

Rileggere con creatività ed ottimismo le proprie esperienze, non vuol dire che tutto ci è sempre andato bene, che non ci sono stati intoppi, che non abbiamo mai affrontato problemi, disagi, difficoltà, momenti di crisi… ma che, al contrario, abbiamo saputo cogliere i diversi insegnamenti che la vita ci ha mostrato. Abbiamo imparato dal nostro fare esperienza, dal nostro sporcarci le mani, dal nostro sbagliare. Abbiamo fatto tesoro del nostro vissuto per programmarci un nuovo futuro.

Ed ecco che l’esercizio con il quale abbiamo iniziato il nostro articolo può diventare un ottimo strumento nelle nostre mani per vedere dove siamo e dove stiamo andando. Concederci del tempo di tanto in tanto per raccontare chi siamo, cosa abbiamo affrontato, quali scelte abbiamo fatto, che tipo di risorse abbiamo colto dalle diverse esperienze… può diventare un modo per trasformare il nostro passato, la sua incombenza sul nostro presente e gettare nuova luce sul nostro domani.

arrow 304729 1280Se desideri scrivere la tua storia e lavorare sugli aspetti che emergeranno, sulla sua trasformazione in un'ottica creativa e costruttiva per il tuo quotidiano... Se vuoi anche solo parlarne insieme, scrivi una mail o telefona per richiedere un appuntamento!

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Cara me..." 

Potrebbe interessarti anche "Me lo posso concedere!!"

Potrebbe interessarti anche "La bellezza dell'imperfezione"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Orientarsi per orientare. Orientarsi per far scegliere.

Orientarsi per orientare. Orientarsi per far scegliere.

Nel titolo che oggi vi propongo, due sono le parole che ricorrono: il verbo orientare, nella sua forma attiva e riflessiva e il verbo scegliere.

La parola orientare viene da oriente, dal latino oriens, participio del verbo orior: volgere verso Oriente, sorgere, cominciare. Nella sua accezione etimologica potremmo affermare che il termine indica l’azione che permette all’individuo di identificare la sua posizione rispetto ai punti cardinali, dunque di trovare la direzione del suo cammino.

compass 5137269 1920

Scegliere è una parola, sempre latina, che deriva invece dal verbo exlego: eleggere e richiama la competenza di estrarre (dunque eleggere) dal mare delle possibilità quella più vicina al nostro sentire.

Abbinare le due azioni: quella dell’orientamento e quella dello scegliere, credo che sia fondamentale ai giorni nostri e ritengo, sia sulla base della mia esperienza, sia delle numerose ricerche che ci sono a tal proposito, che sia davvero importante anche e soprattutto nei contesti familiari.

Nonostante si dica spesso, a proposito degli adolescenti, che sono: disattenti, distratti, che non ascoltano mai gli adulti, meno che mai i genitori… da studi fatti è stato possibile verificare che l’influenza del contesto familiare sulla scelta scolastica e/o professionale ha un peso enorme. Anche se a volte il dialogo risulta essere complesso, la comunicazione non dobbiamo mai pensare che si interrompa, anzi…! Quando si smette di parlare in modo fluido, si è solo iniziato a comunicare per altre vie, altri canali, a volte meno diretti.

Diventare consapevoli di questi concetti: che tutto è comunicazione – anche il silenzio – e che i giovani ascoltano i messaggi - specialmente se indiretti - dei loro genitori è fondamentale. Sapere di avere una responsabilità e di essere delle persone che hanno un’influenza sugli altri non può lasciarci indifferenti, né deve spaventarci, ma bensì invitarci ad assumere una posizione più “presente” rispetto a certe tematiche.

question mark 3839456 1920

Se l’orientamento ha a che fare con la nostra direzione e con la posizione che ognuno di noi ricopre in un determinato momento, se la scelta è la capacità di eleggere tra tante opzioni quella più congeniale per noi, per i nostri valori, per i nostri desideri… allora vien da sé che la prima cosa che un genitore è invitato a fare è quella di documentarsi e orientarsi a sua volta per poi facilitare il proprio figlio.

Spesso siamo infatti soliti pensare che l’orientamento, fortemente legato al concetto di scelta, sia qualcosa che riguarda i soli giovani: dimenticando che fino ad una certa età, e oggi sempre più tardi rispetto al passato, i processi decisionali sono legati all’intero nucleo familiare, alla storia genitoriale, ai valori che sono stati tramandati, alle ideologie, ai pregiudizi. Nonostante ci possa sembrare strano o distante da noi, dal nostro modo di pensare… è comune avere dei pregiudizi o dei preconcetti! Spesso ne abbiamo e ne siamo inconsapevoli. Avete presente quando avvertite quelle vocine dentro di voi che vi sussurrano cose del tipo: “Il medico è una di quelle professioni che non passerà mai di moda”. “Il posto fisso è una garanzia”. “Se uno trova un impiego in banca si è sistemato per tutta la vita”. “Ah! Se potessi tornare indietro! Sarei diventato un avvocato! Quello sì che fa i soldi!”

Bene, tutte queste frasi più o meno comuni fanno tutte parte di quello stesso gruppo di idee che spesso condizionano noi e i nostri cari perché non sono il frutto di un’esperienza, di una riflessione consapevole, bensì sono il risultato di un luogo comune. È risaputo, tramandato, lo sanno tutti, è scontato…etc…etc…

E ora diciamo anche questo: non è detto che quello che ha funzionato sempre, fino ad oggi, per tutti, funzionerà ancora, nel futuro, per noi o per nostro figlio. Anzi!

Questi due anni dovrebbero avercelo dimostrato… a volte basta un attimo e tutto si trasforma. Tutto può diventare “altro” rispetto a quello che noi pensavamo, avevamo immaginato… e allora? Credere in quello che facciamo, amare il nostro percorso di vita, di studio, di lavoro… fa la differenza. Essere motivati. Sapere perché abbiamo scelto una strada, cosa ci ha spinto, quali ragionamenti, quali intuizioni, che emozioni… fa la differenza. Aver fatto una scelta ponderando le diverse opzioni ci permette di essere protagonisti attivi del processo, di aver valutato, considerato l’intero scenario e noi. Noi come persone che hanno delle peculiarità, dei sogni, delle caratteristiche uniche, non uguali al figlio del vicino, al cugino di secondo grado, alla sorella del tabaccaio. Uniche e speciali.

umbrella 1588167 1920

Se siamo genitori e abbiamo un figlio, orientarci per orientare, orientarci per far scegliere è la prima cosa che dovremmo veramente avere a cuore di fare. Perché noi siamo importanti. Anche solo con il nostro esempio, con il nostro pensare. Con il nostro commentare il telegiornale. Documentarci su cosa offre oggi il mondo della formazione, del lavoro, del mercato… e ascoltare, osservare… quello che nostro figlio o nostra figlia amano: le loro passioni, le loro doti, le loro attitudini. Perché è vero che tutto si può imparare, ma se non c’è la motivazione, il mordente, la spinta… gli obiettivi sono più difficili da raggiungere e l’impegno costa più fatica nel tempo.  

arrow 304729 1280E se tu dovessi dire in questo momento quali sono le tue convinzioni dal punto di vista formativo e professionale... cosa scriveresti? In che modo "orienteresti" una persona a te cara? E tu, come ti orienti per raggiungere i tuoi obiettivi?

