Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Il cammino che sorprende

carozza libro

Contenuto
Il Vangelo di Marco può essere letto come una “iniziazione” al mistero cristiano. Una iniziazione ricca di risvolti attuali, intelligente e generativa che si delinea come un progressivo viaggio verso il centro. Due domande affiorano in questo cammino: la prima, fondamentale, porta a chiedersi chi è Gesù. Ma ce n’è una seconda, a ruota, che si interroga su chi è il discepolo. Sono due facce del medesimo mistero: la via di Gesù è la via del discepolo. Venticinque brevi meditazioni che accompagnano il lettore a capire il Vangelo di Marco, ad assaporarne il messaggio nella concretezza della propria vita e libertà.

Destinatari
Tutti.

Autore
Gianni CAROZZA (1977) è biblista e presbitero della diocesi di Chieti-Vasto. Dopo la maturità classica ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana e conseguito la licenza in Sacra Scrittura presso il Pontificio Istituto Biblico. Attualmente insegna greco biblico e letteratura giovannea presso l’Istituto teologico abruzzese-molisano di Chieti e scienze bibliche presso l’Istituto superiore di scienze religiose “G. Toniolo” di Pescara. È attivo sia nella formazione biblica sia come animatore di esercizi spirituali. Presso le Edizioni Messaggero Padova ha pubblicato La Parola è più dolce del miele (2019).
   

 

L’importanza delle tradizioni

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Martedì scorso, nonostante quest’anno sia passato un poco in sordina, è stato l’ultimo giorno di Carnevale. Denominato Martedì Grasso, da sempre viene festeggiato per essere l’ultima occasione per mangiare “carne” prima della Quaresima (da qui il termine Carnevale: carnem levare)

Anni fa, quando ancora vivevo con mio nonno, un uomo burbero che amava vivere seguendo il ritmo delle stagioni e con una forte connessione con la ciclicità che la Natura donava agli uomini attraverso i prodotti stagionali e le tradizioni popolari, non c’era Martedì Grasso in cui lui non mi chiedesse di tornare a casa in tempo per il pranzo. Nella nostra routine, lui pensava a cucinare, ma solitamente non si preoccupava mai di mangiare da solo se io ero fuori per studio o per lavoro… tranne a Martedì Grasso.

L’ultimo giorno di Carnevale era per lui un’occasione importante da festeggiare. Gnocchi col sugo di carne, Agnello alla brace o al “coppo” con le patate e rosmarino… vino e caffè. Per lui che i dolci erano solitamente “banditi”, il giorno di Martedì Grasso era una di quelle eccezioni che gli facevano gustare il pasticcino al cioccolato fondente, la cicerchiata, la frappa.

Mi sembra ancora oggi di ricordare il profumo che annusavo ogni volta che varcavo la soglia della cucina in quella giornata. …e con un pizzico di nostalgia, oggi che lui non c’è più, ripenso a quei momenti di intimità, di condivisione, di scambio silenzioso intorno ad una tavola preparata con amore, intenzione, dedizione, totalità… e in occasione del Martedì Grasso prendermi un momento tutto per me per preparare quei piatti, quel pranzo (o quella cena), mi mette in connessione con una parte di me, con le mie radici, con il mio passato: importante parte del mio presente, con Lui e con ciò che è significato per me e per la mia crescita.

“tra-di-zió-ne”: il suo significato sarebbe: passaggio di un patrimonio culturale attraverso il tempo e le generazioni. L’etimologia del termine, dal latino: tradere, composto da tra- oltre e dare consegnare, Trasmettere oltre, ci dice molto sul significato “energetico” di questo termine.

La tradizione, infatti, non è soltanto il gesto, l’usanza che ognuno di noi tramanda ai propri figli o eredita dai propri genitori, ma è qualcosa di molto più complesso. Tramandando ai nostri posteri qualcosa stiamo infatti effettuando una “scelta” su ciò che per noi è funzionale, arricchente, “buono”… e su ciò che invece non lo è più. Attraverso una selezione di ciò che abbiamo vissuto, appreso, osservato… ognuno di noi durante lo sviluppo abbandona qualcosa, lascia andare qualcos’altro e fa suoi alcuni rituali, determinate abitudini familiari.

Questo fenomeno così “naturale” e inconsapevole, che le persone compiono, ha in realtà un’origine molto profonda che nel corso della vita delle persone caratterizza determinati passaggi: ogni individuo ricordandosi di alcuni momenti vissuti nell’infanzia, durante l’adolescenza… ricontatterà le proprie radici, le proprie basi, le origini, le fondamenta.

E perché mai oggi è tanto importante riportare l’attenzione sulle tradizioni e sull’importanza che queste hanno? Perché sono sempre meno. In una società sempre più frenetica, sempre più proiettata verso l’esterno, sempre meno paziente, sempre meno portata a seguire i ritmi della stagionalità, della Natura… le persone, le famiglie… hanno, soprattutto nelle grandi città, perduto il contatto con la loro essenza, con ciò che loro sono e con il principio da cui tutto ha avuto inizio.

Quando si è troppo focalizzati sul futuro, sul domani, si perde di vista l’oggi, il presente, il qui ed ora… ed ancora meno si fa riferimento al passato: a quel punto da cui si è partiti e che ci permette di prendere le misure sulla strada percorsa.

