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Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Genitori e famiglie

AIUTARE IL PROPRIO FIGLIO A STUDIARE SI O NO? …e come?!!?

AIUTARE IL PROPRIO FIGLIO A STUDIARE SI O NO?

…e come?!!?

Qualche giorno fa mi trovavo a parlare con una mamma sconsolata dall’impegno quotidiano, piuttosto “importante” in termini di tempo e di energia, con i compiti quotidiani del proprio figlio.

Durante il colloquio raccontava di quanto fosse fondamentale la sua presenza costante e di quanto fosse stancante (e talvolta frustrante) dover passare ore e ore ad insistere con suo figlio affinché rimanesse seduto e concentrato.

Quanti genitori si identificano in questo quadretto pomeridiano?

Immagino che non sia un caso isolato… e, a prescindere dalle polemiche circa i quantitativi di compiti assegnati, l’utilità di assegnare degli esercizi fuori dall’orario scolastico… resta la necessità, all’interno della maggior parte delle famiglie, di doversi confrontare con: aiutare o no i propri figli a studiare? E se “sì”, in che modo?

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Le scuole sono ormai iniziate da qualche settimana e, dopo mesi turbolenti, al momento, sembra che il loro ritmo sia ripreso con regolarità. La lunga pausa che ha visto i bambini e i ragazzi lontani dai banchi e dalle loro consuete attività quotidiane, se aggiunta alla situazione che hanno dovuto affrontare dal punto di vista emotivo, oltre che pratico, ha sicuramente interrotto una routine e reso ancora più difficoltoso il normale sviluppo di crescita.

Se da un lato ci viene ripetuto costantemente che è importante accompagnarli e supportarli, soprattutto oggi che hanno più bisogno di noi e delle nostre attenzioni, d’altro canto spesso siamo combattuti e in difficoltà nel “dosare” la nostra presenza. Ci viene ripetuto che è necessario lasciarli sbagliare, che non dobbiamo, come adulti, fare i compiti al loro posto, ma allo stesso tempo ci viene chiesto di seguirli. Come trovare dunque la giusta misura?

Una prima riflessione che potremmo fare è quella sulla funzione che i compiti a casa possono avere nella crescita dei nostri piccoli. A prescindere dai numerosi studi e dalle diverse teorie sulle quali potremmo trascorrere diverse ore a disquisire, da Consulente Genitoriale, se mi trovassi con un genitore durante un colloquio a parlare di questa tematica, il primo aspetto che mi sentirei di affrontare è: l’unicità di ciascuna situazione. Non esiste una ricetta magica da seguire o un protocollo valido per tutti i bambini o tutti i ragazzi! …ciò che invece mi sentirei di ripercorrere sono alcune delle finalità con le quali solitamente gli insegnanti assegnano i compiti:

  • Fare i compiti è un esercizio di responsabilità: attraverso l’assegnazione di tanti piccoli incarichi, esercizi… da portare a termine, i bambini e i ragazzi imparano gradualmente ad avere dei compiti, al di fuori dell’orario scolastico, dei quali sono responsabili;
  • Fare i compiti durante l’orario pomeridiano, nel fine settimana o nei mesi estivi implica un’organizzazione e una gestione del proprio tempo, delle proprie risorse, delle proprie energie;
  • Fare i compiti tra un gioco e una partita di pallone o una lezione di tennis equivale ad un esercizio di valutazione, di assegnazione delle priorità, di organizzazione;
  • Fare i compiti a casa vuol dire trovare un metodo personale di studio, di memorizzazione, di lavoro, un’autonomia di lavoro.

e dunque, come genitore e come adulto, in che modo io posso supportare mio figlio nel raggiungimento di questi obiettivi?

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Quando mi siedo al suo fianco e insieme leggiamo il diario, verifichiamo quello che deve fare… lo sto aiutando nell’assumersi le sue responsabilità, nella gestione del suo tempo, nel comprendere quali sono le sue priorità, nel trovare un suo metodo e una sua autonomia? Oppure sto cercando di fare in modo che si sbrighi, che non faccia errori, che rispetti gli impegni familiari, che segua le mie indicazioni, che impari il mio metodo?

Dimmi e io dimentico;
mostrami e io ricordo;
coinvolgimi e io imparo.
(Benjamin Franklin)

Ogni volta che un genitore mi chiede in che modo poter aiutare il proprio figlio a studiare, la prima cosa che domando è: qual è la finalità che entrambi date allo studio?