Se desideri parlarne insieme, scrivi una mail o telefona per richiedere un appuntamento!

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Come facilitare la scelta post-maturità di tuo figlio" 

Potrebbe interessarti anche "La famiglia al centro continua il suo servizio"

Potrebbe interessarti anche "Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

"Cara Me..." è arrivato il momento dei bilanci e dei buoni propositi

"Cara Me..."

è arrivato il momento dei bilanci e dei buoni propositi

Cara me,

come stai? Lo so a cosa stai pensando…  non te lo chiedo quasi mai. In verità è una domanda che preferisco non farmi. Chiederselo vorrebbe dire poi fermarsi per ascoltarsi, concedersi un momento per identificare lo stato d’animo, dare un nome alle emozioni che si muovono… magari prendersi anche la responsabilità di accudire quelle ferite che sentiamo essere un po’ scoperte…

Cara me,

lo so che ti ho un po’ trascurata. Presa dai tanti impegni del quotidiano, ho sempre anteposto tante cose a te. Ero convinta di essere nel giusto quando mi sono dedicata anima e corpo al lavoro, a mio figlio, all’amico in difficoltà. Credevo che tu avessi capito il perché preferivo stare davanti al pc fino a tardi piuttosto che andare a dormire! …ma ora, come mai, anche quando mi metto a letto presto, tu non vuoi proprio smettere di farmi pensare? Sembra come se il cervello, non appena la testa poggia sul cuscino, inizi la sua attività preferita: ricordare, ripensare, rimuginare.

Cara me,

a volte è così difficile ascoltarti! Lo so che vorresti parlarmi, darmi dei suggerimenti, dei consigli… ma… nei momenti di difficoltà, quando ho provato a fare come mi suggerivi tu, con quella vocina sottile che dall’interno provava a farmi cambiare idea, a mostrarmi altre strade, nuove prospettive… tutto mi sembrava così diverso da come lo volevo vedere io! Certo, devo ammettere che la maggior parte delle volte hai avuto ragione tu.  Ah! Se ti avessi ascoltato! Magari mi sarei risparmiata tante fatiche. Certo, a posteriori sono bravi tutti a dirlo, ma la verità è che… ogni volta che dovevo prendere una decisione su qualcosa, preferivo sempre rivolgermi altrove, ad altri, e mai a te. Almeno se sbagliavo potevo dire di esser stata consigliata male!

christmas eve 436138 1920

Cara me,

è stato un anno impegnativo. Sono stanca. Pensavo che se mi fossi tanto dedicata a tutto quello che avevo intorno avrei raggiunto i miei obiettivi e questo mi avrebbe appagata. Lo so che ho mantenuto dei ritmi folli per tantissimi mesi: poco riposo, alimentazione sbagliata… ma ero certa che la soddisfazione del traguardo mi avrebbe ricompensata! Ora invece non capisco più se sono felice oppure triste. Sono ingrassata, faccio fatica a recuperare uno stile di vita sano e, con difficoltà, riesco ad immaginare cosa desidero dal nuovo anno che sta per arrivare.

Cara me,

hai ragione te quando mi dici di rallentare. Sono sempre così concentrata sul prossimo passo da fare che ho dimenticato come ci si ferma e, allo stesso tempo, mi sono rifiutata di voler scorgere la risorsa che tu hai sempre cercato di mostrarmi nei silenzi, nelle pause, nelle attese. Stare fa paura. Quando la mia attenzione si sofferma sul chi sono mi incupisco… Lo so che sembra essere un controsenso, eppure, quando faccio-faccio-faccio mi sento meglio. Mi sento bene. O forse così mi sembrava fino ad oggi.

Cara me,

scrivendoti mi accorgo che tante cose che in questo anno non sono andate come mi sarei aspettata, se devo essere sincera, tu le avevi predette fin dal principio. Non ti ho voluto ascoltare. Ho preferito portare l’attenzione su quello che mi dicevano gli altri, sulle scelte che mi sembravano essere più facili… non ho investito su di te. Le mie energie le ho sempre spese per le persone che mi erano accanto, per le cause altrui, per guarire ferite non mie. Credevo che per me avrei avuto tempo. Più tempo a disposizione. Oppure che qualcuno lo avrebbe fatto al posto mio. Di prendersi cura di te.

christmas 1833916 1920

Cara me,

guardandomi allo specchio in questa vigilia di Natale mi sono accorta, come per magia, che forse stavo sbagliando: che non c’è una seconda possibilità per apprezzare ciò che abbiamo, per onorare il nostro presente, il valore del nostro quotidiano. Cara me, quest’anno decido che riparto da Te. Se fino ad oggi non l’ho mai fatto fino in fondo, da domani mi fiderò del tuo intuito, del tuo sentire. Accetterò che essere è più importante che fare; che imparare a fermarsi è ancora più importante dell’imparare a correre. Mi allenerò nell’essere disciplinata, non perché rigida, ma perché dedita al raggiungimento dei miei obiettivi che mi donano piacere, gioia, soddisfazione. Quando sani.

Cara me,

da domani sarai la prima persona alla quale penserò al risveglio e l’ultima alla sera alla quale rivolgerò la mia gratitudine. Mi prenderò cura di te e della tua salute. Coltiverò i tuoi talenti, mi dedicherò al tuo benessere, ai tuoi sogni, alla custodia dei tuoi valori e dei tuoi ideali. Imparerò ad amare te, prima di tutti gli altri e a sanare io per te le tue ferite. Senza delega alcuna.

Cara me, grazie per essere così come sei.

Imperfetta, ma bellissima.

 

arrow 304729 1280E se tu dovessi scrivere la tua lettera personale... quali aspetti metteresti in evidenza e quali impegni senti di doverti prendere con te stessa o con te stesso per il nuovo anno? Se pensi di aver bisogno di una mano, possiamo farlo insieme! ...sarà un modo diverso di onorare il passaggio che il Natale ci porta a vivere e un'opportunità di iniziare il nuovo anno con maggior consapevolezza

Tanti carissimi auguri!

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "sf-AMIAMOCI" 

Potrebbe interessarti anche "La famiglia al centro continua il suo servizio"

Potrebbe interessarti anche "Lo zero democratico"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

 

Lo zero democratico

Lo zero democratico

Venerdì scorso sulla pagina Facebook di Bambini e Genitori ho avuto il piacere di condurre una diretta insieme a Franca Errani, Counselor Coach Relazionale, Metodo Voice Dialogue, nonché mia collega nel progetto del libro “Il Cibo come via, gli Archetipi come guida”, a proposito della vulnerabilità e delle strategie che ognuno di noi mette in campo per difendersi.