Se nel tuo nucleo familiare senti di non avere delle tradizioni o di non averle rafforzate, ricordati che sei sempre in tempo per ripensare a tutti quei riti che hai vissuto da bambino e che ti piacerebbe conservare… così come non sarà mai troppo tardi per inventarsene delle nuove. Non occorre pensare sempre a qualcosa di “fantasmagorico”… a volte basta pochissimo!

…l’abitudine di vedere un film tutti insieme il sabato sera, preparare un dolce la domenica mattina per fare colazione tutti insieme, stabilire un menù particolare per un giorno specifico della settimana, istituire un bar dove andare a prendere il caffè quando si va a fare la spesa, dedicare un pensiero di gratitudine ogni volta che ci siede a tavola prima di iniziare il pasto… Sono tutti dei piccoli esempi che potresti provare ad introdurre nella vostra settimana familiare.

E se vivi solo? Anche in questo caso puoi lavorare sulle tue tradizioni, magari su quelle della tua infanzia alle quali non hai mai dato importanza. Prova a prenderti un momento tutto per te e cerca di riportare alla memoria delle occasioni in cui sentivi di stare bene, di essere felice. C’erano delle abitudini che puoi individuare come “connesse a quello stato di benessere”? Se fai fatica, puoi anche annotarti qualche piccolo episodio e lasciare che la memoria torni a te con i suoi tempi. Non avere fretta. Tutto accade quando è giusto che accada e soprattutto, quando noi siamo pronti.

Se hai una riflessione da fare sull’argomento, se hai piacere di condividere un tuo pensiero, scrivi pure a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. ed io sarò felice di leggerlo!

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità.

 

(Giulia Di Spio)

San Valentino, un’occasione per riflettere...

  • San Valentino, un’occasione per riflettere
  • sulla relazione più intima che ognuno di noi ha:
  • quella con sé stessi.

Quante volte vi è capitato, specialmente in una giornata come questa di sentirvi tristi, giù di morale, sottotono… magari focalizzando la vostra attenzione sulla relazione che non avete oppure che non ritenete essere soddisfacente… o ancora, su quella persona che sentite di aver deluso o che pensate vi abbia tradito.

A prescindere da quanto ci si ripeta che San Valentino sia una festa consumistica e priva di valore “sostanziale”, ognuno di noi nel suo intimo ne subisce in un certo qual modo l’influenza.

Il 14 Febbraio è una festa risalente all'epoca romana, quando, nel 496 d.C. l'allora papa, Gelasio I, volle porre fine ai lupercalia, gli antichi riti pagani dedicati al dio della fertilità Luperco. Questi riti in origine si celebravano il 15 febbraio e prevedevano festeggiamenti sfrenati, apertamente in contrasto con la morale e l'idea di amore dei cristiani. Il momento saliente della festa si aveva quando le matrone romane si offrivano, spontaneamente e sotto gli occhi di tutti, alle frustate di un gruppo di giovani nudi, devoti al selvatico Fauno Luperco. Tale usanza sembra che coinvolgesse perfino le donne in dolce attesa, convinte che un simile rito sarebbe stato di buon auspicio al nascituro. Per "battezzare" la festa dell'amore, e mettere fine a questa usanza tanto violenta, Papa Gelasio I decise di spostarla al giorno precedente – giorno dedicato a San Valentino.

Valentino nacque nel 176 d.C. e, appena ventunenne, venne investito Vescovo da Papa Feliciano. La sua vita fu segnata da importanti opere e tra queste, quella che lo rese famoso e particolarmente caro agli innamorati fu la celebrazione del matrimonio tra il legionario romano Sabino e la giovane cristiana Serapia, malata terminale di tisi. I due giovani, racconta la leggenda, una volta ricevuta la benedizione del loro amore, caddero in un sonno profondo e vi rimasero per l’eternità, diventando il simbolo dell’unione sacra.

Valentino, nonostante i miracoli che riuscì a compiere ancora in vita, venne decapitato. Morì martire il 14 febbraio del 273 d.C.

Fin dalle origini di questa festività, non può certo venire in secondo piano l’essere portavoce di una duplice faccia della medaglia: l’amore, così come le relazioni sono per eccellenza espressione di un’infinita via di sfumature che si muovono lungo un continuum con agli estremi due polarità.

Riconoscere questo aspetto della relazione, accettare ed accogliere dentro sé stessi questa dualità è il primo passetto che ognuno di noi dovrebbe fare per poter migliorare dal punto di vista qualitativo il proprio rapporto con gli altri… e in primis, con sé stessi.

Spesso, siamo così concentrati su di noi, sulle nostre ragioni, sul nostro sentire… che dimentichiamo che esiste l’Altro, il suo mondo, le sue emozioni, le sue paure.

A tale proposito, mi farebbe piacere condividere con voi un passo tratto dal libro “Messaggio per un’aquila che si crede un pollo”, di Anthony de Mello:

“La prima cosa che voglio capiate, se davvero intendete svegliarvi, è che non volete svegliarvi.

Il primo passo verso il risveglio è essere sufficientemente sinceri da ammettere di fronte a se stessi che non è piacevole. Voi non volete essere felici.

Che ne dite di sottoporvi a un piccolo test?

Proviamo: ci vorrà un minuto esatto. Potete chiudere gli occhi, mentre lo fate, oppure potete tenerli aperti: non ha grande importanza.

Pensate a qualcuno che amate molto, qualcuno a cui siete vicini, qualcuno che vi è prezioso e provate a dire a quella persona, nella vostra mente: «Preferisco la felicità a te».

