Parrocchia 
Santi Angeli Custodi

Francavilla al Mare - Chieti

XVII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

 

Silvano Fausti – Vangelo di GIOVANNI – capitolo 6 – Comboni2000 –  Spiritualità e Missione

Per le prossime cinque domeniche il ciclo B sospende la lectio cursiva del vangelo di Marco e presenta il famoso capitolo 6 sul “pane di vita” del vangelo di Giovanni. Lo sfondo antropologico dei primi versetti di questo capitolo è certamente quello della realtà umana della fame e del mangiare: Gesù, pastore come Mosè, offre un vero e proprio banchetto (cf. il miracolo del profeta Eliseo raccontato nella prima lettura).

            Attorno a questo “Pane” sul monte - specifica il narratore - si raduna in prossimità della Pasqua una folla numerosa e affamata che Gesù vede venire verso di lui (cf. Gv 6,5). «Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano» (Gv 6,11). Si noti che il miracolo della divisione dei pani e dei pesci non viene descritto nei particolari: significa che è segno ed insegnamento indirizzato ai discepoli perché condividano la sua preoccupazione per le folle. Gesù raduna e sfama le pecore perdute delle dodici tribù di Israele; i discepoli raccolgono dodici ceste, molto di più di quanto hanno dato (sono servitori del Regno ognuno con il proprio cesto pieno!).

            Il pane è dunque metafora della buona notizia, di tutto il progetto di liberazione dell’uomo portato avanti da Gesù: serve a far ragionare con la categoria della condivisione e non con quella dello scambio (Filippo ragiona in termini di denaro). La comunità viene educata a questo progetto caratterizzato dal donarsi/spezzarsi e dal servire nella logica della gratuità.

            I gesti compiuti da Gesù sono gli stessi del pasto ebraico e saranno quelli che egli ripeterà anche nell’ultima cena. «Dal deserto - commenta un esegeta - si è come inavvertitamente condotti nel Cenacolo. Da maestro di sapienza e messia taumaturgico Gesù diventa il sommo sacerdote della nuova alleanza. Sembra che l’evangelista abbia dimenticato le operazioni e i gesti compiuti in occasione del miracolo del pane e li abbia sostituiti con quelli compiuti nel corso dell’ultima cena». Moltiplicando i pani Gesù sazia le moltitudini e dona la vita mediante il pane abbondante. È il “segno” di quanto egli, pane di vita eucaristico, farà per la vita del mondo. C’è dunque un pane di cui l’uomo vive, senza il quale le persone muoiono; ma si tratta di un pane - ed è qui la novità - che dipende dal Figlio dell’uomo perché soltanto lui lo provvede.

XVI Domenica del Tempo Ordinario

 Marcos 6,30-34 - Misioneros Digitales Católicos MDC

I “discepoli” che erano andati in missione ritornano come “apostoli” da Gesù e gli rendono conto del loro operato. Gli raccontano, probabilmente pieni di gioia, i prodigi che hanno potuto compiere per suo incarico, e quello che hanno insegnato. Gesù allora li invita a recarsi con lui in un “luogo solitario”, in modo da restare “per proprio conto”, perché la folla era talmente numerosa da impedire loro persino di mangiare. Con questo suo invito Gesù riconosce la fatica e lo sforzo sostenuto dai Dodici. Anche lui infatti si reca spesso in luoghi solitari per pregare e desidera che chi è con lui faccia lo stesso, procurandosi un tempo di pace e di riposo. Come dire, c’è il momento della missione e dell’impegno e c’è il momento del riposo, c’è il momento dell’accoglienza e c’è il momento della solitudine. Un riposo però che si mantiene aperto ad una fondamentale disponibilità.

            Al suo arrivo nel luogo prescelto - precisa l’evangelista - Gesù “vide” una grande folla e ne “ha compassione” perché erano come pecore che non hanno pastore, e immediatamente si mette a insegnare loro molte cose. Gesù si rende conto della condizione dei molti uomini che con un simile zelo si sono precipitati ad aspettarli sulla riva. Vede in loro pecore che non hanno pastore: un popolo che nessuno guida, del quale nessuno ha cura, che corre il pericolo di smarrirsi e di andare in perdizione. Questa miserevole condizione del popolo desta la compassione di Gesù e lo induce a comportarsi come un nuovo Mosè.

            Gesù ha compassione dell’uomo perché lo vede vagare senza direzione, affamato e assetato. Gesù ha fame di persone libere e felici. Egli ci chiama in disparte per chiederci: e voi, quale fame avete? Ci invita a riposarci senza avere la presunzione di sentirci indispensabili: per coloro che restano in piedi con i loro ragionamenti non c’è né pane né pesce. Il tempo estivo può essere dunque una buona occasione per vivere un po’ di questo riposo. «Quando entriamo nel raccoglimento - diceva infatti Romano Guardini - lo spazio interiore si apre e la divina Presenza può annunciarsi in noi».

XIII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

 

Vangelo di Marco 5,21-43

Finita la “giornata delle parabole”, Gesù, sempre nella stessa barca, traversa due volte il lago di Tiberiade. Egli continua il programma di formazione dei discepoli, questa volta con atti concreti, facendo loro sperimentare diversi tipi di liberazione con altrettanti gesti di potenza. Nel brano che la liturgia ci offre quest’oggi, li mette a contatto in particolare con la malattia incurabile di una donna e con la morte prematura di una giovinetta.