Il titolo, un po’ ironico era “La cipolla che non fa piangere”, un modo per sottolineare, con leggerezza, l’involucro a strati che ogni persona costruisce, nel corso della sua esistenza a protezione di quel prezioso cuore che è la nostra essenza.

La diretta (che se volete potete riascoltare al seguente link) è stata un’occasione molto interessante per mettere in luce alcuni concetti che spesso trascuriamo perché troppo presi da altro o troppo spaventati dall’idea di poterci fermare a pensare…a stare.

La parola vulnerabilità deriva dal latino, dove vulnus significa ferita (non solo facendo riferimento a delle ferite fisiche ma anche a quelle dell’anima) e habilis, agile, maneggevole.  Vulnerabile è colui che si trova in una condizione in cui può essere ferito.

Ma habilis è la stessa parola latina da cui deriva un’altra parola importante per noi: responsabilità, la capacità di saper dare responsi alla vita. Se da un lato dunque, la vulnerabilità è una possibilità a ricevere qualcosa (in senso negativo), la vulnerabilità ci offre anche il dono di poter ricevere qualcosa e di aprirci ad un più ampio ventaglio di sfumature e di emozioni.

Ognuno di noi quando nasce riceve, a sua insaputa e senza intenzionalità alcuna, una ferita. Una prima ferita potremmo dire e, su questa base, inizia piano piano a svilupparsi la nostra personalità. Il nostro modo di rapportarci al mondo che ci circonda.

baby 2387661 1920

Questo “trauma” è inevitabile per far sì che si sviluppino determinati comportamenti e ci si identifichi con alcune parti di noi (chiamate sé primari) e porta come aspetto secondario che se ne isolino delle altre parti complementari e si inizino a percepire alcune situazioni come possibili fonti di sofferenza.

Quando siamo piccoli infatti la nostra ferita è scoperta. Sono i nostri genitori che si prendono cura di noi e di lei e spesso questo non avviene. Anche in questo caso non è intenzionale e voluto. Ci vuole del tempo affinché si inizi a comprendere che ognuno deve essere una buona madre e un buon padre di sé stesso. Occorre fare pratica e avere pazienza per arrivare a sapersi accudire in autonomia la propria ferita.

Ecco che allora, in questo intervallo di tempo, da quando siamo nati a quando impariamo a prenderci cura di noi, la probabilità di sentirsi feriti è più alta e, man mano che questo accade, per evitare che ciò avvenga sviluppiamo delle strategie, ispessiamo di strati, come una cipolla, la nostra essenza, così da sentirci meno vulnerabili.

E cosa accade così facendo? …che a lungo andare, se non impariamo a gestire le nostre difese, nelle relazioni iniziamo a limitarci. Per paura di essere feriti, ci irrigidiamo, ci chiudiamo. A volte scappiamo. Altre attacchiamo per primi. In alcune occasioni arriviamo a congelarci.

heart 4172398 1920

La paura di sentire la nostra ferita se da un lato ci mostra la nostra vulnerabilità, dall’altro però ci offre una grandissima risorsa: la consapevolezza che non è qualcosa che riguarda solamente noi. La paura è uno zero democratico. Riguarda tutti. Ognuno di noi la avverte.

Accogliere questo essere vulnerabili, umani, imperfetti è il primo passetto per imparare a gestire le nostre difese. Riconoscere che la perfezione non esiste è un fondamentale. Ci rende umani. Ci fa entrare in relazione. Apre un dialogo più autentico con gli altri, con i nostri cari. La consapevolezza di essere tutte persone che possono essere ferite in egual misura, ci mette sullo stesso piano.

Permettersi di essere vulnerabili è un atto di coraggio. Dopotutto, non è forte chi sopporta di più o chi indossa la maschera della felicità più a lungo. Forte è colui che mostra ciò che sente, ammettendo i propri errori e le proprie ferite.

(Valeria Sabater)

Leggevo qualche giorno fa una frase in un articolo di Paola Bonavolontà: la fede e la vulnerabilità aprono la via al dialogo.

Questa frase mi è rimasta così impressa che la cito con grande piacere ad introduzione di un altro importante passaggio. Nel momento in cui ci riconosciamo persone vulnerabili e accettiamo di essere noi i veri responsabili della misura in cui gli altri possono ferirci, permettiamo a tutte le parti di noi di emergere, di entrare in relazione, anche intima con gli altri.

L’intimità ha infatti molto a che vedere con la vulnerabilità! Nelle relazioni costruiamo infatti una vera intimità solo quando ci concediamo di essere noi stessi, e diamo all’altro la possibilità di apprezzarci e accettarci così come siamo.

Aprirsi e lasciare che il nostro cuore possa scambiare della sana energia ci nutre e nutre l’altro.

Qualcuno venerdì durante la diretta chiedeva se la vulnerabilità sia sinonimo di fragilità. Al contrario! Fragilità deriva dal latino frangere, rompere. Se io riconosco la vulnerabilità non mi rompo, ma riconosco che posso essere ferito e soprattutto che posso ferire a mia volta. Essere consapevole di quello che posso ricevere, ma anche di quello che posso fare all’altro mi restituisce un potere attivo; una possibilità di scelta nel come voglio stare in una relazione.

rose flower 4421254 1920

Con Franca nella diretta portavamo come esempio il protagonista di un suo nuovo romanzo, DivinDinero. Giuseppe, un uomo adulto che ha deciso, per evitare di essere ferito, la fuga… è proprio quando si trova solo con sé stesso a pensare, lontano da tutti e dal suo grande amore Gina, che comprende di come anche lei abbia usato delle strategie per difendersi ed evitare di soffrire e forse vale la pena concederle un’altra possibilità.

La vulnerabilità è un valore. Anche se facciamo fatica a pensarla in questi termini. Non siamo super eroi e, come spesso ripeto con i miei clienti, anche Superman aveva il suo tallone di Achille, la criptonite! Sapere quali sono i nostri punti deboli e comprendere quelli di chi abbiamo di fronte ci offre la possibilità di essere prudenti, di non pensare di avere sempre la verità in tasca, ma anche, e soprattutto, di essere indulgenti verso di noi e verso gli altri.

In un mondo che ci chiede sempre più di essere forti, duri e prestativi, la grande rivoluzione sarebbe quella di imparare ad abbracciare gli opposti e saper essere dolci, emotivi, vulnerabili.