Osservate quel che accade. «Preferisco la felicità a te. Se dovessi scegliere, non avrei dubbi: sceglierei la felicità».

Quanti di voi si sono sentiti egoisti, pronunciando questa frase? Molti, a quanto pare. Capite fino a che punto siamo stati sottoposti a un lavaggio del cervello? Il risultato è che ci costringono a chiederci: «Come ho potuto essere tanto egoista?».

Ma pensate un attimo a chi è veramente egoista. Immaginatevi qualcuno che venga a dire a voi: «Come hai potuto essere tanto egoista da anteporre la tua felicità a me?».

Non vi verrebbe forse da rispondere: «Scusa tanto, ma come puoi tu essere tanto egoista da pretendere che anteponga te alla mia felicità!?».

Una donna mi disse, una volta, che, quando lei era bambina, un suo cugino gesuita aveva organizzato un ritiro nella chiesa gesuita di Milwaukee. Egli apriva ogni incontro con le parole: «La prova dell’amore è il sacrificio; la misura dell’amore è l’altruismo».

Splendido! Le chiesi: «Vorresti che io ti amassi a costo della mia felicità?» «Sì» rispose lei.

Non è una situazione deliziosa? Non sarebbe meraviglioso? Lei amerebbe me a costo della sua felicità e io amerei lei a costo della mia felicità. E, così, avremmo due persone infelici … ma viva l’amore!”

Spesso siamo così tanto concentrati nella valutazione di quanto accade, nel pesare ciò che diamo rispetto a ciò che riceviamo, nel riflettere se una cosa è stata fatta bene o male… che, nel giudicare e nel razionalizzare perdiamo di vista ciò che dovrebbe essere più importante in una relazione: il sentire.

Assorbiti dalle nostre convinzioni, dalle nostre aspettative, a testa bassa andiamo avanti durante le nostre giornate certi che l’altro debba venire prima di noi stessi se davvero gli vogliamo bene e sicuri che, allo stesso tempo, anche noi dovremmo essere la priorità per coloro che dicono di volerci bene.

Ma quante volte ci fermiamo per ascoltare come stiamo, cosa proviamo, quali sono le nostre emozioni. Convinti che assecondare noi stessi sia una forma di egoismo, proiettiamo sull’altro tutto ciò che vorremmo ci venisse restituito, tutto ciò che vorremmo essere, tutto ciò che sentiamo mancarci… e lasciamo che l’altro si carichi della responsabilità di doverci rendere felici.

Come disse Gesù molto tempo fa, “Ama il prossimo tuo come te stesso”, né più, né meno, COME… e così come esprime in modo efficace l’autore Padre Anthony de Mello, S.I., gesuita, scrittore e psicoterapeuta indiano, non esiste amore felice se ognuno non si assume la responsabilità di salvaguardare la propria felicità, il proprio benessere. Tutto parte da noi.

E allora, nella giornata degli Innamorati, a prescindere che tu sia sposato, fidanzato, single… facciamo insieme un esercizio da riproporci poi nei giorni a seguire le “3A”: 3 volte al giorno ripetiamoci il buon proposito verso noi stessi di Ascoltarci, Accettarci, Amarci e lasciamo che la felicità delle nostre giornate sia una responsabilità nelle nostre mani, non il risultato di qualcosa che ci arriva dall’esterno. Magari per caso.

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, Consulente Genitoriale, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità.

 

(Giulia Di Sipio)

Renzi a Riad, il rovescio di La Pira

dal sito SETTIMANANEWS

di: 

Pur in un paese che sembra abbia smarrito l’attitudine all’indignazione, ha destato scalpore la performance riccamente remunerata di Renzi a Riad al soglio del principe Bin Salman, uomo forte del regime saudita, che recluta opinion leader allo scopo di darsi un’improbabile rispettabilità.

Taluni hanno sollevato interrogativi circa la liceità dell’impresa in punto di diritto, circa un più che sospetto conflitto di interessi di un senatore della Repubblica e capo partito, e comunque circa la palese inopportunità di quella prestazione nel pieno della crisi di governo da lui stesso provocata.

Non suoni eccentrico (poi spiegherò), ma luogo e temi hanno evocato in me il ricordo di Giorgio La Pira: il Mediterraneo, Firenze, le città, il Rinascimento, i diritti dell’uomo, il lavoro. Più chiaramente: il rovesciamento della lezione di una figura che Renzi conosce, avendogli dedicato la sua tesi di laurea ed essendo stato, La Pira, a sua volta, sindaco di Firenze.

La cronaca, supportata da immagini francamente imbarazzanti, dà conto di un Renzi nella parte del compiacente intervistatore del controverso principe saudita, uomo forte di un regime oscurantista e sanguinario, che viola i diritti di libertà e i diritti sociali, perseguita minoranze e omosessuali, discrimina oltre ogni limite le donne, fa a pezzi i dissidenti.

Abbiamo altresì appreso che Renzi ha fatto cenno al ruolo di Firenze nel Rinascimento italiano cui dovrebbe ispirarsi l’Arabia Saudita con un suo nuovo, ambizioso piano di investimenti. In un infelice passaggio, il Nostro ha altresì confidato di invidiare il costo del lavoro di quella regione. Ove sono largamente praticati salari da fame, sfruttamento, schiavizzazione dei lavoratori immigrati e sono conculcati i diritti e le garanzie sindacali.

