Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Trasformiamo il nostro passato per scrivere il nostro futuro

Trasformiamo il nostro passato per scrivere il nostro futuro

Oggi mi piacerebbe iniziare il nostro articolo proponendovi un esercizio. Prendete un foglio protocollo a righe o più fogli A4 bianchi… l’importante è che abbiate a disposizione più facciate. Ora scegliete una penna e, dopo esservi messi comodi, al sicuro da interruzioni o distrazioni, lontani dal cellulare e dal citofono…, iniziate a scrivere la vostra storia.

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Non soffermatevi troppo sul perché, sul per come… il mandato è: scrivere un'autobiografia in massimo 4 pagine. Lasciate che la scrittura sia fluida, non fermatevi per verificare la correttezza grammaticale od ortografica. Nessuno ad eccezione di voi leggerà quello che avrete scritto, a meno che non lo decidiate voi stessi.

Terminato questo compito, riponete il foglio (o i fogli) in un posto sicuro per almeno due giorni e poi, quando vi sentirete nuovamente pronti, riprendeteli in mano e rileggeteli. Immaginate di essere degli estranei e di avere sottomano la storia di una persona che non conoscete.

Leggete lo scritto tutto di un fiato e annotatevi la prima sensazione che vi arriva, le emozioni che avvertite, le frasi che vi hanno maggiormente colpito, l’impressione complessiva che vi è rimasta.

Fatto questo, rileggete le vostre risposte con un pochino di distacco.

Cosa ve ne sembra?

“Il mondo non è perfetto, scegliere come vederlo è l’unico modo che abbiamo di cambiarlo”.

E questo vale anche per il nostro vissuto e la nostra storia.

Ognuno di noi, prima ancora di venire al mondo ha la sua storia. La mamma è solitamente colei che avvia il processo narrativo della nostra vita e, fin dalla gravidanza, inizia a raccontare e a raccontarci ciò che viviamo, il nostro contesto, il nostro comportamento, le nostre vicende… Attraverso i suoi occhi iniziamo, fin da piccolissimi ad assorbire un modo di vedere la nostra esistenza e il nostro posto nel mondo.

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È come se ci fosse in realtà un vero e proprio filtro, durante la nostra infanzia, un setaccio di ciò che deve restare e ciò che invece dev’essere lasciato andare, su quello che è bene e quello che invece ci danneggia, sull’immagine che piano piano iniziamo a costruirci nei confronti del mondo che ci circonda e su quegli aspetti che non è opportuno mostrare agli altri.

La narrazione di sé, il cosiddetto racconto autobiografico, è fondamentale da un punto di vista educativo, così come diventa cruciale, quando si diventa più grandi perché, se il pensiero veicola energia, il nostro modo di pensarci, di vederci, di raccontarci, influenza il nostro modo di porci, di presentarci, di agire, di interagire. Potremmo affermare addirittura che, attraverso le autobiografie noi possiamo rispondere (o meno) ad un bisogno di autodeterminazione.

Duccio Demetrio, filosofo e pedagosta scrive: “per suturare una ferita, per colmare un vuoto, per non dimenticare, per riorientarsi e per prendere coraggio” è necessario raccontarsi.

Giorni fa ero con un cliente in un setting. Stavamo facendo un lavoro di orientamento professionale. Il cliente non era alla sua prima seduta: lo avevo già seguito per delle altre situazioni in passato, pertanto il suo vissuto non mi era completamente sconosciuto. In questo frangente gli chiesi, ai fini dell’aggiornamento del suo curriculum, di raccontarmi la sua storia. Pur essendo una persona adulta con tante esperienze professionali e personali alle spalle, nel narrare di sé, tutta la sua attenzione si focalizzò solo ai primi 20 anni di vita e solo a tutti quegli aspetti dolorosi e disfunzionali che li avevano caratterizzati.

Era come se dell’uomo maturo, professionista… in quel racconto, non ce ne fosse rimasta alcuna traccia. Provai a chiedergli di proseguire il racconto. Di portare l’attenzione su cosa era accaduto “dopo i suoi 20 anni”, ma, più la seduta andava avanti, e più in realtà l’attenzione era sul prima, sul passato… su ciò che non era andato, piuttosto che su quello che invece aveva imparato, colto, trasformato.