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "sf-AMIAMOCI" 

Potrebbe interessarti anche "La famiglia al centro continua il suo servizio"

Potrebbe interessarti anche "Il potere dell'ascolto"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

"La Famiglia al Centro" continua il suo servizio

La Famiglia al centro

Lo sportello di ascolto “La Famiglia al centro” continua il suo servizio. Non solo per le famiglie, ma anche per tutte quelle persone che hanno bisogno di un supporto e di un orientamento.

Quante volte ci accade nel corso della nostra vita di attraversare dei momenti di difficoltà, di smarrimento, di non sapere come gestire i disagi che sentiamo o di cercare un aiuto per prendere una decisione? Spesso ci rivolgiamo ai nostri amici, al medico curante, al collega di lavoro… e, altrettanto spesso, dopo esserci confidati e aver parlato del nostro problema… la sensazione che avvertiamo è di delusione. Ripercorriamo la conversazione, ci soffermiamo sulle frasi che non ci sono sembrate empatiche ed accoglienti, rimuginiamo sulle parole che ci hanno ferito… e così, non soltanto, non abbiamo affrontato in modo ecologico e funzionale il nostro disagio, ma piuttosto abbiamo demandato agli altri la responsabilità di offrirci delle risposte, delle soluzioni, una strategia per poter stare meglio.

mistake 1966448 1920

Nei colloqui è frequente parlare con clienti che raccontano di come si siano sentiti poco ascoltati e compresi dalle persone a loro vicine nel momento del bisogno.

Ma siamo veramente sicuri che spetta ai nostri cari aiutarci? …o sarà forse che spesso investiamo un po’ troppe aspettative nelle relazioni e sulle persone che ci accompagnano quotidianamente?

Essere amici non significa necessariamente essere in grado di saper risolvere i problemi dell’altro. Essere colleghi non implica essere in grado di saper facilitare le decisioni o le scelte altrui. Essere medico curante non vuol dire essere tuttologo. E allora?

Intanto familiarizziamo con questi concetti… e prendiamo atto che, nella nostra vita, può essere utile al nostro benessere individuare delle figure di riferimento che ci accompagnino e sostengano nei momenti di difficoltà. Scegliere un professionista della relazione di aiuto non vuol dire infatti ammettere di essere delle persone problematiche, anzi, al contrario! Diventare consapevoli che, come il dentista, il nutrizionista, il dermatologo… può essere fondamentale avere una persona con la quale parlare dei propri problemi emotivi, relazionali, decisionali… ci pone in una posizione di enorme vantaggio. Sapere a chi rivolgersi, avere una rete di protezione che al momento opportuno si attiva per aiutarci nel trovare le energie e le strategie necessarie a trasformare i nostri disagi in risorsa… non è una condizione che dipende dal caso! È una scelta, non scontata ma personale, dove ognuno può, riconoscendo la sua vulnerabilità e non invincibilità, attivarsi per contattare quella figura in grado di sostenerlo, accompagnarlo, orientarlo quando ne sente il bisogno.

sunset 1807524 1920

Lo sportello di ascolto “La Famiglia al centro” è oggi al suo secondo anno di attività. Rivolto a chiunque avverta un disagio, un problema, una difficoltà… grazie alla presenza di un Counselor Relazionale con una qualifica come Consulente Genitoriale, su prenotazione è possibile fissare un colloquio orientativo per valutare l’intervento e le strategie più efficaci al proprio benessere.

Come può aiutarvi un Counselor

Il counseling è una professione relativamente nuova che nasce agli inizi del 1900 negli Stati Uniti d’America per supportare tutti quei soldati che dopo la guerra, tornati a casa, sentivano la necessità di ricominciare una vita, trovare un lavoro, accudire delle ferite, guarire dei dolori, superare delle perdite, rielaborare dei lutti.

Basata sull’empatia, tutta l’attenzione nel counseling è centrata sul cliente affinché questi possa focalizzare le proprie risorse e trovare, facilitato, ma in autonomia, le strategie e gli strumenti necessari al superamento del momento di disagio che sta attraversando.

Il setting è lo spazio all’interno del quale si instaura la relazione tra il Counselor e il Cliente ed esso prevede che, in un ambiente protetto il cliente si senta libero di potersi esprimere e raccontare le proprie fragilità, sicuro di avere davanti a sé un counselor attento che lo ascolta e ne accudisca le vulnerabilità.

Attraverso un percorso personale, teorico ed esperienziale, il Counselor è una figura professionale che ha studiato per orientare il prossimo nelle sue scelte, facilitarlo nel prendere consapevolezza di sé e del contesto in cui vive. Comprese le persone con cui si relaziona.

Il Counselor non dà consigli, non offre soluzioni, non cura patologie e non ha la bacchetta magica. Il counseling è una relazione che si fa in due (o in gruppo, a volte) dove: il counselor mette la sua professionalità e il cliente decidendo di intraprendere un percorso di consapevolezza e di trasformazione, investe le sue energie e il suo impegno.

Lo sportello

Non sempre gli obiettivi sono chiari fin dal principio. Spesso, il primo passetto che il cliente ha bisogno di fare con un supporto è quello di guardare alla sua vita, alle relazioni, alle dinamiche che la caratterizzano, da un’altra prospettiva.

Guardare con oggettività il proprio vissuto non è scontato, spesso occorre un periodo di allenamento… ma questo è fondamentale per poter individuare le mete alle quali si vorrebbe giungere! …e soprattutto per poter, di conseguenza, delineare il tragitto da seguire, le tappe intermedie, il percorso e la strategia migliore.

Non sempre il counselor è la figura professionale più idonea. A volte può essere necessario un supporto da parte di altri professionisti per aiutare la persona a raggiungere il proprio benessere… e in quel caso il counselor indirizza, orienta e, se il cliente lo desidera, accompagna.

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini" 

Potrebbe interessarti anche "Ti posso aiutare se mi aiuto per primo"

Potrebbe interessarti anche "Il potere dell'ascolto"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Il Vescovo Bruno Forte incontra i giovani e l’Associazione Orizzonte ODV

Il Vescovo Bruno Forte incontra i giovani e l’Associazione Orizzonte ODV

“Al centro della vostra idea c'è la dignità della persona umana. Far sì che ognuno si senta amato, incoraggiato...a dare il meglio di sé. Dio nasconde perle in ognuno di noi. A volte può sembrare faticoso farle emergere, ma è un lavoro dal valore immenso”.

Bruno ForteEsordisce così il Vescovo Bruno Forte durante l’incontro che ha visto riuniti insieme i giovani ragazzi prossimi a ricevere il Sacramento della Cresima e le famiglie dell’Associazione Orizzonte ODV, realtà di Francavilla al Mare che dedica le sue energie ai ragazzi diversamente abili e alle loro famiglie.

Far sì che ognuno si senta amato, incoraggiato...a dare il meglio di sé.