Quanto lontano da La Pira!

Tutte questioni che – ripeto – videro impegnato Giorgio La Pira in un senso esattamente opposto. Penso ai Colloqui Mediterranei e dei sindaci delle grandi città del mondo da lui convocati a Firenze, nei quali, con accenti profetici, evocava il “sentiero di Isaia” («forgeranno le loro spade in vomeri, le loro lance in falci»), prospettava un disarmo generale, assimilava il Mediterraneo al lago di Tiberiade, culla delle civiltà monoteiste e cioè – parole sue – della triplice “famiglia di Abramo” (ebraismo, cristianesimo, islam). Una profezia di fratellanza e di pace. Decisamente lontana dai tratti della potenza armata fino ai denti dell’attuale Arabia Saudita impegnata in guerre sanguinarie, che hanno indotto finalmente il nostro parlamento a revocare, proprio nelle stesse ore, la vendita di armi ad essa destinate.

Penso alle ispirate riflessioni lapiriane sulla vocazione universalistica di Firenze quale città della scienza, dell’arte e della bellezza, grazie ai suoi grandi del Rinascimento. Penso alla sua singolarissima sensibilità per i diritti sociali e del lavoro e per “le attese della povera gente” (titolo di un suo celebre saggio ispirato al Keynesismo pubblicato sulla rivista dossettiana Cronache sociali).

Penso alla concreta sollecitudine per i poveri cui dava del suo, in una sorta di appuntamento domenicale, alla porta delle chiese di San Procolo e di Badia da lui frequentate.

Ancora: penso al La Pira che, relatore, in apertura dell’Assemblea costituente, tracciò le linee portanti della nostra architettura costituzionale e, segnatamente, i principi e i diritti fondamentali scolpiti nella prima parte della nostra Carta. A cominciare dai principi di dignità e uguaglianza delle persone, senza distinzione di sesso, di censo, di lingua, di razza, di religione. Diritti di libertà, diritti politici, diritti sociali che figurano nelle Costituzioni democratiche postbelliche e nelle grandi Carte internazionali dei diritti e che disegnano ordinamenti, Stati e società agli antipodi di quelli della teocrazia di Riad.

L’omaggio reso alla monarchia saudita e ai petrodollari custoditi nei suoi forzieri, il credito offerto al “rinascimento” patrocinato da quel regime, le parole “dal sen sfuggite” circa il loro invidiabile costo del lavoro farebbero trasecolare La Pira. Ma soprattutto gettano una luce retrospettiva sul tempo, neppure così lontano, nel quale Renzi si propose – e molti gli dettero credito – come campione della “nuova politica” e leader della sinistra italiana alla testa di un partito che si definiva democratico.

Il Servizio Civile Universale

Un’opportunità per i giovani di oggi e per la società di domani

Questa mattina, girando sulle varie notizie del giorno mi sono imbattuta in un triste articolo riguardante un fenomeno che si è particolarmente aggravato in questo periodo: i giovani adolescenti che decidono di “tagliarsi” la pelle ed infliggersi delle ferite. Il “cutting” è uno dei tanti modi che i giovani, nella fascia di età che va dai 15 ai 25 anni sperimentano per comunicare, per provare delle emozioni, per affrontare un disagio per “elaborare” un trauma. Pensare che questa pratica, così come altre e così come i giochi e le sfide “estreme” lanciate sui vari social media, siano diventate sempre più diffuse, se da un lato ci fa rabbrividire, dall’altro ci deve spingere a una riflessione e a spronare, stimolare i nostri figli, i ragazzi vicini a noi, ad uscire dal loro guscio e fare nuove esperienze formative, educative, socializzanti e costruttive che aiuti loro a lavorare, magari in modo indiretto, sulle lor paure, insicurezze, vulnerabilità.

La diffusione tra i giovani di nuovi rituali di passaggio, a volte macabri ai nostri occhi, di nuove pratiche, usanze e costumi… non è qualcosa che ci deve portare a demonizzare il mondo degli adolescenti e dei giovani adulti, ma a comprendere che a volte, offrire loro una direzione, una porta, un appiglio… può essere importante.

In queste ultime settimane è stato lanciato un nuovo bando a livello nazionale: la possibilità per tutti i giovani, dai 18 ai 28 anni di età di partecipare ad un’iniziativa che davvero offre loro l’opportunità di sperimentarsi in nuovi ambiti e contesti.

Il Servizio Civile Universale è un’idea che nasce, ormai diversi anni fa e che, ancora oggi mantiene intatte le sue caratteristiche e finalità: dare modo ai giovani che ancora non hanno trovato una loro dimensione stabile o che magari stanno ancora studiando… di poter entrare a far parte di tante realtà diverse sul territorio nazionale, o straniero, e vedere da vicino cosa significa fare un’esperienza lavorativa. Riconosciuto da molte università italiane come un tirocinio vero e proprio, in realtà il Servizio Civile Universale è strutturato, per tutti i giovani che scelgono di aderirvi, come una vera e propria esperienza lavorativa retribuita.

Dopo aver visionato le diverse possibilità, aver approfondito i progetti in corso, le associazioni disponibili dove è possibile fare richiesta, i ragazzi possono inviare la loro candidatura attraverso un’apposita piattaforma. Attraverso la loro manifestazione di interesse, verranno poi convocati per un colloquio e poi, eventualmente, selezionati per entrare a far parte dagli 8 ai 12 mesi della realtà da loro scelta.