 

Ricordarsi la propria motivazione è la miglior carica, nonché il primo gradino che dobbiamo salire per poter essere di aiuto. Ricordare l’obiettivo all’altro e porsi in una posizione di assenza di giudizio è il secondo.

Spesso, soprattutto con i bambini e con i ragazzi che non hanno particolari difficoltà, lo scoglio più grande nel farli studiare sta nel far capire loro il perché sia importante farlo, cosa potrà offrire loro la scuola, quali sono le abilità che dovranno acquisire e quali mete potranno, grazie anche allo studio, raggiungere. Indipendentemente dal nostro giudizio e dalle nostre valutazioni.

All’atto pratico, iniziamo dunque con il porci, da adulti, in uno stato di ascolto e chiediamoci: quali sono le difficoltà che mio figlio incontra? In cosa ha bisogno di aiuto? Come mi sto ponendo nei suoi confronti? Che linguaggio adopero quando cerco di aiutarlo a studiare? Quali sono gli aspetti sui quali si può lavorare?

LO SPAZIO

Per studiare è importante che il luogo sia adatto: un ambiente accogliente, ben illuminato può fare la differenza. La stanza dove solitamente studia mio figlio com’è? E’ silenziosa? Come ci si sente? Proviamo a chiederci. Potrebbe essere una strategia, qualora non lo abbiate già fatto, coinvolgerlo nel rendere il suo spazio di studio più a misura sua e dei suoi gusti. Non servono grandi investimenti. Magari anche solamente una lampada da scrivania nuova può bastare a trasformare energeticamente un luogo.

IL TEMPO

Studiare con efficacia richiede l’individuazione della miglior fascia oraria per ciascuno di noi. Aiutare nostro figlio nell’organizzazione del proprio tempo è uno degli aspetti più importanti. Soprattutto se all’inizio, pianificate un momento della settimana in cui potervi sedere insieme a tutti i membri della famiglia e pianificate la settimana secondo le diverse attività e i diversi impegni. Per ciascuna giornata, scrivete o disegnate (a seconda dell’età) quali sono le ore dedicate allo sport, allo studio, al gioco e alla merenda! Non dimenticate infatti di intervallare ogni ora dedicata allo studio con delle piccole pause di svago che comprendano, a metà pomeriggio, qualcosa da mangiare che dia energia fino all’ora di cena. Molto importante è poi fare in modo che tutti rispettino i propri impegni individuali. Potrebbe essere anche un modo per parlare quotidianamente di ciò che si è fatto ed eventualmente discutere di quali sono stati gli imprevisti.

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IL MATERIALE E L’ORGANIZZAZIONE

Per evitare che vostro figlio si alzi ogni 2 minuti per prendere qualcosa, fondamentale è che lui impari ad organizzare il suo piano di studio, il materiale che gli occorre, i libri, i quaderni e tutto ciò che può essergli utile. Soprattutto all’inizio facilitatelo nel fare una lista di quello che può servirgli. Non fate voi per lui lo sforzo di ricordargli le cose! Ricordate quale dovrebbe essere il vostro fine e tenetelo bene a mente.

IL METODO

Come accennavo all’inizio di questo articolo, i compiti a casa sono molto importanti per aiutare i bambini e i ragazzi a trovare un proprio metodo di studio. Anche in questo aspetto, non esiste una regola fissa: ci sono persone che apprendono meglio leggendo, altre ascoltando, alcune facendo schemi, altre ancora prendendo appunti. Man mano che si va avanti con il carico di responsabilità, dalle elementari all’università, ognuno di noi dovrebbe mettere a punto una metodologia sempre più personalizzata ed efficace al raggiungimento dei propri obiettivi. Facilitare, come genitori, l’individuazione di quale sia il metodo ottimale (dal punto di vista del rapporto costi/benefici) per i nostri figli è fondamentale. Ottimo è nell’illustrare il proprio metodo che può fungere da input. Deleterio può diventare l’imposizione di una procedura che non si addice all’altrui modo di apprendere e di ragionare! Via libera dunque al confronto e al dialogo, magari anche in presenza dell’altro genitore e degli altri fratelli… occhio però a lasciare libertà di sperimentazione e di scelta.