Provate a chiudere gli occhi, a fare 3 respiri profondi e a ripercorrere con la vostra memoria i momenti salienti della vostra adolescenza o di quella dei vostri figli. Quante volte avete avuto la chiara sensazione di essere amati e incoraggiati a dare il meglio di voi e quante volte potete dire con certezza di aver spronato e sostenuto i vostri figli nel fare tutto quello che era nelle loro possibilità? Magari l’incoraggiamento è più facile da ricevere e offrire, ma il sostegno… bè quello non è così scontato.

A volte può sembrare faticoso farle emergere, ma è un lavoro dal valore immenso.

Far emergere i nostri talenti e quelli dei nostri figli. Come si fa? Quale ricetta magica dovremmo adottare nel nostro quotidiano?

Questo il tema affrontato questa mattina nella Chiesa degli Angeli Custodi.

Come Consulente Genitoriale sono stata molto colpita dalle domande che sono emerse e da come ci sia, oggi più che mai il bisogno di confrontarsi con la propria capacità di saper affrontare le scelte che la vita ci pone davanti, con la propria abilità di saper gestire le emozioni, i passaggi… e di come parole quali Fede, Fiducia, Responsabilità, Accoglienza, Accettazione… siano fondamentali per la qualità del nostro quotidiano.

  • Bruno Forte 2 ridCos'ha provato quando ha ricevuto la Cresima?

Chiede il primo ragazzo che coraggiosamente si fa avanti…

  • Ero piccolo, avevo 6 anni e mezzo... un tempo si usava così: la Comunione e la Cresima Insieme. Il valore e la profondità del dono che avevo ricevuto l'ho compreso soltanto 10 anni dopo...quando ho ricevuto la vocazione e a 17 anni ho deciso di diventare sacerdote.
  • In un momento complesso come quello che stiamo vivendo di grande incertezza e cambiamento, visto che abbiamo qui con noi dei ragazzi che si stanno apprestando a fare delle scelte importanti dal punto di vista scolastico e professionale… ha mai avuto paura di aver fatto la scelta sbagliata? E, se dovesse raccontare loro come ha gestito i Suoi momenti di difficoltà, come potrebbe raccontarci l’accudimento delle Sue vulnerabilità?
  • Con fiducia. Pregando. Mi rivolgevo al Signore per farmi sostenere nei momenti di difficoltà, ma ringraziando Dio non ho mai avuto ripensamenti.
  • Come ha capito la sua vocazione?
  • Ero in un momento di grande difficoltà. Andai ad un campo estivo con la Chiesa e sentii parlare il Vescovo di allora. Provai una grandissima gioia nell’ascoltare le sue parole e compresi che Quella era la mia strada. Lo dissi a mia madre. Lei scoppiò in lacrime. Aveva già capito tutto; come tutte le madri. Quando lo dissi a mio padre, lui non aveva invece capito nulla (come tutti i padri) e mi disse vai. Siamo felici e orgogliosi di te, ma sappi che se dovessi cambiare idea e decidere di tornare a casa...io non perderò la stima che ho dite. Noi non perderemo la stima e la fiducia in te.

Importantissimo fu per me sentirmi libero.

  • Come ha capito che aveva fatto la scelta giusta?
  • Quando ho preso la decisione di diventare Sacerdote ho avvertito una grande gioia. La gioia mi ha indicato che era la via giusta.
  • Cos'ha provato quando ha fatto le prime Cresime?
  • Erano 17 anni fa, oggi ne ho fatto oltre 50000... ed ho sempre pensato che fosse un gran privilegio e una grande gioia poter accompagnare tanti ragazzi, adulti… in un passaggio tanto importante per la loro vita. Cristiana e personale.
  • Come possiamo ben disporci a ricevere lo Spirito Santo?
  • Facendo una richiesta specifica allo Spirito Santo. Mettendoci in un atteggiamento aperto all'accoglienza e al ricevimento.
  • Spesso assistiamo a famiglie dove di problema non ce n'è uno, ma moltissimi. Che risposta dare quando ci vengono fatte delle domande e ci viene chiesto di offrire loro un aiuto al perché tanta sofferenza tutta insieme?
  • Più che la risposta teorica è la Vita stessa che ci offre le risposte che chiediamo e che stiamo cercando. Il nostro compito non è offrire delle risposte, ma orientare le persone a vivere secondo i loro valori, ad imparare a saper accogliere, accettare, ad aver fiducia, ad avere fede.

…la dignità della persona umana.

E che cos’è la dignità della persona umana se non la capacità di vivere nell’ascolto di quelli che sono i nostri valori più alti, nell’accettazione di quello che siamo, nell’accoglienza di ciò che incontriamo, nella fiducia in noi e nei doni che ci sono stati dati e nella fede in un Disegno più grande di quello che noi immaginiamo, pensiamo e comprendiamo?

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Quando il matrimonio genera conflitto" 

Potrebbe interessarti anche "Aiutare il proprio figlio a studiare? E come?"

Potrebbe interessarti anche "Il potere dell'ascolto"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Il potere dell'ascolto

Il Potere dell'ascolto

– Qual è la cosa di cui hanno più bisogno gli esseri umani?
– Il desiderio sconfinato di essere ascoltati.

(Eugenio Borgna)

Quando un bambino piccolo inizia la sua esplorazione del mondo e fa le sue prime esperienze relazionali, impiega un tempo prima di apprendere che la comunicazione con un'altra persona è fatta di pause: di momenti in cui si parla e altri in cui si ascolta.

Nel processo evolutivo dell’individuo questo comprendere che esiste un’alternanza è un momento decisivo nello sviluppo, perché prevede l’aver acquisito il concetto che non tutto ruota attorno a noi, ma esiste l’altro con il quale si può avviare una relazione comunicativa e al quale dobbiamo dare uno spazio.

Con la crescita e la vita frenetica che spesso siamo portati a condurre, questo ritmo fatto di pause e di affermazioni o domande, nel nostro intento di comunicare si perde e la nostra attenzione inizia via via a concentrarsi sulla cosa da dire, sull’avere ragione, sullo smentire la posizione altrui, sul dimostrare il perché del proprio punto di vista.

sheep 3557445 1920

Praticamente, se da un lato i nostri scambi con il mondo che ci circonda diventano sempre più frequenti e intensi (soprattutto oggi con la tecnologia e i nuovi mezzi di comunicazione), dall’altro il nostro modo di relazionarci diventa sempre più autoreferenziale e privo di reali e nutrienti condivisioni.

Per comprendere in modo semplice questo dato vi basterà accendere la televisione su un qualsiasi canale dove trasmettono un dibattito. Tutti sono più intenti a dire la propria opinione che a rispondere realmente a quello che gli altri hanno affermato prima di loro. Spesso, la frustrazione di non riuscire ad affermare il proprio punto di vista o il percepire di non essere ascoltati, è così intensa da creare un disagio, provocare reazioni di rabbia, spingere all’utilizzo di parole inappropriate.