Coinvolti attivamente nelle diverse iniziative, ai giovani sarà dato modo di vedere da vicino cosa significa prendersi degli impegni, delle responsabilità, lavorare in gruppo, rispondere ad un tutor, portare a termine dei compiti. Sporcandosi le mani, sbagliando, provando e riprovando… sperimenteranno e socializzeranno, magari scoprendo lati della loro persona che neanche pensavano di avere, o facendo tesoro di abilità alle quali erano soliti non dare tanta importanza.

Inutile precisare quanto possa rivelarsi utile per un ragazzo che sta iniziando ora ad uscire dal nucleo familiare, l’opportunità di potersi formare in un ambiente stimolante, sano e protetto come quello delle tante associazioni che ne fanno richiesta. Tra vari settori che si possono selezionare ricordiamo:

  • Ambiente - Patrimonio ambientale e riqualificazione urbana
  • Assistenza
  • Educazione e promozione culturale - Educazione e promozione culturale e dello sport
  • Patrimonio artistico e culturale - Patrimonio artistico, storico e culturale
  • Protezione civile

Come volontaria presso l’Associazione Orizzonte ODV (www.associazioneorizzonte.it) di Francavilla al Mare, ho avuto modo di vedere e vivere da vicino l’esperienza dei ragazzi del Servizio Civile Universale. Grazie alle loro testimonianze, condivisioni, è stato tangibile il percorso che l’esperienza con la disabilità ha permesso loro di fare.

Affiancati da un tutor e da tante altre figure che giornalmente ruotano intorno all’associazione (volontari, educatori, utenti, familiari…) i giovani hanno potuto confrontarsi con tante tematiche diverse dal loro quotidiano. Grazie al contatto giornaliero con problematiche e difficoltà distanti da quelle che solitamente hanno fatto parte della loro vita hanno potuto sperimentare nuovi modi di comunicare, di relazionarsi, di entrare in contatto con chi stava loro vicino.

In un momento storico come quello che stiamo vivendo, dove si è spinti dalle restrizioni a chiudersi, a limitarsi, ad aver paura del prossimo e dell’ignoto, fare un’esperienza che di base vuole lavorare sul promuovere tematiche importanti come l’inclusione, l’uguaglianza, la salvaguardia dei diritti, l’empowerment della persona, aiuta ad aprirsi, a rimettere in discussione i propri valori, a rivedere le proprie priorità, e magari a sentire le proprie vulnerabilità ad un volume inferiore.

Per leggere qualche informazione in più in merito al bando vi riporto alcuni link che potrebbero essere utili per approfondire l’iniziativa:

https://flashgiovani.it/Bando-Servizio-Civile-2021#:~:text=Il%20Servizio%20Civile%20Universale%20%C3%A8%20un%E2%80%99%20esperienza%20in,di%20un%20ente%20pubblico%20o%20privato%20non%20profit

https://www.csvabruzzo.it/abruzzo/servizio-civile/servizio-civile-universale-bando-ordinario-2020-i-progetti-del-csvabruzzo/

https://www.associazioneorizzonte.it/2020/12/28/nuovo-bando-per-il-servizio-civile-universale/

https://www.youtube.com/watch?v=P6ILu7D8HoU

Per informazioni e chiarimenti sulle modalità di accesso, si ricorda la possibilità di fissare un colloquio presso lo Sportello di Ascolto “La famiglia al centro”, aperto il mercoledì pomeriggio, il giovedì ed il sabato mattina presso la Parrocchia degli Angeli Custodi (https://parrocchiaangelicustodi.it/17-parrocchia/genitori-e-famiglie/181-la-famiglia-al-centro-2.html)

Per chiedere un appuntamento è possibile telefonare al numero: 351-8902206

Scritto da Giulia Di Sipio, Diplomata in Counseling Relazionale (iscrizione albo nazionale An.Co.Re n.275), nel 2013, specializzata in Counseling Gastronomico, da anni collabora come volontaria con l'Associazione Orizzonte Onlus (www.associazioneorizzonte.it) nelle sue attività per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e a sostegno della genitorialità.

La Cooking Terapy familiare

La Cooking Terapy familiare

e la capacità di trasformare ai fornelli non solo gli ingredienti in ricette,

ma anche le emozioni!

Spesso, soprattutto in questo periodo che ci vede stare a casa per un numero molto elevato di ore, “mangiare”, per molti di noi, diventa un po’ come una consolazione (da una parte) ed un passatempo gratificante (dall’altro).

Quante volte vi siete ritrovati ad aprire il frigorifero o l’armadio della vostra dispensa e prendere la prima cosa che vi capita sottomano senza sentire realmente una sensazione di “fame”?

Quante volte è accaduto che vi siete ritrovati a dover rimproverare i vostri figli perché magari, davanti alla televisione, stavano addentando la seconda merendina o il terzo cioccolatino?

Ormai non è certo nuovo scrivere del potere che il Cibo ha su ognuno di noi e dell’influenza che può arrivare ad avere sulle nostre relazioni e sugli equilibri del nostro nucleo familiare.