LA VERIFICA

Abbiamo detto che è importante non essere direttivi, ma questo non vuol dire che, soprattutto se ci accorgiamo che ci sono delle difficoltà non dobbiamo verificare come studia nostro figlio e quali risultati raggiunge. Parlando di autonomia, ricordiamoci che un’abilità molto importante che dovrà acquisire nostro figlio sarà quella di sapersi valutare da solo. Proviamo dunque, piuttosto che a calarci nei panni dell’insegnante, a coinvolgerlo nel raccontarci quello che ha studiato. Quali materie ti hanno maggiormente interessato? Quali difficoltà hai incontrato? Cosa ti ha incuriosito? Gli esercizi li hai trovati utili? In quale ambito del quotidiano potresti trovare utile una delle materie/degli argomenti che hai studiato?

Fate in modo che lo studio diventi uno spunto per dialogare e comunicare.

Coinvolgere gli adulti di domani ad interrogarsi su cosa stanno studiando, sull’importanza dei contenuti, la loro spendibilità… non solo li motiverà nel loro personale percorso di crescita e di istruzione, ma li aiuterà nel comprendere quali sono anche gli ambiti che maggiormente li coinvolono.

Se qualcosa per voi dovesse essere nuovo, chiedete loro maggiori spiegazioni. Date loro la soddisfazione di potervi spiegare quello che hanno imparato e gratificateli. Questo non solo li aiuterà nel rafforzare la loro autostima e senso di autoefficacia, ma li motiverà a proseguire.

La mente non è un vaso da riempire, ma un fuoco da accendere.
(Plutarco)

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Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

Ti posso aiutare se mi aiuto per primo

Ti posso aiutare se mi aiuto per primo

Come prendersi cura dei genitori anziani (senza ammalarsi)

Negli ultimi mesi mi è capitato davvero tanto spesso di trovarmi a parlare, sul setting o nella vita di tutti i giorni, con persone che mi portavano come problema o disagio, l’accudimento dei propri genitori. Seppur le situazioni fossero tra loro molto diverse, molti degli aspetti che raccontavano erano comuni e tante erano le emozioni che trapelavano dai loro racconti. Se da un lato era evidente la stanchezza, la sensazione di impotenza, il desiderio di essere alleggeriti da tanta responsabilità… dall’altro i sensi di colpa per non essere disponibili in ogni istante, la difficoltà nel chiedere aiuto, il doversi giustificare per voler stare una giornata in relax o con la propria famiglia… condizionavano a tal punto il quotidiano da non permettere, spesso, alcun tipo di attività al di fuori di quelle che riguardassero propri cari anziani.

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La vita si sa, è una ruota che gira e questo non è solamente un modo di dire, ma piuttosto è un dato di fatto. Si vive correndo e spesso non ci si accorge nemmeno degli anni che passano e che le persone che ci sono accanto invecchiano. E così in un attimo ci si ritrova con i genitori anziani che hanno bisogno di noi, delle nostre cure, delle nostre attenzioni e noi non eravamo pronti, anzi… piuttosto distratti, non ci avevamo nemmeno pensato a questa possibilità! Altre volte invece ci si è preparati a questa evenienza, ma comunque non ci si aspettava di vivere tante situazioni ed emozioni così contrastanti insieme.

Nella società di oggi, quando si hanno i nonni in piena salute, spesso è una grande fortuna: ci aiutano nel gestire i figli, la casa, gli animali domestici… ci supportano nei momenti di difficoltà, ci fanno la spesa se non abbiamo fatto in tempo, magari fanno perfino la fila alle poste o in banca al posto nostro!

…ma con il passare del tempo, le cose possono cambiare e così i ruoli, quasi improvvisamente, possono invertirsi.

Trovarsi ad essere genitori dei propri genitori, imparare a prendersi cura dei nostri papà e delle nostre mamme… non è scontato, anzi. Molte volte è doloroso, faticoso: emozionalmente e fisicamente assorbe incredibili energie vedere trasformata una relazione familiare in una relazione di aiuto.

Come fare dunque per affrontare al meglio questa situazione?

Iniziamo con il riconoscere ed accettare questo momento della vita come ad un passaggio. Accogliere la vecchiaia dei propri genitori implica tanti aspetti e tra questi: il dover accettare che non si è più “figli”, ma adulti che dall’essere accuditi devono accudire a loro volta, prendere delle decisioni, amministrare delle risorse, facilitare una relazione che improvvisamente si modifica. Se avvertite delle resistenze, delle difficoltà, non abbiate fretta. È naturale, ma non è scontato o facile. Siate indulgenti con voi stessi e con la persona che vi sta chiedendo aiuto. Un equilibrio si è rotto e questo richiede un tempo per potersi ristabilire in un’altra forma e con delle nuove regole.