Quello che avviene in televisione e che potrebbe sembrarci il frutto di un contesto irreale, in verità è un fenomeno esasperato e ingigantito di quanto accade nel nostro quotidiano.

Se segui la mia rubrica, in più di un articolo ti dovrebbe essere capitato di leggere a proposito dell’importanza che dovremmo dare all’ascolto.

Saper ascoltare, per quanto ci possa sembrare scontato e naturale è in realtà un’abilità che non tutti sviluppano e coltivano nella propria vita. La maggior parte di noi sente, ma non ascolta.

Sentire è un’azione legata al senso dell’udito e ha a che fare con la ricezione passiva dei suoni e dei rumori. Automaticamente, ognuno di noi, se posto all’interno di una stanza, sente tutte le onde sonore che colpiscono le sue orecchie senza poter far nulla per impedirlo. Noi sentiamo anche senza rendercene conto.

people 763156 1920

Parlare è un bisogno. Ascoltare è un’arte
(Goethe)

La prima differenza fondamentale che dunque possiamo sottolineare: ascoltare è un atto volontario, un’arte per Goethe: uno sforzo attivo, un impegno da parte del soggetto che deve intenzionalmente “mettersi in ascolto”. Un’abilità da potenziare. Legata al senso dell’udito, coinvolge in realtà tutti e cinque i sensi e richiede specifici comportamenti che vanno imparati ed allenati.

Dal punto di vista pratico, un buon ascolto prevede:

  • Una buona osservazione di ciò che accade fuori e dentro di noi
  • Curiosità e autentico interesse per il nostro interlocutore
  • Sospensione del giudizio
  • Avere il giusto tempo a disposizione senza distrazioni
  • Concentrazione
  • La possibilità di prendersi un momento di riflessione subito dopo

Saper ascoltare, sia in famiglia che sul lavoro, è una capacità che può letteralmente trasformare la qualità della nostra vita. Il suo potere è… disarmante. Quando ci poniamo di fronte alle persone con un atteggiamento di reale ascolto non soltanto siamo aperti a comprendere la posizione dell’altro ma siamo vigili nell’osservare il dentro e il fuori di ciò che sta accadendo simultaneamente: le emozioni di chi ci parla e quelle che noi proviamo, le energie che si muovono, la coerenza tra il linguaggio verbale e il non verbale, il messaggio nella sua interezza.

Dovendoci concentrare su quanto sta avvenendo siamo presenti, nel qui ed ora, con tutte le nostre capacità percettive. Senza distrazioni, avendo deciso di dedicare un tempo a quella conversazione, siamo più pazienti, aperti, tolleranti. Sospendendo il giudizio ci poniamo in una posizione simmetrica rispetto all’altro, sullo stesso piano, facilitando la comunicazione e la trattazione di tematiche magari difficili da affrontare in altri contesti.

Essere concentrati sull’ascolto non ci obbliga a dover rispondere, non implica che si debba necessariamente nell’immediato offrire un feedback. Ascoltare vuol dire esserci in modo totale, accogliere ciò che l’altro ha da offrirci per poi restituire ciò che ci è arrivato, magari arricchito dalle nostre riflessioni.

Allenarsi all’ascoltare attivamente gli altri è una pratica che ci regala i suoi doni fin dall’immediato. Se praticato con regolarità, un buon ascolto potenzia l’empatia, sviluppa le nostre capacità attentive, stimola l’apprendimento e la nostra crescita personale, migliora l’efficacia delle nostre strategie comunicative e relazionali, favorisce una graduale distinzione tra l’agire e il re-agire.

Parlare è il modo di esprimere sé stesso agli altri.
Ascoltare è il modo di accogliere gli altri in sé stesso.
(Wen Tzu)

Se mentre leggevi questo articolo ti sono venute in mente delle relazioni all’interno della tua quotidianità dove la comunicazione non è efficace, ti sembra di non essere compreso o che quando parli in realtà la tua posizione è assai distante da quella dell’interlocutore, è possibile che ci sia un problema. In questo caso può essere molto utile fermarsi a riflettere su cosa noi possiamo fare per migliorare la situazione. Ricordandoci sempre che non ci è possibile cambiare gli altri, ma solo lavorare su noi stessi, portare l’attenzione sul nostro modo di ascoltare può fare la differenza. Con costanza e impegno, esercitati quotidianamente a dedicare un tempo, in almeno una conversazione al giorno, ai punti prima trattati.

Può essere utile appuntarsi cosa accade su di un quaderno.

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini" 

Potrebbe interessarti anche "Come cambiare prospettiva e migliorare la qualità della propria vita"

Potrebbe interessarti anche "Come gestire il fascino dei videogiochi sui più piccoli"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

AIUTARE IL PROPRIO FIGLIO A STUDIARE SI O NO? …e come?!!?

AIUTARE IL PROPRIO FIGLIO A STUDIARE SI O NO?

…e come?!!?

Qualche giorno fa mi trovavo a parlare con una mamma sconsolata dall’impegno quotidiano, piuttosto “importante” in termini di tempo e di energia, con i compiti quotidiani del proprio figlio.

Durante il colloquio raccontava di quanto fosse fondamentale la sua presenza costante e di quanto fosse stancante (e talvolta frustrante) dover passare ore e ore ad insistere con suo figlio affinché rimanesse seduto e concentrato.

Quanti genitori si identificano in questo quadretto pomeridiano?

Immagino che non sia un caso isolato… e, a prescindere dalle polemiche circa i quantitativi di compiti assegnati, l’utilità di assegnare degli esercizi fuori dall’orario scolastico… resta la necessità, all’interno della maggior parte delle famiglie, di doversi confrontare con: aiutare o no i propri figli a studiare? E se “sì”, in che modo?

child 1073638 1920

Le scuole sono ormai iniziate da qualche settimana e, dopo mesi turbolenti, al momento, sembra che il loro ritmo sia ripreso con regolarità. La lunga pausa che ha visto i bambini e i ragazzi lontani dai banchi e dalle loro consuete attività quotidiane, se aggiunta alla situazione che hanno dovuto affrontare dal punto di vista emotivo, oltre che pratico, ha sicuramente interrotto una routine e reso ancora più difficoltoso il normale sviluppo di crescita.

Se da un lato ci viene ripetuto costantemente che è importante accompagnarli e supportarli, soprattutto oggi che hanno più bisogno di noi e delle nostre attenzioni, d’altro canto spesso siamo combattuti e in difficoltà nel “dosare” la nostra presenza. Ci viene ripetuto che è necessario lasciarli sbagliare, che non dobbiamo, come adulti, fare i compiti al loro posto, ma allo stesso tempo ci viene chiesto di seguirli. Come trovare dunque la giusta misura?