Pensiamo ad esempio a tutti quei bimbi che manifestano, nei confronti dei genitori (e magari delle insegnanti del nido no…) una grande resistenza nel mangiare. Se vi è capitato di assistere ad un pasto in loro presenza, sarà stato difficile non rimanere colpiti dal braccio di ferro continuo, dal nervosismo, dalle frustrazioni, dalle emozioni che in quel momento si stavano consumando a tavola. Difficile definirle come delle emozioni “nutrienti”, non credete?

Leggevo giorni fa un breve articolo a proposito di una iniziativa che era stata lanciata in Aprile durante il primo lockdown: “La cooking terapy” come gioco da farsi a casa in famiglia per stimolare le emozioni, la mente e allenare allo stesso tempo il corpo.

Secondo il trafiletto che ho trovato, in merito a questa iniziativa si era addirittura espresso l’Istituto per la ricerca e l’innovazione biomedica. In quella circostanza, il Dottore Antonio Cerasa del dipartimento di Cosenza aveva affermato che le neuroscienze hanno scoperto che “le abilità acquisite all’interno della cucina cucinando e imparando a gestire e trasformare gli ingredienti, hanno un’elevata trasferibilità nella vita quotidiana”.

Il gioco che lanciato in Aprile, trovandolo estremamente carino e funzionale, ve lo ripropongo qui oggi, con qualche piccola modifica.

Provate a stabilire, per questo gioco, dei giorni della settimana ben precisi, delle fasce orarie dedicate e cercate di organizzarvi, a rotazione, in quei momenti, come se foste la brigata di un Ristorante.

Per ogni volta dovrete nominare uno Chef, un assistente, un lavapiatti… un eventuale pasticcere… più siete, più figure da nominare avrete.

Ogni volta, lo Chef sarà il responsabile della scelta del Menù, della lista della spesa da fare, dell’organizzazione dei tempi, delle diverse fasi.

Molto importante sarà partecipare tutti attivamente a questo gioco di squadra e ritagliarsi poi il momento del pasto come una parte integrante dell’attività, durante la quale si sarà di nuovo tutti sullo stesso piano e si condividerà il Cibo provando a sentirne il valore nutritivo, le emozioni che suscita, le soddisfazioni per il lavoro fatto…

Ovviamente lo spirito del gioco sarà quello di iniziare da delle ricette (o da dei Menù) semplici per andare via via aumentando il grado di difficoltà.

Come in una palestra! Solo che qui non alleneremo soltanto il corpo, ma alleneremo la nostra capacità di gestire i tempi, le risorse, gli scarti, i collaboratori. Un esercizio per grandi e piccini.

Prendete pure questa attività come un’occasione per stare insieme, condividere dei momenti e lavorare sulle dinamiche che emergeranno all’interno della vostra cucina. Sarà interessante provare poi a trasformarle nella prossima partita per vederle modificate anche nella vostra vita!

Scriveteci pure le vostre riflessioni ed opinioni!

 Scritto da Giulia Di Sipio, Counselor Mediacomunicativo,

con una specializzazione in Counseling Gastronomico

volontaria per Associazione Orizzonte Onlus

www.associazioneorizzonte.it

La profezia ai tempi del Covid-19

dal sito SETTIMANA NEWS

 

"Dal momento che tutto è intimamente relazionato e che gli attuali problemi richiedono uno sguardo che tenga conto di tutti gli aspetti della crisi mondiale, propongo di soffermarci adesso a riflettere sui diversi elementi di una ecologia integrale, che comprenda chiaramente le dimensioni umane e sociali" (Laudato si’, 137).

 

La situazione di epidemia diffusa a livello mondiale ha reso evidente che nessuno si salva da solo ed è tempo «di unire tutta la famiglia umana nella ricerca di uno sviluppo sostenibile e integrale» (papa Francesco), soprattutto nella constatazione che le sofferenze legate al Covid-19 hanno avuto una ripercussione maggiore sulle persone più fragili e vulnerabili. È necessario dunque riconoscere l’interconnessione della vita dell’uomo con l’ambiente e riformare profondamente i principi dell’economia e della società che sappiano valorizzare lo scarto in una circolarità generativa.

Il 56° Dossier Caritas

A questi temi Caritas italiana dedica il suo 56° Dossier con Dati e Testimonianze (DDT), dal titolo Sviluppo umano integrale al tempo del Coronavirus. Ipotesi di futuro a partire dalla Laudato si’ .

Il Dossier affronta molte tematiche: la globalizzazione dell’epidemia e le reazioni adottate a livello nazionale; la necessità di sostenere le attività lavorative e il debito pubblico che frena le istanze dei singoli Stati; i pregi e limiti della tecnologia che sostiene il lavoro agile ma penalizza chi può lavorare solo in presenza; la necessità di riconoscere una dimensione di responsabilità globale e di trovare personalmente la strada di azioni incisive. E riporta alcune storie che raccontano cosa sta avvenendo in alcuni Paesi, a cui se ne possono aggiungere infinite altre di fronte alle quali «il necessario riavvio delle attività […] dovrà avvenire in una dimensione di reale sostenibilità, attraverso un riorientamento del nostro modello di sviluppo» (cit. Dossier).

Il rischio che la situazione attuale continui e che negli anni a venire possano ripresentarsi epidemie diffuse non può non metterci di fronte alle domande profonde che segnano il vivere su questa terra, in quest’epoca caratterizzata in modo pervasivo dall’agire dell’uomo e per questo definita Era Antropocene.

Bisogna acquisire consapevolezza che tutto è interconnesso, non possiamo più ignorare le conseguenze di un agire senza rispetto né rimandare le azioni necessarie.

