Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

La Parola di Dio a cura di don Gianni

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (LC 6,17.20-26)

Vangelo Archives - Arcidiocesi di VercelliRICCHI DELLA FELICITA’ DI DIO

      Nel vangelo di Luca le beatitudini hanno un tono diverso rispetto a Matteo, in primo luogo perché sono quattro anziché otto e poi perché sono accompagnate da quattro guai che hanno una funzione ammonitoria. È come un ultimo appello che viene lanciato perché l’ascoltatore riesca a modificare la sua condizione che viene presentata come pericolosa.

            Gesù annunzia il Regno di Dio e viene dunque instaurato un potere che ha coordinate diverse da quelli mondani. Il potere mondano è definito secondo forza: militare, economica, culturale, di comunicazione, ecc… Fino a che governano i poteri mondani, l’ottica è quella dei giochi degli equilibri politici e dei vantaggi economici. Ma se Dio viene a governare, la prospettiva è diversa. Il criterio di valore nel Regno di Dio non è l’avere molti soldi o esercitare un grande potere. Quello che conta sono invece: giustizia, amore, pace, valori cioè che corrispondono alla logica della Rivelazione di Dio, specie quella che Gesù Cristo ci ha dato. Se nella prospettiva del mondo essere miti o essere misericordiosi e puri di cuore sembra valere poco, anzi in certi momenti può essere deriso, in realtà, nel Regno di Dio, sono i valori che valgono.

            I cosiddetti “guai” non sono maledizioni, ma delle dichiarazioni di sventura. Gesù dichiara una felicità e dichiara una sventura. Nel momento in cui Dio entra effettivamente nella storia, nella vita degli uomini, avviene un capovolgimento. Succede che quelli che erano, dal punto di vista mondano, poveri si trovano arricchiti dal Signore e quelli che, dal punto di vista mondano, erano ricchi, si trovano a dovere fare i conti con una condizione di povertà, di sventura. Il povero è povero della felicità che il mondo può dare, ma diventa ricco della felicità di Dio perché Dio viene esattamente come salvatore, come colui che colma il vuoto e la carenza dell’uomo.

            Questo capovolgimento sembra un tema costante in san Luca, a cominciare dall’inizio, quando Maria esprime la sua lode nel canto del Magnificat. Nella seconda parte annuncia una rivoluzione che più evidente non potrebbe essere: «Ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato i ricchi a mani vuote» (Lc 1,51-53) Questa ricchezza appartiene, insieme con lei, ai poveri di Israele, appartiene a tutti quelli che fanno parte dell’Israele autentico.

            Ebbene le beatitudini non sono uno sguardo di generica compassione, ma uno sguardo che va a rivendicare una dignità. Che hanno loro, proprio loro, i dimenticati!

V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (LC 5,1-11)

Grupos de Jesús – 5 Tempo ordinario – C (Lc 5,1-11) - Grupos de Jesús -

L’ACCOGLIENZA DI UNA PAROLA CHE CHIEDE ABBANDONO

           

L’inizio del capitolo 5, che oggi la liturgia ci presenta, ci porta ad una novità importante del cammino di Gesù. Finora egli si è incontrato con le folle, e continuerà a farlo. Ma inizia qui la memoria di una relazione più diretta e specifica con le persone. Un loro coinvolgimento, una chiamata, e quindi il formarsi di un gruppo. Tali persone si qualificheranno come “discepoli”, e alcuni di loro come “apostoli”. Sono gli inizi di quella comunità che verrà chiamata “chiesa”. Gesù e Simon Pietro si erano già conosciuti. Gesù era entrato infatti nella sua casa dove si era incontrato con la suocera malata (Lc 4,38-39). Ora lo prega di scostarsi un poco da terra per consentirgli di insegnare alle folle dalla barca.

Ora, ancora di più, Gesù entra nella vita e nella vicenda di quest’uomo, invitandolo a prendere il largo e a gettare le reti. E non a caso Pietro a questo punto fa una dichiarazione molto importante: “…sulla tua parola getterò le reti”. Aderisce alla richiesta di Gesù sottolineando l’infruttuosità di una notte faticosa e senza pesci. La fede - è il caso di sottolinearlo bene - parte sempre dalla storia concreta delle persone con l’accoglienza di una parola che chiede pienezza di abbandono contro tutta l’esperienza che di quella storia si è fatta.

Il contrasto tra il nulla precedente e la sovrabbondanza della pesca fatta gettando le reti sulla parola di Gesù, provoca la bellissima reazione di Simon Pietro: “Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore”. Possiamo cogliere in questa reazione di Simone il dato profondo dell’evento della fede. La nostra condizione di poveri peccatori non si manifesta per un’evidenza razionale e per un confronto con una norma, ma per l’incontro con la luce del Signore che “rivela” la povertà della nostra condizione umana. È la “crisi” salutare che apre la strada della salvezza e della vita nuova.

È quello che Gesù annuncia a Pietro con una frase misteriosa – “d’ora in poi sarai pescatore di uomini” – ed è l’inizio di un nuovo volto della vita, che si lascia alle spalle tutto quello che era e che si aveva prima.