Una prima riflessione che potremmo fare è quella sulla funzione che i compiti a casa possono avere nella crescita dei nostri piccoli. A prescindere dai numerosi studi e dalle diverse teorie sulle quali potremmo trascorrere diverse ore a disquisire, da Consulente Genitoriale, se mi trovassi con un genitore durante un colloquio a parlare di questa tematica, il primo aspetto che mi sentirei di affrontare è: l’unicità di ciascuna situazione. Non esiste una ricetta magica da seguire o un protocollo valido per tutti i bambini o tutti i ragazzi! …ciò che invece mi sentirei di ripercorrere sono alcune delle finalità con le quali solitamente gli insegnanti assegnano i compiti:

  • Fare i compiti è un esercizio di responsabilità: attraverso l’assegnazione di tanti piccoli incarichi, esercizi… da portare a termine, i bambini e i ragazzi imparano gradualmente ad avere dei compiti, al di fuori dell’orario scolastico, dei quali sono responsabili;
  • Fare i compiti durante l’orario pomeridiano, nel fine settimana o nei mesi estivi implica un’organizzazione e una gestione del proprio tempo, delle proprie risorse, delle proprie energie;
  • Fare i compiti tra un gioco e una partita di pallone o una lezione di tennis equivale ad un esercizio di valutazione, di assegnazione delle priorità, di organizzazione;
  • Fare i compiti a casa vuol dire trovare un metodo personale di studio, di memorizzazione, di lavoro, un’autonomia di lavoro.

e dunque, come genitore e come adulto, in che modo io posso supportare mio figlio nel raggiungimento di questi obiettivi?

child 5929445 1920

Quando mi siedo al suo fianco e insieme leggiamo il diario, verifichiamo quello che deve fare… lo sto aiutando nell’assumersi le sue responsabilità, nella gestione del suo tempo, nel comprendere quali sono le sue priorità, nel trovare un suo metodo e una sua autonomia? Oppure sto cercando di fare in modo che si sbrighi, che non faccia errori, che rispetti gli impegni familiari, che segua le mie indicazioni, che impari il mio metodo?

Dimmi e io dimentico;
mostrami e io ricordo;
coinvolgimi e io imparo.
(Benjamin Franklin)

Ogni volta che un genitore mi chiede in che modo poter aiutare il proprio figlio a studiare, la prima cosa che domando è: qual è la finalità che entrambi date allo studio?

 

Ricordarsi la propria motivazione è la miglior carica, nonché il primo gradino che dobbiamo salire per poter essere di aiuto. Ricordare l’obiettivo all’altro e porsi in una posizione di assenza di giudizio è il secondo.

Spesso, soprattutto con i bambini e con i ragazzi che non hanno particolari difficoltà, lo scoglio più grande nel farli studiare sta nel far capire loro il perché sia importante farlo, cosa potrà offrire loro la scuola, quali sono le abilità che dovranno acquisire e quali mete potranno, grazie anche allo studio, raggiungere. Indipendentemente dal nostro giudizio e dalle nostre valutazioni.

All’atto pratico, iniziamo dunque con il porci, da adulti, in uno stato di ascolto e chiediamoci: quali sono le difficoltà che mio figlio incontra? In cosa ha bisogno di aiuto? Come mi sto ponendo nei suoi confronti? Che linguaggio adopero quando cerco di aiutarlo a studiare? Quali sono gli aspetti sui quali si può lavorare?

LO SPAZIO

Per studiare è importante che il luogo sia adatto: un ambiente accogliente, ben illuminato può fare la differenza. La stanza dove solitamente studia mio figlio com’è? E’ silenziosa? Come ci si sente? Proviamo a chiederci. Potrebbe essere una strategia, qualora non lo abbiate già fatto, coinvolgerlo nel rendere il suo spazio di studio più a misura sua e dei suoi gusti. Non servono grandi investimenti. Magari anche solamente una lampada da scrivania nuova può bastare a trasformare energeticamente un luogo.

IL TEMPO

Studiare con efficacia richiede l’individuazione della miglior fascia oraria per ciascuno di noi. Aiutare nostro figlio nell’organizzazione del proprio tempo è uno degli aspetti più importanti. Soprattutto se all’inizio, pianificate un momento della settimana in cui potervi sedere insieme a tutti i membri della famiglia e pianificate la settimana secondo le diverse attività e i diversi impegni. Per ciascuna giornata, scrivete o disegnate (a seconda dell’età) quali sono le ore dedicate allo sport, allo studio, al gioco e alla merenda! Non dimenticate infatti di intervallare ogni ora dedicata allo studio con delle piccole pause di svago che comprendano, a metà pomeriggio, qualcosa da mangiare che dia energia fino all’ora di cena. Molto importante è poi fare in modo che tutti rispettino i propri impegni individuali. Potrebbe essere anche un modo per parlare quotidianamente di ciò che si è fatto ed eventualmente discutere di quali sono stati gli imprevisti.

girl g5fe540ef8 1920

IL MATERIALE E L’ORGANIZZAZIONE

Per evitare che vostro figlio si alzi ogni 2 minuti per prendere qualcosa, fondamentale è che lui impari ad organizzare il suo piano di studio, il materiale che gli occorre, i libri, i quaderni e tutto ciò che può essergli utile. Soprattutto all’inizio facilitatelo nel fare una lista di quello che può servirgli. Non fate voi per lui lo sforzo di ricordargli le cose! Ricordate quale dovrebbe essere il vostro fine e tenetelo bene a mente.

IL METODO

Come accennavo all’inizio di questo articolo, i compiti a casa sono molto importanti per aiutare i bambini e i ragazzi a trovare un proprio metodo di studio. Anche in questo aspetto, non esiste una regola fissa: ci sono persone che apprendono meglio leggendo, altre ascoltando, alcune facendo schemi, altre ancora prendendo appunti. Man mano che si va avanti con il carico di responsabilità, dalle elementari all’università, ognuno di noi dovrebbe mettere a punto una metodologia sempre più personalizzata ed efficace al raggiungimento dei propri obiettivi. Facilitare, come genitori, l’individuazione di quale sia il metodo ottimale (dal punto di vista del rapporto costi/benefici) per i nostri figli è fondamentale. Ottimo è nell’illustrare il proprio metodo che può fungere da input. Deleterio può diventare l’imposizione di una procedura che non si addice all’altrui modo di apprendere e di ragionare! Via libera dunque al confronto e al dialogo, magari anche in presenza dell’altro genitore e degli altri fratelli… occhio però a lasciare libertà di sperimentazione e di scelta.

LA VERIFICA

Abbiamo detto che è importante non essere direttivi, ma questo non vuol dire che, soprattutto se ci accorgiamo che ci sono delle difficoltà non dobbiamo verificare come studia nostro figlio e quali risultati raggiunge. Parlando di autonomia, ricordiamoci che un’abilità molto importante che dovrà acquisire nostro figlio sarà quella di sapersi valutare da solo. Proviamo dunque, piuttosto che a calarci nei panni dell’insegnante, a coinvolgerlo nel raccontarci quello che ha studiato. Quali materie ti hanno maggiormente interessato? Quali difficoltà hai incontrato? Cosa ti ha incuriosito? Gli esercizi li hai trovati utili? In quale ambito del quotidiano potresti trovare utile una delle materie/degli argomenti che hai studiato?