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Se sentite di averne bisogno, chiedete aiuto. Non soltanto ad una o più figure che vi possano supportare con loro, ma ad una persona che professionalmente possa facilitare voi nel prendere consapevolezza delle emozioni che si stanno muovendo ed in quello che sta accadendo. Non sentitevi in difetto se pensate di non essere all’altezza, non crediate di dover dimostrare qualcosa a qualcuno, non cercate di fare i supereroi. Si è in grado di aiutare gli altri solo quando si è sereni, quando si sta bene, quando ci si prende degli spazi per ricaricare le pile. Prendersi cura di qualcuno non significa annullarsi, ma fare in modo che all’altro giungano le nostre attenzioni in modo funzionale alle sue esigenze.

E con gli altri membri della famiglia? Quante volte l’accudimento di un genitore anziano scopre delle dinamiche tra fratelli e sorelle che erano rimaste sopite o che si evitava di guardare per non doverle affrontare? Doversi relazionare per prendere delle decisioni, gestire i momenti di convivialità, far fronte a delle emozioni forti… non sempre è facilitato quando si è in più persone. Occorre mediare, ma prima ancora ascoltare l’altro, entrare in empatia, far capire il proprio punto di vista.

Se da un lato l’accudimento implica il dover far fronte a tutta una serie di problematiche pratiche e logistiche da dover gestire a seconda della situazione, dall’altro c’è un mondo emozionale con il quale ci si deve confrontare.

Riconoscere i propri limiti è importante in una relazione di aiuto: sapere fino a dove siamo in grado di arrivare e quando è necessario fermarsi perché non si è più efficaci.

Si dice che gli anziani tornino un po’ bambini… ma anche che stanno andando in contro ad un passaggio che li spaventa. E allora perché ci stupiamo nel sentire tanta difficoltà nello stare loro accanto? Accogliamo la polarità che loro ci mostrano, le contraddizioni, il disagio con il quale ci troviamo a fare i conti, le relazioni con le quali ci dobbiamo confrontare in un’ottica di evoluzione e crescita per la nostra persona. Non siamo chiamati a rinunciare a tutto, anche se ci sembra che qualcuno ce lo chieda, ma a trovare un nuovo centro.

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Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini

Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini

(e non solo con loro)

Nella giornata di ieri stavo navigando sui social, quando mi sono imbattuta in una immagine molto carina: su di una lavagna con il gesso vi era scritto:

5 cose da chiedere ai tuoi figli invece di “Com’è andata a scuola?”

Cosa ti ha fatto sorridere oggi?

Con chi ti sei seduto a pranzo?

Se potessi cambiare una cosa di oggi, quale sarebbe?

Qual è stata la regola più difficile da seguire oggi?

Dimmi qualcosa che sai oggi e che non sapevi ieri.

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Subito mi è venuto in mente di condividere il post, e poi ho iniziato a pensare su quanto spesso nella nostra vita ci venga spontaneo fare delle domande automatiche alle quali ci vengono, il più delle volte, date delle risposte altrettanto automatiche.

“Com’è andata a scuola?”

“Bene”

“Hai mangiato?”

“Si”

“Ti sei divertito in classe?”

“Si”

Questo tipo di “conversazione” che in apparenza ci può sembrare del tutto normale, in realtà è una non comunicazione, uno scambio di frasi piuttosto asettiche che non esprimono un contenuto, delle emozioni… non creano una connessione, un’intimità tra le parti, ma piuttosto, alla lunga, una lontananza, un distacco.

Ma cosa si intende realmente con la parola “comunicare”?

I bambini fin da piccoli iniziano a comunicare con il mondo che li circonda. In modo graduale, dapprima per esprimere i loro bisogni e poi per scambiare informazioni: attraverso lo sguardo, il pianto, il sorriso, i vocalizzi, la lallazione, le prime parole, fino ad esprimere dei concetti veri e propri… i bambini si relazionano con gli altri (adulti e coetanei) ed è importante facilitarli ed accompagnarli in questo processo perché pone loro le basi per imparare ad esternare le proprie esperienze, le proprie emozioni, le proprie richieste in modo efficace.

Comunicare con efficacia significa infatti sapersi esprimere in modo chiaro e coerente con il proprio stato d’animo, in ogni situazione e con qualunque interlocutore si ha davanti.

Una cosa semplice, no?