 

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (LC 4,21-30)

Nessun Profeta è bene accettato nella sua patria - Caritas diocesana

GESÙ, EVANGELIZZATORE MANCATO

           

Dopo che Gesù nella sua città ha letto ai suoi concittadini il brano di Is 61,1-2 e ha spiegato che essi in questo momento hanno sperimentato il compimento di questa parola di Dio, troviamo da parte degli abitanti di Nazaret una duplice e contrastante reazione, prima di meraviglia e poi di indignazione. In un primo tempo la reazione della gente è molto favorevole: “essi - dice il testo - erano meravigliati delle parole di grazia che uscivano dalla sua bocca”. Poi molti si chiedono: “Non è costui il figlio di Giuseppe?”, riconoscendo in Gesù uno di loro e prendendo un atteggiamento possessivo.

Gesù lo intuisce: «Certamente voi mi citerete questo proverbio: “Medico, cura te stesso. Quanto abbiamo udito che accadde a Cafarnao, fallo anche qui, nella tua patria!”». Ciò che ha fatto a Cafarnao, la gente vuole che lo faccia adesso nella sua patria. Gesù non può accettare questo atteggiamento. Non accetta un amore possessivo, ma invita gli abitanti di Nazaret ad avere il cuore aperto, a pensare agli altri, non a se stessi. Perciò dice: “nessun profeta è bene accetto nella sua patria”. E porta due esempi: quello di Elia, quando il cielo fu chiuso per tre anni e sei mesi e la siccità provocò una carestia tremenda. C’erano in quel tempo molte vedove in Israele – il paese di Elia -, ma a nessuna di essa fu mandato il profeta, se non a una vedova straniera. Secondo esempio: quello di Naaman, il siro; tra molti lebbrosi in Israele fu purificato uno straniero, non un israelita. Ecco il modo di comportarsi di Dio. Questo messaggio non è accettato dai compaesani, anzi provoca un’amara delusione. L’amore possessivo si trasforma alla fine in odio, perché deluso.

Quest’episodio, come si può immaginare, è un anticipo della reazione del popolo giudaico: perché i discepoli di Cristo hanno propagato la buona notizia, cioè hanno proposto il messaggio di liberazione ai pagani, la maggioranza dei Giudei si sono rivoltati contro di loro.

Certo, per Gesù sembra non essere un bell’inizio del suo ministero. Commenta a tal proposito il card. Martini: «Non finisco di stupirmi perché Luca cominci la presentazione dell’attività pubblica di Gesù con un episodio che si potrebbe intitolare: “Gesù evangelizzatore mancato”. Gesù non è riuscito, non si è fatto capire, non si sono intesi e ha dovuto partire in tutta fretta… Perché questo modo strano di presentarsi di Gesù secondo il Vangelo?...» (L’Evangelizzatore in san Luca, 24-25).

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (LC 1,1-4; 4,14-21)

Commento al Vangelo del giorno – 24 Gennaio – Oggi si è compiuta questa  Scrittura!

LUCA, UN VANGELO PER DIVENIRE SALDI NELLA FEDE

           

Iniziamo con questa domenica la lectio cursiva del terzo vangelo che ci accompagnerà durante tutto l’anno. La liturgia ci offre tre brani introduttivi: il prologo del vangelo (1,1-4); i versetti redazionali che introducono la sezione del ministero in Galilea (4,14-15) e il discorso nella sinagoga di Nazareth (4,16-21; il resto del racconto lo leggeremo domenica prossima con i vv. 22-30).

Nel prologo Luca rivela di non essere il primo a scrivere un Vangelo, quando rende noto a Teofilo, il suo destinatario, che altri hanno già compiuto l’impresa che egli si accinge a fare. Ci tiene inoltre a precisare che la sua opera è il frutto di ricerche accurate, basate sulla testimonianza oculare, che si è formata a partire dall’esordio del ministero di Gesù e del suo ingresso nella storia degli uomini. Teofilo, “l’amante di Dio”, modello del lettore di ogni tempo, non è un destinatario passivo, bensì è invitato in prima persona a “rendersi conto della solidità degli insegnamenti che ha ricevuto”. In altre parole, con il suo racconto Luca non intende rendere più erudita la fede di Teofilo, ma anche e soprattutto di renderla più forte nella testimonianza.

A differenza degli altri sinottici, il terzo evangelista sceglie di iniziare il racconto della predicazione pubblica di Gesù con questo episodio nella sinagoga di Nazareth. Quanto avvenne a Nazareth non è dunque solo la prima uscita pubblica di Gesù, ma il programma della sua vita, il manifesto della sua missione e della sua identità. Questo episodio infatti rivela chi è Gesù, cosa farà e come lo farà, e mette in luce la reazione dei suoi contemporanei, prefigurando anche la fine tragica della sua vita, con il rifiuto e la morte causata da coloro che invece avrebbero dovuto accoglierlo.

Gesù a Nazareth, quel giorno, leggendo le Scritture, e precisamente il profeta Isaia, vede nelle parole del profeta descritto quello che era accaduto a lui, e riconosce nella missione del profeta quella che doveva essere anche la sua missione. E la sua missione sarà essenzialmente quella di “portare il lieto annuncio ai poveri”, coloro cioè che sono beati e ai quali appartiene il Regno di Dio (cf. Lc 6,20), coloro che vivono in situazione di disponibilità a ricevere, come chi ha bisogno di tutto per vivere, e che hanno anche la disponibilità a dare, come la povera vedova.

Nella persona e nell’opera di Gesù tutto è determinato da Dio. Dio stesso si volge al suo popolo per mezzo di Gesù. Perciò la presenza di Gesù, oggi, è un momento di grazia particolare.

 

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