Fate in modo che lo studio diventi uno spunto per dialogare e comunicare.

Coinvolgere gli adulti di domani ad interrogarsi su cosa stanno studiando, sull’importanza dei contenuti, la loro spendibilità… non solo li motiverà nel loro personale percorso di crescita e di istruzione, ma li aiuterà nel comprendere quali sono anche gli ambiti che maggiormente li coinvolono.

Se qualcosa per voi dovesse essere nuovo, chiedete loro maggiori spiegazioni. Date loro la soddisfazione di potervi spiegare quello che hanno imparato e gratificateli. Questo non solo li aiuterà nel rafforzare la loro autostima e senso di autoefficacia, ma li motiverà a proseguire.

La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.
(Plutarco)

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini" 

Potrebbe interessarti anche "Come gestire le emozioni della prima campanella"

Potrebbe interessarti anche "Me lo posso concedere!"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Ti posso aiutare se mi aiuto per primo

Ti posso aiutare se mi aiuto per primo

Come prendersi cura dei genitori anziani (senza ammalarsi)

Negli ultimi mesi mi è capitato davvero tanto spesso di trovarmi a parlare, sul setting o nella vita di tutti i giorni, con persone che mi portavano come problema o disagio, l’accudimento dei propri genitori. Seppur le situazioni fossero tra loro molto diverse, molti degli aspetti che raccontavano erano comuni e tante erano le emozioni che trapelavano dai loro racconti. Se da un lato era evidente la stanchezza, la sensazione di impotenza, il desiderio di essere alleggeriti da tanta responsabilità… dall’altro i sensi di colpa per non essere disponibili in ogni istante, la difficoltà nel chiedere aiuto, il doversi giustificare per voler stare una giornata in relax o con la propria famiglia… condizionavano a tal punto il quotidiano da non permettere, spesso, alcun tipo di attività al di fuori di quelle che riguardassero propri cari anziani.

hand 3666974 1920

La vita si sa, è una ruota che gira e questo non è solamente un modo di dire, ma piuttosto è un dato di fatto. Si vive correndo e spesso non ci si accorge nemmeno degli anni che passano e che le persone che ci sono accanto invecchiano. E così in un attimo ci si ritrova con i genitori anziani che hanno bisogno di noi, delle nostre cure, delle nostre attenzioni e noi non eravamo pronti, anzi… piuttosto distratti, non ci avevamo nemmeno pensato a questa possibilità! Altre volte invece ci si è preparati a questa evenienza, ma comunque non ci si aspettava di vivere tante situazioni ed emozioni così contrastanti insieme.

Nella società di oggi, quando si hanno i nonni in piena salute, spesso è una grande fortuna: ci aiutano nel gestire i figli, la casa, gli animali domestici… ci supportano nei momenti di difficoltà, ci fanno la spesa se non abbiamo fatto in tempo, magari fanno perfino la fila alle poste o in banca al posto nostro!

…ma con il passare del tempo, le cose possono cambiare e così i ruoli, quasi improvvisamente, possono invertirsi.

Trovarsi ad essere genitori dei propri genitori, imparare a prendersi cura dei nostri papà e delle nostre mamme… non è scontato, anzi. Molte volte è doloroso, faticoso: emozionalmente e fisicamente assorbe incredibili energie vedere trasformata una relazione familiare in una relazione di aiuto.

Come fare dunque per affrontare al meglio questa situazione?

Iniziamo con il riconoscere ed accettare questo momento della vita come ad un passaggio. Accogliere la vecchiaia dei propri genitori implica tanti aspetti e tra questi: il dover accettare che non si è più “figli”, ma adulti che dall’essere accuditi devono accudire a loro volta, prendere delle decisioni, amministrare delle risorse, facilitare una relazione che improvvisamente si modifica. Se avvertite delle resistenze, delle difficoltà, non abbiate fretta. È naturale, ma non è scontato o facile. Siate indulgenti con voi stessi e con la persona che vi sta chiedendo aiuto. Un equilibrio si è rotto e questo richiede un tempo per potersi ristabilire in un’altra forma e con delle nuove regole.

hands 4344711 1920

Se sentite di averne bisogno, chiedete aiuto. Non soltanto ad una o più figure che vi possano supportare con loro, ma ad una persona che professionalmente possa facilitare voi nel prendere consapevolezza delle emozioni che si stanno muovendo ed in quello che sta accadendo. Non sentitevi in difetto se pensate di non essere all’altezza, non crediate di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, non cercate di fare i supereroi. Si è in grado di aiutare gli altri solo quando si è sereni, quando si sta bene, quando ci si prende degli spazi per ricaricare le pile. Prendersi cura di qualcuno non significa annullarsi, ma fare in modo che all’altro giungano le nostre attenzioni in modo funzionale alle sue esigenze.

E con gli altri membri della famiglia? Quante volte l’accudimento di un genitore anziano scopre delle dinamiche tra fratelli e sorelle che erano rimaste sopite o che si evitava di guardare per non doverle affrontare? Doversi relazionare per prendere delle decisioni, gestire i momenti di convivialità, far fronte a delle emozioni forti… non sempre è facilitato quando si è in più persone. Occorre mediare, ma prima ancora ascoltare l’altro, entrare in empatia, far capire il proprio punto di vista.

Se da un lato l’accudimento implica il dover far fronte a tutta una serie di problematiche pratiche e logistiche da dover gestire a seconda della situazione, dall’altro c’è un mondo emozionale con il quale ci si deve confrontare.

Riconoscere i propri limiti è importante in una relazione di aiuto: sapere fino a dove siamo in grado di arrivare e quando è necessario fermarsi perché non si è più efficaci.

Si dice che gli anziani tornino un po’ bambini… ma anche che stanno andando in contro ad un passaggio che li spaventa. E allora perché ci stupiamo nel sentire tanta difficoltà nello stare loro accanto? Accogliamo la polarità che loro ci mostrano, le contraddizioni, il disagio con il quale ci troviamo a fare i conti, le relazioni con le quali ci dobbiamo confrontare in un’ottica di evoluzione e crescita per la nostra persona. Non siamo chiamati a rinunciare a tutto, anche se ci sembra che qualcuno ce lo chieda, ma a trovare un nuovo centro.

Condividiamo ciò che ci piace

Potrebbe interessarti anche "Me lo posso concedere!" 

Potrebbe interessarti anche "Il valore della gentilezza"

Potrebbe interessarti anche "La ricetta dello stare"

Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

 

Questo sito utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza sul sito. Continuando la navigazione autorizzi l'uso dei cookie.