Quando ognuno di noi emette un messaggio lo fa servendosi di due forme di comunicazione: una verbale: la parola ed una non verbale: le espressioni del volto, la voce, la postura… Comunicare in modo efficace implica che questi due “livelli” siano tra loro congrui ed allineati. Saper gestire la propria comunicazione affinché non ci siano dei contrasti, non solo ci assicura in massima parte, man mano che cresciamo, di inviare ai nostri interlocutori dei messaggi coerenti con il nostro sentire, ma anche e soprattutto, di limitare fraintendimenti e disagi nelle relazioni.

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“La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta.”

(Anonimo)

Uno degli aspetti più importanti per imparare una sana comunicazione è l’ascolto. Saper ascoltare chi abbiamo di fronte, saper stare in silenzio di fronte a qualcuno che ci sta parlando è la prima abilità che ognuno di noi dovrebbe apprendere e poi insegnare al proprio bambino. In “comunicazione” fare tutto ciò con presenza in modo totale, in un atteggiamento di accoglienza e non giudizio viene chiamato “ascolto attivo”.

Quante volte, fermandoci a pensare al nostro quotidiano, ci troviamo in delle situazioni dove ognuno parla, racconta il suo vissuto, afferma il suo punto di vista, ma non ascolta noi o quello che gli viene risposto? Quante volte nelle nostre relazioni ci troviamo nella condizione di poter veramente e autenticamente esprimere ciò che sentiamo?

Sia che si tratti di una conversazione in ambito personale che in ambito professionale, saper prestare realmente attenzione a quello che gli altri ci stanno dicendo è forse la prima abilità che nelle nostre relazioni può fare la differenza.

E nella pratica? Come possiamo fare per imparare o potenziare la nostra capacità di “ascolto attivo”? Innanzitutto possiamo iniziare a fare attenzione nelle nostre conversazioni a non accavallare la nostra voce a quella dell’interlocutore. Con i nostri bambini, abituiamoci per esempio a fare delle domande “aperte” che richiedano delle risposte più articolate dei semplici “si e no” (l’immaginetta che ho condiviso sul mio profilo Facebook ne offre diverse come spunto)… e poi alleniamoci ad aspettare che il nostro giovane interlocutore finisca di parlare. Lasciamo che si esprima, senza interromperlo… mantenendo il contatto visivo, magari assecondando il suo racconto con dei sorrisi, delle parole accoglienti che gli facciano comprendere che “ci siamo”, lo stiamo ascoltando, siamo attenti e presenti a ciò che ci sta dicendo. Solo una volta che avrà finito di parlare faremo un’altra domanda che lo inviti ad approfondire alcuni aspetti o piuttosto il suo vissuto emotivo. Non preoccupiamoci di dover necessariamente commentare quanto ci è stato riferito! Non scivoliamo sulla buccetta di banana di farci prendere dall’ansia di dover dare delle risposte. Spesso il solo fatto di sentirci accolti, non giudicati, ascoltati… di fronte magari ad un disagio o ad una situazione che ci ha messo in una posizione scomoda, ci aiuta a stare meglio, a vedere l’accaduto da un’altra prospettiva, a trovare una risorsa o un aspetto che non avevamo visto prima. Questo vale per noi adulti, ma anche per i nostri bambini!

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La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.
(Carl Rogers)

Allenarsi ad una comunicazione empatica che presta realmente attenzione all’altro, al suo mondo, al suo sentire è un’abilità che spesso viene tralasciata. Imparare ad accogliere il vissuto dell’altro nella sua interezza, senza giudicarlo come “giusto sbagliato”, specie del nostro bambino, non soltanto ci permetterà di costruire nel tempo una relazione più intima dove ci si sentirà liberi di esprimersi e di condividere quanto accade e quali emozioni si muovono, ma anche di rafforzare l’autostima, la crescita.

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E' tempo di tornare a scuola...

Come gestire le emozioni della prima campanella 

Ormai è già da qualche settimana che non si sente parlare d’altro: il ritorno tra i banchi. Il suono della campanella è sempre stato un evento che muoveva emozioni e creava agitazioni, ma oggi più che mai questo argomento è sotto la luce dei riflettori. Le questioni: “vaccino”, “tamponi”, misure “anti-covid”, DAD… creano ansie e generano dinamiche all’interno delle famiglie, a volte difficili da gestire.

E se da un lato c’è la gioia nell’aspettare questo inizio di anno scolastico, dall’altro c’è preoccupazione e incertezza.