E siamo tutti chiamati, uomini e donne, laici e religiosi, a farci carico responsabilmente del proprio zaino e marcare passi su una strada di relazione, azioni quotidiane e concrete, di attenzione a chi ci cammina accanto e a chi incontriamo lungo il cammino.

Ne è convinto papa Francesco che, al termine di un’udienza nel settembre scorso, ha fatto riferimento alla strada da percorrere per uscire dalla pandemia: «Non ce n’è un’altra: o andiamo avanti con la strada della solidarietà o le cose saranno peggiori». «Da una crisi non si esce uguali a prima», ha ribadito: «Da una crisi si esce o migliori o peggiori, dobbiamo scegliere. E la solidarietà è una strada per uscire dalla crisi migliori».

Possibili piste di azione

Allora, cosa fare concretamente, in quale direzione muovere i passi?

La risposta la troviamo nel Vangelo, in tutti i passaggi di invito all’amore nelle sue multiformi manifestazioni, a rivedere le esigenze personali che spesso riteniamo imprescindibili, a favore di una maggiore sobrietà, rispetto e accoglienza. In questa direzione vanno le ultime due encicliche di papa Francesco: la profezia della Laudato si’ del 2015 di un sostenibilità che sappia caratterizzare in modo integrale gli aspetti ambientali, sociali ed economici, e ora l’enciclica Fratelli tutti, invito alla fraternità e all’amicizia sociale.

Papa Francesco invita ognuno a farsi prossimo, a sognare un’altra umanità, a rendere reale l’amore evangelico, ricordando come occorra «rigenerare la società e non ritornare alla cosiddetta “normalità”, che è una normalità ammalata, anzi ammalata prima della pandemia».

Le piste possibili da seguire sono molte, ognuno le può e le deve vivere nel proprio contesto di vita, senza rimandarle ad altri, né a un domani non definito. Per tutti è necessario sapersi mettere nei panni dell’altro, guardare con uno sguardo nuovo, uscire dalla propria “zona di comfort”, lasciandosi interrogare da azioni necessarie che, per pigrizia, fatica, abitudine, si è soliti lasciare scivolare via.preghiera coronavirushttps://www.settimananews.it/wp-content/uploads/2020/06/preg1-300x155.jpg 300w" sizes="(max-width: 720px) 100vw, 720px" style="margin: 1em auto; padding: 0px; border: 0px; font: inherit; vertical-align: baseline; max-width: 100%; height: auto !important; display: block; clear: both;">

In tutti i contesti in cui ci si trova a vivere – famiglie, comunità, congregazioni, parrocchie, ambienti lavorativi – non possiamo esimerci dal mettere in atto azioni di relazione.

Il primo passo è la consapevolezza; non a caso molte realtà stanno lavorando per la redazione dei propri bilanci sociali. Sono poi necessarie azioni virtuose, che possiamo imparare ad osare prima e a rendere quotidiane poi, per far sì che possano avere una reale incisività ed essere occasione generativa, aprendo cerchi d’onda che moltiplicano la forza incontrando quelli di altri.

Azioni che possono essere messe in opera in rete con altri, o che possiamo portare avanti con il supporto reciproco di chi ci sta a fianco ma che, per rappresentare una vera transizione ecologica, devono partire dal cuore di ognuno.

Una Guida per le comunità

A tal proposito, il Dossier evidenzia che «nessun cambiamento ha una prospettiva se non viene assunto dalle singole persone; nessuna sensibilità si può diffondere se non si riconosce la possibilità di un’alternativa in azioni promosse da un gruppo, una comunità; ogni cambiamento strutturale ha bisogno di una presa in carico da parte dei decisori politici» ed è ricco di spunti e altri possono essere presi a riferimento secondo i propri carismi.

Un primo è l’attività delle Caritas, che ha rappresentato una risorsa fondamentale su tutto il pianeta a servizio delle comunità di ogni latitudine, in un appello alla solidarietà con i membri più vulnerabili della nostra società maggiormente colpiti da questa emergenza globale. Nella sezione del sito della Caritas sono raccolte notizie e testimonianze sull’impegno delle Caritas diocesane, di Caritas italiana e delle altre Caritas nazionali nell’emergenza Covid-19.

La pandemia ci ricorda che, qualunque sia il futuro, possiamo solo affrontarlo insieme e accompagnando i più vulnerabili. Tutte le organizzazioni della confederazione di Caritas internationalis stanno cercando di mantenere il maggior numero possibile di servizi di supporto alle persone, nonostante le difficoltà e i lockdown (Caritas global response to COVID-19 crisis).

È chiaro che la prospettiva di futuro non può che essere portata avanti in convergenza con la comunità globale che ha adottato l’Agenda 2030 (Sustainable Development Goals): in Italia l’Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile riporta periodicamente lo stato di avanzamento della società italiana rispetto ai 17 obiettivi dell’ONU.

Un ambito su cui è importante, inoltre, dare il proprio contributo è quello dei consumi, per orientare le aziende verso scelte etiche, a favore dell’ambiente, dei lavoratori e della salute delle persone. Su questa linea è la campagna Vota con il portafoglio di NeXt–Nuova Economia per Tutti, nata per promuovere e realizzare una nuova economia, civile, partecipata e sostenibile.

