Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini

Come comunicare in modo efficace con i nostri bambini

(e non solo con loro)

Nella giornata di ieri stavo navigando sui social, quando mi sono imbattuta in una immagine molto carina: su di una lavagna con il gesso vi era scritto:

5 cose da chiedere ai tuoi figli invece di “Com’è andata a scuola?”

Cosa ti ha fatto sorridere oggi?

Con chi ti sei seduto a pranzo?

Se potessi cambiare una cosa di oggi, quale sarebbe?

Qual è stata la regola più difficile da seguire oggi?

Dimmi qualcosa che sai oggi e che non sapevi ieri.

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Subito mi è venuto in mente di condividere il post, e poi ho iniziato a pensare su quanto spesso nella nostra vita ci venga spontaneo fare delle domande automatiche alle quali ci vengono, il più delle volte, date delle risposte altrettanto automatiche.

“Com’è andata a scuola?”

“Bene”

“Hai mangiato?”

“Si”

“Ti sei divertito in classe?”

“Si”

Questo tipo di “conversazione” che in apparenza ci può sembrare del tutto normale, in realtà è una non comunicazione, uno scambio di frasi piuttosto asettiche che non esprimono un contenuto, delle emozioni… non creano una connessione, un’intimità tra le parti, ma piuttosto, alla lunga, una lontananza, un distacco.

Ma cosa si intende realmente con la parola “comunicare”?

I bambini fin da piccoli iniziano a comunicare con il mondo che li circonda. In modo graduale, dapprima per esprimere i loro bisogni e poi per scambiare informazioni: attraverso lo sguardo, il pianto, il sorriso, i vocalizzi, la lallazione, le prime parole, fino ad esprimere dei concetti veri e propri… i bambini si relazionano con gli altri (adulti e coetanei) ed è importante facilitarli ed accompagnarli in questo processo perché pone loro le basi per imparare ad esternare le proprie esperienze, le proprie emozioni, le proprie richieste in modo efficace.

Comunicare con efficacia significa infatti sapersi esprimere in modo chiaro e coerente con il proprio stato d’animo, in ogni situazione e con qualunque interlocutore si ha davanti.

Una cosa semplice, no?

Quando ognuno di noi emette un messaggio lo fa servendosi di due forme di comunicazione: una verbale: la parola ed una non verbale: le espressioni del volto, la voce, la postura… Comunicare in modo efficace implica che questi due “livelli” siano tra loro congrui ed allineati. Saper gestire la propria comunicazione affinché non ci siano dei contrasti, non solo ci assicura in massima parte, man mano che cresciamo, di inviare ai nostri interlocutori dei messaggi coerenti con il nostro sentire, ma anche e soprattutto, di limitare fraintendimenti e disagi nelle relazioni.

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“La comunicazione parte non dalla bocca che parla ma dall’orecchio che ascolta.”

(Anonimo)

Uno degli aspetti più importanti per imparare una sana comunicazione è l’ascolto. Saper ascoltare chi abbiamo di fronte, saper stare in silenzio di fronte a qualcuno che ci sta parlando è la prima abilità che ognuno di noi dovrebbe apprendere e poi insegnare al proprio bambino. In “comunicazione” fare tutto ciò con presenza in modo totale, in un atteggiamento di accoglienza e non giudizio viene chiamato “ascolto attivo”.

Quante volte, fermandoci a pensare al nostro quotidiano, ci troviamo in delle situazioni dove ognuno parla, racconta il suo vissuto, afferma il suo punto di vista, ma non ascolta noi o quello che gli viene risposto? Quante volte nelle nostre relazioni ci troviamo nella condizione di poter veramente e autenticamente esprimere ciò che sentiamo?

Sia che si tratti di una conversazione in ambito personale che in ambito professionale, saper prestare realmente attenzione a quello che gli altri ci stanno dicendo è forse la prima abilità che nelle nostre relazioni può fare la differenza.

E nella pratica? Come possiamo fare per imparare o potenziare la nostra capacità di “ascolto attivo”? Innanzitutto possiamo iniziare a fare attenzione nelle nostre conversazioni a non accavallare la nostra voce a quella dell’interlocutore. Con i nostri bambini, abituiamoci per esempio a fare delle domande “aperte” che richiedano delle risposte più articolate dei semplici “si e no” (l’immaginetta che ho condiviso sul mio profilo Facebook ne offre diverse come spunto)… e poi alleniamoci ad aspettare che il nostro giovane interlocutore finisca di parlare. Lasciamo che si esprima, senza interromperlo… mantenendo il contatto visivo, magari assecondando il suo racconto con dei sorrisi, delle parole accoglienti che gli facciano comprendere che “ci siamo”, lo stiamo ascoltando, siamo attenti e presenti a ciò che ci sta dicendo. Solo una volta che avrà finito di parlare faremo un’altra domanda che lo inviti ad approfondire alcuni aspetti o piuttosto il suo vissuto emotivo. Non preoccupiamoci di dover necessariamente commentare quanto ci è stato riferito! Non scivoliamo sulla buccetta di banana di farci prendere dall’ansia di dover dare delle risposte. Spesso il solo fatto di sentirci accolti, non giudicati, ascoltati… di fronte magari ad un disagio o ad una situazione che ci ha messo in una posizione scomoda, ci aiuta a stare meglio, a vedere l’accaduto da un’altra prospettiva, a trovare una risorsa o un aspetto che non avevamo visto prima. Questo vale per noi adulti, ma anche per i nostri bambini!

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La più alta espressione dell’empatia è nell’accettare e non giudicare.
(Carl Rogers)

Allenarsi ad una comunicazione empatica che presta realmente attenzione all’altro, al suo mondo, al suo sentire è un’abilità che spesso viene tralasciata. Imparare ad accogliere il vissuto dell’altro nella sua interezza, senza giudicarlo come “giusto sbagliato”, specie del nostro bambino, non soltanto ci permetterà di costruire nel tempo una relazione più intima dove ci si sentirà liberi di esprimersi e di condividere quanto accade e quali emozioni si muovono, ma anche di rafforzare l’autostima, la crescita.

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Giulia Di SipioScritto da Giulia Di SipioCounselor Relazionale (Iscrizione albo nazionale An.Co.Re n°275), specializzata in Counseling Gastronomico (autrice del libro "Il Cibo come via, gli Archetipi come guida"), Wedding Counselor Consulente Genitoriale,  da anni collabora con l'Associazione Orizzonte (www.associazioneorizzonte.it)  per facilitare l'inclusione e l'autonomia dei ragazzi diversamente abili, promuovere iniziative volte a sostegno delle famiglie con disabilità e potenziare le occasioni di lavoro per una buona genitorialità. Dal 2020 collabora con la Parrocchia degli Angeli Custodi per offrire un supporto pratico ed emotivo a chi ne sente il bisogno, percorsi di accompagnamento al Matrimonio per le coppie, Orientamento scolastico e lavorativo, Mediazione dei conflitti. Responsabile e referente dello Sportello di Ascolto “La famiglia al centro” e “Ascoltiamoci” , per informazioni e appuntamenti  ?+39-347-1692195.

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