Come aiutare il proprio bambino nell’affrontare al meglio questo momento di passaggio?

Nonostante siano passati degli anni, personalmente, ricordo distintamente le emozioni che ogni anno avvertivo all’inizio del nuovo anno scolastico: l’adrenalina, la curiosità, la paura per le novità… Con la mia famiglia c’era l’usanza di andare insieme ad acquistare il diario e le penne con le quali avrei avviato “le attività di studio” … e questo piccolo rito era per me fonte di tanta serenità.

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Un inizio è sempre fonte di interrogativi e stati d’animo contrastanti, ma nel momento che stiamo attraversando, alle normali questioni si aggiungono i tanti quesiti legati al Covid: tornerà la DAD? Mio figlio sarà in grado di portare la mascherina? Saranno rispettate le norme per la sicurezza? La mancanza di contatto fisico, il distanziamento sociale…porteranno delle conseguenze? E se sì, come gestirle? Cosa posso fare io?

Proviamo dunque a vedere insieme qualche piccola riflessione che può aiutarci ad affrontare al meglio questo momento…

Iniziamo con il precisare che l’ansia non è un virus, ma si trasmette ugualmente. Se sei un genitore è importante che tu impari a sentire e riconoscere le tue emozioni così da gestirle ed insegnare ai tuoi figli come elaborare a loro volta i diversi stati d’animo. Se sei sempre di corsa, indaffarato, preso da mille attività… concediti una pausa, un momento solo per te e cerca di sintonizzarti su quali sono le sensazioni che avverti, i pensieri che affiorano, le preoccupazioni che emergono. Avere chiaro ciò che ci agita e quali sono gli aspetti che avvertiamo essere per noi fonte di agitazione ci permette di poterli analizzare, razionalizzare e magari discuterne con altri adulti. Se sei iscritto a delle chat di gruppo, può essere utile chiedere a degli altri genitori un confronto su come stanno gestendo il momento. Parlare e condividere ciò che stiamo attraversando con altre persone che si trovano nella nostra stessa situazione spesso è fonte di soluzioni, idee, alternative, rassicurazioni, risorse.

Se sei agitato da come la scuola affronterà il Covid e i rischi ad esso connessi, pensa che è nell’interesse di tutti salvaguardare la sicurezza e ridurre la possibilità di eventuali contagi. Richiedi i protocolli che sono stati stilati, chiedi spiegazioni in merito alle procedure che verranno adottate e discutine in casa insieme a tuo figlio. Parlare con serenità, senza allarmismi, di quello che sarà necessario fare nelle prossime settimane permetterà a tutti di acquisire maggior consapevolezza e senso di responsabilità.

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Preparati a dover affrontare eventuali chiusure improvvise, magari parlando preventivamente con dei familiari o una baby sitter che possono aiutarti nel caso tuo figlio non dovesse andare a scuola. Organizzati anche con qualche altro genitore: se lo stare a casa non è motivato da una quarantena, si potrebbe fare a turni per supportare la DAD e ridurre le problematicità.

Informati su quanto sia importante per tuo figlio socializzare, stare con i coetanei e associare allo studio anche il gioco e tutte le altre attività. Essere consapevole di quanto la scuola sia fondamentale nel processo educativo e di crescita di una persona ti aiuterà a bilanciare le paure e le preoccupazioni legate a questo rientro con gli aspetti di risorsa.

Il Covid è ormai nelle nostre vite da diverso tempo… non lasciare che la sua presenza offuschi i momenti più belli del quotidiano tuo e della tua famiglia. L’ingresso a scuola è un momento importante, onoralo. Nel rispetto del tuo sentire, delle normative, dei protocolli… fai comunque in modo che sia un passaggio vissuto responsabilmente, ma con serenità. Coinvolgi tuo figlio nell’acquisto del materiale scolastico: andate insieme a scegliere lo zaino, i quaderni, il diario…; condividete l’ordinazione dei libri di testo… e perché no, magari concordate l’abbigliamento e tutto quello che sarà necessario. Per il primo giorno di scuola organizza un pranzo o una cena speciali. Se riesci, fai in modo che quella data resti impressa nella mente e nel cuore di tutti come una “bella giornata” e… e poi… respira. Ci sono cose che non possiamo controllare né noi, né coloro che ci stanno accanto, quindi è importante che ci sia una buona dose di fiducia nell’intraprendere ciò che la vita ci pone davanti.

Tanta buona energia per questo nuovo anno scolastico!

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