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Il bisogno di raccontar-si, di narrare in generale è qualcosa di arcaico: sin dalla notte dei tempi l’uomo ha cercato nella condivisione del suo racconto un modo per alleggerirsi, per sdrammatizzare, a volte per ironizzare. Ma in passato, quando non esisteva ancora la tecnologia e i social, narrare rappresentava anche l’unico modo che l’essere umano possedeva per far conoscere un accaduto o la propria storia.

Secondo Bruner il pensiero umano è essenzialmente di due tipi: logico-scientifico e narrativo. Quest’ultimo, presente sin dalla primissima infanzia, si occupa del particolare, delle intenzioni e delle azioni dell’uomo, delle vicissitudini e dei risultati. Il suo intento è quello di situare l’esperienza nel tempo e nello spazio.

L’identità della persona è in continua trasformazione. Ognuno di noi, ogni giorno fa delle esperienze, impara delle cose nuove, prova delle emozioni, si relaziona con il mondo che lo circonda… e la narrazione diventa così un modo per riflettere su quanto si è vissuto e su chi si è diventati. Giorno dopo giorno.

Ma se da un lato, la narrazione è e deve essere, una riflessione sul passato e su quanto ci è accaduto, fondamentale è il concepirla, al tempo stesso, come uno strumento creativo per il nostro futuro.

Raccontarci infatti ci permette, come faceva la mamma per noi quando eravamo piccoli, di filtrare le informazioni che desideriamo trattenere e scegliere in che modo continuare a riviverle. Tra noi e noi. Tra noi e gli altri.

Pensate all’importanza di sapersi presentare durante ad un colloquio di lavoro. In che modo pensate che potreste trovare un’occupazione se non raccontando la vostra vita valorizzandone le risorse, i passaggi più importanti che hanno segnato per voi delle svolte, delle rivelazioni, dei nuovi inizi?

Come da qualsiasi narrazione, sia essa un libro, un racconto… dalla narrazione di sé si impara. Impariamo noi nel momento che la doniamo ad un interlocutore, impara l’altro nel momento in cui si concede di ascoltarla e di farla sua.

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Potremmo affermare inoltre che: raccontarci è un processo creativo: non perché inventiamo un passato che non esiste! …ma perché, narrando la nostra storia, la creatività ci consente di guardare al nostro passato da un'altra ottica, secondo un'altra prospettiva: non dalla parte di coloro che tante situazioni le hanno subite, ma dalla parte di chi la propria vita l’ha vissuta come protagonista attivo.

Rileggere con creatività ed ottimismo le proprie esperienze, non vuol dire che tutto ci è sempre andato bene, che non ci sono stati intoppi, che non abbiamo mai affrontato problemi, disagi, difficoltà, momenti di crisi… ma che, al contrario, abbiamo saputo cogliere i diversi insegnamenti che la vita ci ha mostrato. Abbiamo imparato dal nostro fare esperienza, dal nostro sporcarci le mani, dal nostro sbagliare. Abbiamo fatto tesoro del nostro vissuto per programmarci un nuovo futuro.

Ed ecco che l’esercizio con il quale abbiamo iniziato il nostro articolo può diventare un ottimo strumento nelle nostre mani per vedere dove siamo e dove stiamo andando. Concederci del tempo di tanto in tanto per raccontare chi siamo, cosa abbiamo affrontato, quali scelte abbiamo fatto, che tipo di risorse abbiamo colto dalle diverse esperienze… può diventare un modo per trasformare il nostro passato, la sua incombenza sul nostro presente e gettare nuova luce sul nostro domani.

arrow 304729 1280Se desideri scrivere la tua storia e lavorare sugli aspetti che emergeranno, sulla sua trasformazione in un'ottica creativa e costruttiva per il tuo quotidiano... Se vuoi anche solo parlarne insieme, scrivi una mail o telefona per richiedere un appuntamento!

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Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), Coach Relazionale Senior, specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Parliamone Insieme II” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

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