Nel Dossier è riportata anche la raccolta di buone pratiche della Guida per comunità e parrocchie ecologiche, appena giunta alla seconda edizione.

La Guida è il risultato del lavoro di traduzione e adattamento da parte di FOCSIV della Eco-Parish Guide prodotta dal Global Catholic Climate Movement (GCCM). La prima edizione focalizzata su iniziative di carattere internazionale è stata arricchita con esperienze di diocesi e parrocchie italiane, azioni concrete alla portata di mano di ciascuno, diverse tra loro ma con ispirazione comune, convergenti in una visione di ecologia integrale.

Ancora sulla scia generativa del magistero di papa Francesco, sono nate le Comunità Laudato si’ e i Circoli Laudato si’.

Le prime nascono da un incontro tra Domenico Pompili, vescovo di Rieti, e Carlo Petrini, presidente di Slow Food, nel 2017, pochi mesi dopo il terremoto che ha colpito il Centro Italia. Le Comunità Laudato si’ sono un movimento di pensiero e azione che promuove consapevolezza sui temi dell’ambiente e della giustizia sociale, ricorda che ambiente ed economia possono procedere insieme, favorisce nuovi stili di vita.

I secondi, nati nell’ambito dell’azione del GCCM, sono piccoli gruppi di persone, basati su tre pilastri di preghiera, riflessione e azione, che si riuniscono per approfondire il loro rapporto con Dio Creatore e tutti i membri del creato, alla luce dell’enciclica Laudato si’ e nel bisogno di affrontare urgentemente il cambiamento climatico e la crisi ecologica.

La mia personale esperienza

Ognuno deve trovare la sua strada per limitare la sua impronta ecologica e per imparare a farsi prossimo di chi incontra sulla propria via, partendo dall’interiorizzazione di una riflessione personale.

Occasione per un percorso di approfondimento e di cui ho goduto la ricchezza e gli stimoli nel 2019-20 è il Joint Diploma in Ecologia Integrale, promosso da sette università pontificie di Roma, percorso di studi, annuale e aperto a tutti, che intende promuovere il messaggio dell’enciclica Laudato si’ per generare consapevolezza, incoraggiando e sostenendo i suoi partecipanti nell’avvio di iniziative personali e comunitarie per la cura della Casa Comune. 

Personalmente posso aggiungere la testimonianza del percorso generativo in cui ho scelto di vivere, frutto di scelte personali che si sono consolidate nel tempo, ma reso possibile dal mutuo aiuto, sostegno ed incoraggiamento di tanti. Da dieci anni con la mia famiglia e altre quattro, vivo in una comunità di famiglie (La Collina del Barbagianni di Roma) facente parte della rete di Mondo comunità e famiglia, Associazione di Promozione Sociale, nata guardando all’esperienza della comunità di Villapizzone a Milano, avviata nel 1978 dai coniugi Volpi, Nicolai e ad un gruppo di padri gesuiti.

Essenza di questa associazione è la convinzione che le persone e le famiglie, scegliendo di fidarsi le une delle altre e di valorizzare le reciproche diversità, potranno camminare verso la realizzazione della propria vocazione arrivando nel contempo ad un altro modo di vivere che renderà felici loro e chi sarà loro vicino.

Tale cammino è reso possibile dalla pratica quotidiana di fiducia, accoglienza, apertura, condivisione, sobrietà, solidarietà, responsabilità e accompagnamento reciproco.

La nostra esperienza è stata guidata dalla volontà di provare a vivere pienamente la vita in cammino con gli altri, non rimandando ad un domani ideale ciò che è possibile oggi. Insieme alla congregazione che ci ospita, la Provincia italiana delle Maestre Pie Venerini, come persone, famiglie, comunità religiose ed esperienze lavorative, abbiamo sperimentato un vicinato solidale, reso possibili accoglienze e reti territoriali di solidarietà, aspetto particolarmente importante in questa epoca di crisi.

Da quest’anno poi abbiamo deciso di entrare a far parte di un Circolo Laudato si’, rendendoci disponibili ad un percorso ecologico ed ad ospitare mensilmente le messe Laudato si’ (cf. articolo di Francesca Giani).

Il tema urgente è provare a farsi isola disponibile per approdi di naviganti in balìa del mare in tempesta. La seconda ondata del Covid-19 aumenta la situazione di crisi attuale, che non sembra fermarsi. Una crescita esponenziale, secondo l’OMS, che colpisce duramente i più fragili, già sacrificati da una globalizzazione dell’indifferenza e dello scarto.

Il tempo attuale è quindi un invito a focalizzarsi sulle cose essenziali, ma sappiamo bene come il percorso verso un’ecologia profonda seppur affascinante, non è scontato, ma è quanto mai necessario. Le strade possibili sono tantissime, ognuno è chiamato a trovare la sua, a condividere il pane, ripensare il modo di starsi vicini, in prossimità, moltiplicando la speranza in un’ottica generativa, essendo capaci di avviare processi i cui frutti possano essere raccolti da altri, dalle generazioni future.

Sulla scia della Laudato si’ si sono aperti moltissimi nuovi corsi d’acqua viva; allo stesso modo speriamo che, nel terreno fertile degli spunti di Fratelli tutti, i nostri piccoli semi possano diventare rami frondosi e fruttiferi nel grande albero della fraternità.

  • Enrico Grillo è ingegnere eco-sostenibile, membro della Comunità di Famiglie “La Collina del Barbagianni” di Roma.

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