            Il clima emotivo che domina le due scene evidenzia chiaramente la verifica della fede. Alla donna emorroissa Gesù dice: «Figlia la tua fede ti ha salvata»; al capo della sinagoga: «Non temere, soltanto abbi fede!». Si noti poi come Gesù è mostrato dall’evangelista nella sua profonda umanità; accetta di toccare l’impurità di due donne senza futuro: un’adulta che perde sangue da dodici anni (impura secondo la legge ebraica; dissanguata anche economicamente per spese mediche!) e una giovane di dodici anni che sta morendo. Gesù identifica la prima in mezzo alla folla per rivelare che, entrando in comunione con la nostra umanità, ha preso su di sé il peso della malattia. Di seguito, pur deriso dalla gente in lutto, solleva la seconda dal sonno della morte (il verbo usato è quello della risurrezione), alla presenza dei genitori e di tre discepoli.

            Si realizzano così le parabole del Regno, anticipate dalla buona notizia iniziale: «Il tempo è compiuto e il regno di Dio è vicino» (1,15). La vita nuova si manifesta incontrando e toccando Gesù, segno della misericordia di Dio verso l’umanità. Egli inaugura il tempo in cui ristabilire la piena dignità delle persone, a partire dalle più fragili e discriminate: desidera infatti reintegrare le nostre relazioni affinché possiamo diventare testimoni dell’incontro personale con lui.

            Negli incontri descritti, Gesù conferma che la vera pace, la vera guarigione e la vera vita per l’uomo dipendono dalla profondità della fiducia che si ha verso di lui: quando si fa l’esperienza di toccare la persona di Cristo vivente e la forza della sua risurrezione, è allora che si è guariti dalle nostre paure, dalle nostre malattie e si è salvati dalla morte. Forse per questo André Louf, monaco trappista e autore spirituale tra i più noti anche in Italia, ha scritto: «Posso benissimo sapere molto a proposito della fede, e anche condividere molto questa conoscenza con altri, senza mai compiere il passo decisivo della fede, che implica sempre un abbandono esistenziale a Gesù».

 

XII Domenica del Tempo Ordinario - Anno B

Marco 4, 35-41: "Il Dio con noi...". (Commento di don Franco Mastrolonardo)  - Preghiere in Audio

Il racconto della tempesta sedata è la manifestazione di Gesù liberatore. L’esercizio di un potere sul mare è, nel Primo Testamento, una delle immagini principali associate al «Dio liberatore». Il rapporto è evidente. L’episodio della tempesta sedata è un miracolo della manifestazione del mistero di Dio che è presente in Gesù. Attraverso Gesù, Dio opera la liberazione, e la opera come liberazione potente.

I diversi elementi del brano hanno un valore simbolico: il viaggio in barca è uno dei grandi simboli della vita. Il mare è figurativo degli ostacoli: attraversandolo, l’uomo s’imbatte nell’impedimento per antonomasia. Nella mitologia babilonese, non a caso, il mare è rappresentato come mostro. Nei salmi è spesso presente, invece, l’immagine di Dio che ne tiene a bada la forza, che ne custodisce le acque affinché non superino il limite che è stato loro fissato. La piccola barca che si muove in mezzo alle onde, e le onde che la riempiono fino quasi a riempirla, richiamano con immediatezza espressiva la condizione del limite umano di fronte alla grandezza delle forze del mondo. Gli Ebrei non sono un popolo di navigatori, [come i vicini Filistei]. Non hanno dimestichezza con il mare.

Il mondo è evidentemente più grande di noi: c’era da prima della nostra esistenza e probabilmente continuerà dopo di noi. I suoi elementi sfuggono al nostro controllo, non si lasciano dominare alle nostre attese. È, appunto, l’immagine evocata da quella piccola barca che appare in balia delle onde: è l’unico luogo di sicurezza nell’insicurezza costitutiva rappresentata dal mare, secondo la tradizione biblica.

Mentre la burrasca imperversa, Gesù è a bordo della barca, a poppa, e dorme. Appare ai presenti (e ai lettori) inspiegabilmente impassibile. È questo contrasto che mette in movimento la dinamica del brano e che stimola quella della nostra fede. È una tensione nota, per esperienza, ad ognuno di noi: il silenzio di Dio esattamente quando avremmo bisogno che parlasse ed intervenisse, che si facesse vedere e sentire.

«Perché, Signore, ti tieni lontano, nei momenti di pericolo ti nascondi?», recita in apertura il Salmo 10. È l’assenza di Dio. Il non intervento di Gesù, nel nostro brano. I discepoli vivono l’urgenza di destarlo: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?», lo interrogano inquieti. La narrazione prosegue: «Si destò, minacciò il vento e disse al mare: “Taci, calmati!”. Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: “Perché avete paura? Non avete ancora fede?”».

Il brano è costruito su questo movimento tra paura e fede: la paura del mare – la tempesta, le onde, la morte – e la fiducia in quella presenza che c’è, ma appare non operante.

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